Chiedi alla polvere. Incontro di civiltà a Varsavia

Castello Ujazdowski, Varsavia – fino al 15 novembre 2015. Ventidue artisti provenienti da differenti culture chiamati a raccolta per raccontare le proprie realtà. Da Beirut a Teheran, da Mumbai a Parigi, ognuno interagisce con il proprio spazio e il proprio ambiente. Trasportandolo poi in galleria, contenitore universale in cui le diverse identità convivono.

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Ali Cherri, Monument to Dust, 2015

Ali Cherri, Monument to Dust, 2015

UNA MOSTRA FATALMENTE POLITICA
Dust è una mostra “puntuale”, che si presenta nel corso di settimane calde per la politica interna polacca, chiamata – come tutta l’Europa – a confrontarsi col tema cruciale dell’immigrazione. Tuttavia, l’intento del progetto non è propriamente politico (o almeno non necessariamente questa dev’essere la chiave di lettura). Eppure, traslando il senso della mostra curata da Anna Ptak – spostandolo appena fuori dalla galleria per aprirlo al mondo – la metafora politica sembra la chiave di lettura più funzionale e adeguata a comprenderne il valore.

TANTE CULTURE, UNA GALLERIA
La mostra si presenta come un insieme di artisti internazionali, invitati a confrontarsi col proprio ambiente di appartenenza. È insomma il “luogo” a essere chiamato in causa nelle opere, con le sue innumerevoli sfumature e i suoi infiniti rimandi.
Ognuno di questi autori, proveniente da dimensioni culturali radicalmente diverse (il titolo stesso della mostra si presenta tradotto in tre lingue, sottolineando il carattere multietnico del progetto), è chiamato a raccontare la sua personalissima interpretazione della realtà di provenienza, accentuando gli aspetti intrinseci della propria terra e dunque della propria identità.

Dust – veduta della mostra presso il Castello Ujazdowski, Varsavia 2015 - photo Bartosz Górka

Dust – veduta della mostra presso il Castello Ujazdowski, Varsavia 2015 – photo Bartosz Górka

UN ALLESTIMENTO… POLVEROSO
L’allestimento è coraggioso: grandi spazi cupi e bui dominano le sale del Center for Contemporary Art Ujazdowski Castle, dando vita a un labirintico percorso nel quale addentrarsi con una sensazione di costante scomodità: strati di polvere si appoggiano ovunque, luci artificiali abbagliano dall’alto, grandi pareti nere donano profondità all’ambiente, rendendo difficile distinguere la propria collocazione nello spazio. In questo modo le realtà raccontate dagli artisti – realtà spesso di guerra – si accentuano nei loro tratti più disperati, ponendo lo spettatore a contatto col vero, come nel caso dell’israeliano Barbad Golshiri (Untitled Tomb, 2012) o della kuwaitiana Monira Al Qadiri (Behind the Sun, 2013).
In altre situazioni, invece, il dialogo tra artista e spettatore si palesa con più leggerezza: il lavoro della polacca Iza Tarasewicz (Yellow Coal, 2015), ad esempio, consiste in una sottile traccia di pigmenti color ocra sparsa sul pavimento della galleria. Seguendo l’architettura dei diversi altri lavori, l’opera interagisce con lo spazio, ispirando un percorso in cui i vari frammenti espositivi coabitano, diversi nella forma ma uguali nelle intenzioni.

UN PROGETTO CHE TRAVALICA LE OPERE
Il resto è fatto di scenari affascinanti e fortemente lirici, all’interno dei quali i lavori si perdono come elementi paradossalmente secondari, irrilevanti se posti di fronte al senso di mistero evocato dallo spazio circostante nel suo insieme. I micromondi degli artisti, insomma, si ritrovano nella dimensione ben più complessa della galleria, luogo universale in cui le varie identità s’incontrano, si conoscono e finalmente convivono.
Uno spunto di riflessione sulla possibilità di coesistenza tra differenti culture.

Alex Urso

Varsavia // fino al 15 novembre 2015


Dust
a cura di Anna Ptak
artisti: Mona Aghababee, Nazgol Ansarinia, Caline Aoun, Mehraneh Atashi, Vartan Avakian, Naser Bakhshi, Charbel-Joseph H. Boutros, Ali Cherri, Vikram Divecha, Negar Farajiani, Barbad Golshiri, Mikołaj Grospierre, Mireille Kassar, Ali Kazim, Komuna//Warszawa, Mehreen Murtaza, Jurgen Ots, Monira Al Qadiri, Wojciech Pustola, Neda Razavipour, Iza Tarasewicz, Lorde Selys
CSW – CENTRUM SZTUKI WSPÓLCZESNEJ ZAMEK UJAZDOWSKI
Ul. Jazdów 2
+48 (0)22 6287683
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www.csw.art.pl

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