Triennale di San Juan. L’immagine oltre l’immagine

Nel mar dei Caraibi, Puerto Rico ospita una fra le prime pluriennali di entrambe le Americhe: la quarta Trienal Poli/Grafica de San Juan, América Latina y El Caribe. Un appuntamento con la cultura dell’immagine di livello internazionale. Un itinerario che quest’anno raccoglie settantotto artisti, diverse sedi espositive e tre curatori.

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San Juan

San Juan

Diciassette ore di volo, sei di fuso orario e la isla del encanto emerge nitida, tra garitte e grattacieli, sul mar dei Caraibi. Nel mezzo della Repubblica Dominicana e delle isole Vergini, Puerto Rico ospita la seconda pluriennale di entrambe le Americhe (dopo quella di São Paulo del 1951): la 4ta Trienal Poli/Grafica de San Juan, América Latina y El Caribe.
Un appuntamento con la cultura dell’immagine di livello internazionale, supportato dal governo del Paese e organizzato dal Programma di Arti visive dell’Istituto della Cultura Portoricana. Un percorso che quest’anno raccoglie settantotto artisti selezionati (da Alfredo Jaar a Lucia Koch, da Daniel Senise a Waltercio Caldas, da Voluspa Jarpa a Carlos Amorales, da Nicolas Róbbio a Vik Muniz), diverse sedi espositive nella capitale di San Juan e poco al di fuori, nonché tre curatori dell’evento: Gerardo Mosquera (Cuba) e le co-curatrici Vanessa Hernández Gracia (Puerto Rico) e Alexia Tala (Cile). Noi li abbiamo incontrati e intervistati.

Quale visione guida la 4ta Trienal Poli/Grafica de San Juan, América Latina y El Caribe?
Alexia Tala: Questa quarta edizione prende il titolo di Immagini in espansione/Immagini nello spazio ed esplora i diversi modi in cui l’immagine grafica riesce a espandere i propri confini tecnicamente e concettualmente. Come l’immagine grafica si muove attraverso differenti campi e spinge se stessa oltre i propri limiti. Inoltre promuoviamo una ricerca su come artisti contemporanei stanno usando e modificando l’immagine nello spazio tridimensionale. I lavori spaziano dal video alla fotografia, alle installazioni, alla pittura stencil e persino alla performance.

Come si articola la triennale?
A. T.: È più ridotta rispetto agli altri eventi di questa natura. È un evento dalla scala umana e ci sta dando la possibilità di utilizzare spazi più generosi per ciascun artista, dove poter realmente realizzare i loro discorsi artistici e non relegare la loro presenza alla resa di un solo lavoro. Molti stanno tenendo workshop per le scuole locali e i luoghi pubblici, così come dimostrano i programmi didattici sviluppati da Windy Cosme.

E per quanto riguarda le sedi espositive?
A. T.: Ci sono nove sedi a San Juan – per la prima volta nella lunga storia della Triennale – e in altre città di Puerto Rico. Numerosi interventi espositivi in spazi pubblici a San Juan così come a Ponce, e anche online, con una mostra curata da Diana Cuéllar Ledesma. La Triennale è attualmente una costellazione di mostre, di conferenze, simposi internazionali e attività didattiche. Senza dimenticare il catalogo.

San Juan, Antiguo Arsenal de la Marina

San Juan, Antiguo Arsenal de la Marina

Facciamo un po’ di storia di questa triennale.
Gerardo Mosquera: La Triennale è stata fondata nel 2004 per rinnovare la Biennale di San Juan, dell’Incisione nell’America Latina e dei Caraibi, che si è tenuta a partire dal 1970. Questa traiettoria lunga trentacinque anni rende l’evento una delle più antiche pluriennali attive nelle due Americhe e nel mondo. La Triennale ha sempre cercato di approcciare il mezzo grafico non come il risultato finale di un percorso, ma piuttosto come una componente integrale di pratiche in espansione nel campo dell’arte contemporanea, realizzando strategie poli/grafiche per una molteplicità dell’immagine.

Che taglio avete dato a questa edizione?
G. M.: È focalizzata fortemente sulla nozione di poli, consolidando la natura poli/grafica, e sulla contemporaneità dell’evento, muovendosi in avanti radicalmente nell’origine-concetto di espansione, portandolo forse oltre i suoi estremi. In effetti, le mostre della quarta Triennale sono abbastanza differenti da come ce le si aspetterebbe, soprattutto nei confronti di un evento dedicato alle arti grafiche. La selezione include lavori potrebbero essere caratterizzati come dipinti, sculture, performance, video, fotografie e tutte le differenti combinazioni, il cui comun denominatore è la molteplice disposizione spaziale dell’immagine grafica anche nella sua riproduzione tecnologica.
Comunque, data la loro rilevanza a Puerto Rico, abbiamo anche incluso manifestazioni della grafica e della stampa tradizionali articolati secondo campi espansi. Per questo motivo presentiamo la personale di Myrna Báez, un grande maestro dell’arte grafica portoricana al quale Tania Candiani risponde con un lavoro che trasforma le linee di Báez in suono, allestendo le immagini dal piano visivo a quello uditivo. Rosenda Álvarez Faro ha invece messo assieme un piccolo gruppo di giovani intagliatori del legno di Puerto Rico che hanno realizzato ritratti 1:1 di alcuni maestri stampatori dell’isola e incollati sul muro in una strada della città vecchia di San Juan. La Triennale ha rivisitato questo progetto attraverso la partecipazione di 22 artisti che hanno realizzato ritratti in scala reale di altri maestri dell’America Latina, portandoli per le strade di tutta San Juan e di Ponce. La Triennale non deve dimenticare che è una sorta di progenie delle scorse Biennali e che dovrebbe portare con sé tracce sensibili della tradizione grafica del Paese.

Francisca Aninat, N.4, 2012 - dalla serie Sudamérica – courtesy dell’artista – photo Nicolás Rupcich

Francisca Aninat, N.4, 2012 – dalla serie Sudamérica – courtesy dell’artista – photo Nicolás Rupcich

Come il concetto di immagine dislocata può incidere o stimolare la combinazione dell’incisione tradizionale con le pratiche contemporanee?
A. T.: È un processo naturale, che si verifica molto spesso. L’arte grafica tradizionale è stata molto spesso associata alla virtuosità in sé e per sé e non ai contenuti concettuali del lavoro. Io ritengo che questo sia stato definitivamente superato oggi. Nei primi anni del secolo, l’incisione veniva studiata come tecnica passata attraverso cambiamenti dovuti all’espansione della sua definizione, di formati e metodologie delle tecniche digitali, fotografia, installazioni e differenti media. Il vuoto tra l’arte grafica e l’arte plastica è regolamentato da una sottile linea quasi impercettibile. La sola ragione per la quale questa linea ancora sussiste è perché gli stampatori la tengono viva, ma secondo me oggi la stampa sta diventando più di una tecnica utile a sviluppare progetti di artisti contemporanei.

Quanti artisti sono stati invitati e quali tipologie di lavori verranno esposti?
A. T.: Abbiamo invitato 53 artisti e ospitiamo sull’isola due collettive, per un totale di 78 artisti. La nozione di base di stampa, come mezzo agile di riproduzione, di multiplo, di copia e di impronta si rivela attraverso una lente in espansione. Ad esempio la relazione tra la matrice e la stampa emerge nel lavoro di Semefo (Messico). Il lavoro consiste in una sorta di veste che trattiene il sangue stampato, impresso di un corpo; questi vestiti sono usati in Messico per ricordare eventi per i quali si soffre ancora nel presente. Sulla stessa linea, il lavoro di Rosemberg Sandoval (Colombia) si compone di una documentazione video di una performance in cui l’artista porta sulle proprie spalle un barbone fino allo spazio espositivo e lo strofina contro i muri del cosiddetto white cube e quel che si ottiene è un’azione di imprinting, di impressione della sporcizia e del senso di povertà, trasferito dal corpo allo spazio espositivo.
Da un altro punto di vista, il lavoro di Fernando Bryce (Perù) si riconnette a questa performance attraverso l’immagine stampata di giornali, pagine nelle quali vengono ri-pensati i contenuti originali per creare temi iconografici e attraverso di essi riconfigurare il significato a eventi politici e a fatti mediatici. Il lavoro di Lucia Koch (Brasile), invece si presenta come simulacro di un set fotografico all’interno del quale i filtri dei colori inondano lo spazio prospettico di sfumature, non impressionandolo ma creando una sensazione immersiva nel colore. Da ricordare anche il lavoro di Giancarlo Scaglia (Perù) che, riutilizzando la tecnica dell’impressione, rileva spazialmente l’impatto dei fori di proiettili su un muro, testimonianza della strage di El Callao, luogo in cui avvenne uno scontro tra Sendero Luminoso e le forze dell’ordine peruviane. In ultimo citerei Mariana Rondon (Venezuela), che presenta un’installazione video interattiva, una camera fissa che filma un edificio di stato nel quale vivono centinaia di famiglie, stipate nei loro appartamenti. Il pubblico può entrare all’interno di un ambiente nel quale può scegliere di zoomare su una determinata famiglia/situazione, osservandone i membri in azione, in sincrono con i tempi di vita dello spettatore, quasi fossero immagini immediatamente stampabili, in ogni momento, nello spazio.

Amalia Pica, Venn Diagrams (In the spotlight), 2011 - courtesy Patricia Phelps de Cisneros Collection

Amalia Pica, Venn Diagrams (In the spotlight), 2011 – courtesy Patricia Phelps de Cisneros Collection

Come si collocano in questo quadro le mostre di Myrna Baéz, Fernando Bryce e Carlos Garaicoa?
Vanessa Hernández Gracia: Sono complementari rispetto agli interventi negli spazi pubblici, condividendo i medesimi interrogativi sulla relazione tra lo spazio e i luoghi abitati, anch’essi caratterizzati dai loro particolari contesti di riferimento. Attraverso le sue stampe Baéz pone il soggetto (la persona) in simbiosi con l’ambiente, con il quale crea una serie di corrispondenze estetico-storiche, relative agli Anni Settanta e Ottanta in Puerto Rico. Un periodo di rivoluzione sociale e politica. Nei disegno di Bryce, invece, si fa riferimento a fatti specifici della storia peruviana, esplorando le relazioni con l’immaginario di avvenimenti incredibilmente pregnanti per la sfera pubblica. Mentre Garaicoa riflette sull’architettura e il suo ruolo in ambito pubblico.

Sono stati selezionati artisti provenienti da Puerto Rico e dai Caraibi oppure sono stati invitati artisti a collaborare con artigiani locali? E come hanno reagito gli artisti al difficile contesto socio-economico di Puerto Rico?
V. H. G.: Per quanto riguarda la selezione di artisti portoricani e caraibici, abbiamo utilizzato i medesimi criteri degli altri artisti. Abbiamo esaminato il lavoro di autori che nelle loro pratiche si riconnettessero al concetto curatoriale di dispiegamento dell’immagine attraverso differenti media, spazi, ambienti e significati. Solo successivamente abbiamo deciso quali artisti sarebbero stati invitati a produrre su commissione un lavoro per la Triennale, basandoci sulle caratteristiche del loro lavoro e sulla loro disponibilità.
Gli artisti invitati hanno reagito attivandosi nei confronti del contesto socio-politico circostante e mediando con i relativi contesti di origine, che in ogni caso ha mantenuto inalterato il proprio Dna caratteristico. Nel caso di artisti portoricani, la crisi economica del Paese e le modalità secondo cui questa impressiona il contesto urbano nella vita di ogni giorno è una riflessione che li accompagna costantemente. Proprio come si può notare nei lavori di Karlo Andrei Ibarra con le sue capacità di ripensare al Free Trade Agreement. Questo stato di recessione risulta oltremodo evidente anche nelle foto di Veronica Rivera; mentre il progetto di Jesús Bubu Negrón con la comunità di Puerta de Tierra descrive i passaggi di un reclamo nei confronti di un palazzo abbandonato e di una comunità che promuova iniziative culturali per creare un nuovo ritmo di vita.

Edra Soto, Tropicalamerican, 2014 – courtesy dell’artista – photo Laurie Lambrecht

Edra Soto, Tropicalamerican, 2014 – courtesy dell’artista – photo Laurie Lambrecht

Torniamo alle sedi espositive: come entrano in dialogo i lavori, attraverso di esse, con la decadenza economica dell’isola?
V. H. G.: La maggior parte delle sedi espositive sono collocate in periferia, in luoghi dove la crisi economica che sta affliggendo l’isola è molto presente, così come negli edifici abbandonati e negli spazi che insistono lungo tutta l’area urbana. Questa grande insicurezza economica è evidente, come sottolineavo, nell’intervento di in Jesus “Bubu” Negron. Il progetto intitolato Grabadores por Grabadores non celebra solo la tradizione delle arti grafiche latinoamericana, ma utilizza anche media accessibili per diffondere diversi messaggi attraverso la città. Un esercizio nel quale l’arte diventa fruibile a tutti, non importa a quale contesto culturale o economico si appartenga.

Potresti esprimere un pensiero, formulare un augurio sulla 4ta Trienal Poli/Grafica de San Juan, América Latina y El Caribe?
A. T.: Tutto il mondo sa che Puerto Rico sta attraversando una difficile crisi finanziaria e, anche se non è stato semplice organizzare un evento di tale natura in questo tumulto, stiamo inaugurando con una Triennale magnifica: non solo un cammino nell’estetica, ma riflessivo e impegnato nei confronti del pubblico. E questo grazie a un ottimo scambio di vedute, a un dialogo corrente tra curatori e artisti. Ci auguriamo che le autorità possano percepire l’importanza di supportare la Triennale anche in tempi duri.

Ginevra Bria

www.trienalsanjuan.com

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