Techno in the Space

La relazione tra suono e spazio, la sua spazializzazione nell’ambiente, la concepibilità di un’idea di suono a quattro dimensioni. Sono questi i presupposti di un progetto ambizioso: si chiama 4DSound. Ed ecco in cosa consiste.

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4DSound. Circadian - photo © Florence To

4DSound. Circadian – photo © Florence To

Marco Donnarumma lavora da anni sull’interazione uomo-macchina e su come questa possa essere condizionata, oltre che veicolata, dal suono elettronico. Lisa Park si è servita di apparecchiature, da reperire in un qualsiasi reparto di neurologia e cardiologia (elettroencefalogramma e holter), per monitorare le fluttuazioni dei suoi stati fisici e psicologici, rispetto a una soglia supposta di normalità – quello che i fisici, ma anche gli psicologi, chiamano lo steady state di un sistema. Anche lei effettua lo stesso processo di Donnarumma: da quello, simile a tutta prima a un progetto di ricerca universitario (o a un tentativo maldestro di autoterapia), ricava immagini e suoni, essendo la sua intenzione quella di trasformare stati emotivi in forme tangibili, da offrire a un pubblico disposto a mettersi in ascolto.
Robert Jan Liethoff è un attore, drammaturgo e insegnante di tecniche vocali per il teatro, che lavora nel campo della Body Art, partendo da una convinzione precisa, in parte condivisa anche dall’ultimo Vinko Globokar: il corpo ragiona a modo proprio. Kazuya Nagaya è noto per le sue performance di musica rituale, fatta di campane di bronzo, gong che vibrano e giare che risuonano. Dopo aver esordito con l’album Utsuho nel 1999, ha in seguito lavorato a un remix per Plastikman, che lo ha portato ad ammirare la sapienza millenaria di monaci buddisti tibetani.

4DSound. Circadian - photo © Florence To

4DSound. Circadian – photo © Florence To

Donnarumma, Park, Liethoff e Nagaya, insieme a Oscar Mulero e Florence To, hanno presentato al TodaysArt del 2015, all’Aja, 4DSound: Circadian. La relazione tra suono e spazio, la sua spazializzazione nell’ambiente, la concepibilità di un’idea di suono a quattro dimensioni: sono questi i presupposti di un progetto ambizioso che, come dice il titolo, invita l’astante ad attivare un’esperienza di ascolto puro e allo stesso tempo “fisico”. Quali sono quei suoni che il nostro corpo percepisce istintivamente salutari? Quanto siamo consapevoli di essere situati in uno spazio, e del livello di benessere che abitarlo e sentirlo provoca al nostro corpo? A partire da questi interrogativi 4DSOUND, un gruppo-aperto, coordinato dal direttore creativo John Connell, dà e darà vita a una serie di performance che, stando alle premesse, nutriranno con nuova linfa vitale il grande albero della musica techno.

Vincenzo Santarcangelo

www.4dsound.net

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #28

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