Ammutinamenti. Danza d’autore a Ravenna

Nella 17esima edizione di Ammutinamenti, il festival di danza urbana e d’autore di Ravenna, l’appuntamento più importante è la Vetrina della Giovane Danza d’Autore. Un momento progettuale dell’attività di promozione della nuova coreografia nazionale della rete di operatori Anticorpi XL, che sostiene i talenti emergenti. Ritorna, nella ricerca dei quindici autori e interpreti selezionati, la pratica della danza.

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Ammutinamenti 2015 - Nicola Galli - photo Dario Bonazza

Ammutinamenti 2015 – Nicola Galli – photo Dario Bonazza

TORNA LA DANZA!
Un dato inconfutabile dell’edizione 2015 della Vetrina della Giovane Danza d’Autore all’interno del festival Ammutinamenti di Ravenna è il ritorno della danza. Nella rassegna diretta da Selina Bassini e Monica Francia, la presenza di una ricerca gestuale da tradurre in un linguaggio di movimento espressivo è stata assente quasi del tutto nelle ultime edizioni a favore di una teatralità performativa, di un metteur en scène che manifestava spesso una mancanza di necessità creativa e un debole vocabolario che tradiva un altrettanto debole livello tecnico, con scopiazzamenti e qualche velleitarismo. Salvo, naturalmente, alcune eccezioni.
Finalmente – vien da dire – i giovani autori che qui hanno l’opportunità di mostrare il loro lavoro di ricerca sul corpo, di testare e confrontare il possibile potenziale compositivo, hanno dimostrato in questa edizione di avere, a diversi livelli e con differenti esiti, una padronanza del “fare danza”, con onestà intellettuale e libertà di sentimento. Quindici sono state, tra compagnie e danzatori, gli artisti selezionati che hanno presentato il loro lavoro: Annalisa Privati, Gianluca Girolami, Stellario Di Blasi, Francesco Colalelo, Claudia Catarzi, Manfredi Perego, Eugenio Coscarella, Michela Paoloni, Francesca Penzo e Tamar Grosz, Gabriele Valerio, Carlo Massari e Chiara Taviani, Nicola Galli, Giovanni Leonarduzzi, Luca Rapis, Annalì Rainoldi.

Ammutinamenti 2015 - Francesco Colaleo - photo Dario Bonazza

Ammutinamenti 2015 – Francesco Colaleo – photo Dario Bonazza

MANICHINI E TATAMI
Un’ansia da prestazione sembra caratterizzare la prova di Stellario Di Blasi col suo pezzo La medesima ossessione: il corpo, in cui l’autore e interprete siciliano, alla ricerca di una propria umanità, si cimenta con un manichino – una protesi di se stesso – dotato di una sola gamba, accompagnato dal suono vocale improvvisato di Marco Sajia. Pur con qualche incoraggiante segno iniziale che dimostra grande energia, subito annaspa in una vaghezza drammaturgica, con ironia scimmiesca, istintiva, che lo disorienta e affanna spaziando sulla scena con movimenti non definiti.
Convince Re-garde, la bella prova del duo Francesco Colalelo e Maxime Freixas, che indaga la tematica dell’osservare e dell’essere osservati cercando l’affermazione del sé tra innocenza e crudeltà. Dentro tagli di luce che definiscono un’atmosfera oppressiva, i due si muovono, spesso speculari su diverse traiettorie, provocandosi, combattendo, in orizzontale e in verticale, tra silenzi e canzoni francesi. Il napoletano Colalelo, danzatore di Artemisdanza, dimostra un buon talento compositivo e poetico destinato a crescere. 40.000 centimetri quadrati di Claudia Catarzi è un folgorante assolo di intelligenza coreografica e tecnica, rivelatore di un proprio percorso artistico che esce da schemi dati. Dentro una pedana bianca che ha la dimensione del titolo, la danzatrice si misura con quello spazio circondato di nero. Ingabbiata circoscrive il quadrato, lo determina col battere amplificato delle scarpe, poi dei piedi nudi, strisciando, scivolando, allungandosi sinuosa e fluida, saltando, aggrappandosi a un angolo, uscendo fuori e ritornandovi, attraversandolo. Lo fa diventare luogo infinito e aperto, voragine e altezza, circoscrivendo e superando i limiti che esso impone.

Ammutinamenti 2015 - Manfredi Perego - photo Dario Bonazza

Ammutinamenti 2015 – Manfredi Perego – photo Dario Bonazza

ORIGINALI E DERIVATIVI
Horizon sembra completare un ciclo del riuscito, e bellissimo, Dei crinali col quale il danzatore e coreografo Manfredi Perego si è affermato, ritornando a una dimensione intima di perlustrazione del corpo, e dell’anima. Un paesaggio, un orizzonte, reso dal suo posizionarsi aereo e terreno allo stesso tempo, da animale a quattro zampe, da uccello in volo, con movimenti ampi, allungati, serpeggianti infine tremuli.
Nicola Galli, altro talento emergente che ha all’attivo performance, installazioni, ideazioni grafico-visive, con Venus continua la sua interessante ricerca coreografica sul legame dell’uomo col sistema planetario – vedi il precedente Giove – dentro coordinate di spazio e tempo dettate da movimenti tesi a creare un freddo alfabeto gestuale di linee e puntamenti che trasfigurano in una danza gioiosa e contemplativa. In coppia con Alessandra Fabbri, riflettendosi l’uno nell’altra, costruiscono equilibri su una pertica e con palline azzurre che cadono da un lungo tubo sospeso; per chiudere con posture immobili davanti all’immagine proiettata della terra, dicendoci la consapevolezza del sentirsi minuscoli esseri davanti all’universo.
Alquanto didascalico, e non originale, nella grammatica compositiva che sembra ricopiare mal metabolizzati stilemi altrui, ci è sembrato Yaku Shin in a hall di Eugenia Coscarella, un trio in nero che avanza e indietreggia dentro un corridoio di luce tra intrecci da fermi e sfioramenti veloci. Stesso discorso per Michela Paoloni con Creatures, che utilizza un secchio quale contenitore leggero e vuoto da riempire con la sua presenza, con le mani, il braccio, la testa. Buona presenza scenica ma la coreografia alquanto inconsistente e irrisolta. Anche il trio femminile di Triptych con la coreografia di Gabriele Valerio, mostra una drammaturgia acerba per la ripetitività delle sequenze nel voler esplorare il concetto di violenza visto come istinto primordiale all’interno dei comportamenti sociali. Non bastano movimenti sensuali e di seduzione, poi accelerati, per creare dei corto circuiti emozionali. Manca tensione e sviluppo.

Ammutinamenti 2015 - Carlo Massari e Chiara Taviani - photo Dario Bonazza

Ammutinamenti 2015 – Carlo Massari e Chiara Taviani – photo Dario Bonazza

DANZARE IN COPPIA
Originale la tematica e il modo di esprimerla col linguaggio non banale del corpo, il brano Why are we so f***ing dramatic? di Francesca Penzo e Tamar Grosz, bolognese la prima, israeliana la seconda. Aggressive, spavalde, ironiche, le due danzatrici affrontano “sfacciatamente”, snocciolando dati scientifici, le dinamiche sessuali del corpo femminile nelle sue varie fasi del ciclo mestruale. Carlo Massari e Chiara Taviani hanno offerto una bellissima prova di maturità espressiva con un linguaggio a loro modo personale. Tristissimo coniuga, con grande intelligenza, tragedia e ironia in termini di racconto con una densa qualità fisica e teatrale. Tra fumi e vento, la coppia, con parrucca bionda della quale, lui, ha un prolungamento di treccia, intesse una relazione umorale ricca di sfaccettature tra salti l’una sull’altro, trascinamenti, corse e girotondi, mentre la musica determina gli stati d’animo.

E C’È ANCHE IL WORKSHOP
Per il secondo anno il festival ha rinnovato l’appuntamento con Prove d’Autore, presentando l’esito finale del lavoro di residenza condotto dal coreografo Riccardo Buscarini con un gruppo di danzatori del Balletto di Toscana Junior. Ispirato dall’architettura della Firenze rinascimentale, dalla scultura michelangiolesca e dai madrigali amorosi di Luca Marenzio, Buscarini in Non finito a sei voci dirige sei bravi danzatori all’interno di uno spazio costrittivo componendo plastiche posture con lentezza di incastri che motivano la ricerca di fiducia reciproca.
La costante negoziazione dell’equilibrio e della gravità degli interpreti crea una tensione palpabile di contrappesi e sospensioni corali e individuali. Un lavoro già foriero di emozionali ulteriori sviluppo.

Giuseppe Distefano

www.festivalammutinamenti.org

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