Giulio Carlo Argan l’educatore

È passato sotto le mani di migliaia di studenti, il suo manuale di storia dell’arte. Ma quale concezione aveva Argan dell’insegnamento, e in particolare dell’insegnamento dell’arte?

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Giulio Carlo Argan negli anni '80

Giulio Carlo Argan negli anni ’80

ARGAN E LA RIFORMA SCOLASTICA
Nel 1938, in uno dei suoi scritti militanti e rari, Giulio Carlo Argan (Torino, 1909 – Roma, 1992) entra nel vivo del dibattito sulla riforma scolastica in atto, per suggerire agli stati generali della politica e a Giuseppe Bottai (dal 1936 Ministro dell’Educazione Nazionale, succeduto a Cesare M. De Vecchi), in particolare, alcune piccole ma indispensabili precauzioni da prendere nella “radicale riforma dell’istruzione artistica”.
Argan, legato già dal 1933 (quando vince il concorso come Ispettore aggiunto nel ruolo del personale dei musei, dei monumenti, delle gallerie e degli scavi d’antichità) a una rapida carriera nell’Amministrazione delle Antichità e Belle Arti, e impegnato – proprio nel ’38 – nella fondazione dell’Istituto Centrale del Restauro, muove da un (auspicato) “più stretto coordinamento tra i diversi tipi di istituti d’istruzione artistica” e da un nuovo volto scolastico in cui cada realmente e definitivamente “la vecchia distinzione tra arte pura ed arte applicata”, in cui si ammetta “che la dignità e la spiritualità dei fatti artistici non dipendono dal mezzo tecnico dell’espressione né dalla nobiltà letteraria dei temi”, in cui crollino “anche le vecchie barriere tra l’insegnamento artistico a indirizzo prevalentemente professionale e artigiano e quello a indirizzo impropriamente detto accademico”.

La Storia dell'Arte italiana di Argan

La Storia dell’Arte italiana di Argan

L’ARTE NON SI INSEGNA
È proprio partendo da queste indispensabili condizioni – condizioni inevitabilmente legate a una riforma in cui l’educazione artistica va vista come sviluppo e come libertà – che Argan, cosciente di prendere una propria posizione meno allineata e meno conservatrice, mira a precisare il ruolo dell’arte nelle scuole d’arte applicata, nei licei artistici e nelle accademie.
Dato per scontato che le scuole d’arte applicata corrispondono “a una precisa esigenza della cultura e dell’economia della Nazione” (che provvedono cioè “soprattutto a formare abili artigiani che mantengano alto il livello di gusto della nostra produzione artigiana”) e che producono, a partire dall’artigianato, “artisti originali e completi, alla cui preparazione la scuola deve dare ogni cura”; e dato anche per scontato (o meglio, per inciso) che i licei artistici e le accademie non necessariamente sfornano artisti ma “mirano” piuttosto “alla formazione di buoni insegnanti di disegno o di altre materie artistiche”, il giovane e accorto Argan risponde negativamente all’antica questione “se l’arte possa essere insegnata” (“a questa domanda si è sempre risposto e si deve rispondere negativamente”!) per evidenziare il principio stesso dell’insegnamento artistico e virare, così, su una preparazione culturale in senso lato, sul ruolo della storia dell’arte che, accanto a una cultura tecnica, non può non essere centrale nella formazione, in qualsivoglia istituzione di stampo artistico. Del resto, “l’insegnamento tecnico è veramente efficace, soltanto quando ogni esperienza tecnica sia strettamente connessa con un’esperienza artistica”.

Giulio Carlo Argan

Giulio Carlo Argan

VERSO UNA FORMAZIONE GLOBALE
L’arte, infatti, per Argan non è un fatto puramente meccanico, e l’insegnamento artistico non “deve essere essenzialmente tecnico” ma anche storico-artistico: “Occorre guidare i giovani alla piena comprensione dei fatti artistici nella loro intrinseca qualità e nel loro particolare significato storico, abituarli a intendere a fondo e ad assimilare alla propria coscienza il processo sempre vario attraverso il quale i massimi artisti hanno raggiunto e realizzato il proprio ideale artistico”.
E i metodi “per giungere a questa lucida coscienza di valori sono molti e diversi”, sottolinea Argan (dedito, ma soltanto in un primo momento, alla pratica della pittura – frequenta, difatti, la scuola di Casorati e lo studio del futurista Fillia), “ma tanto l’insegnamento figurativo e grafico, che quello tecnicistico e quello più genericamente culturale devono concordemente tendere a questo unico risultato”.

Antonello Tolve

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #25

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  • mario raviele

    Il suo manuali, 4 volumi che conservo ancora, li comprai nel 1970 in una libreria della Sansoni a NAPOLI riviera di chiaia,la primissima edizione, copertina verde oliva, prezzo intorno alle ventimilalire. Mi ci sono formato. Con la rivoluzione sesssantotina nemmeno Argan ne uscì salvo, apparteneve alla corrente “idealista crociana”, continuatore della scuola di Adolfo e Lionello Venturi in contrapposizione a quella longhiana. Al suo manuale segui nel mio studio di staria dell’arte quello di Harnold Hauser, il famosissimo storia sociale dell’arte ecc. comunque è stato un grande che ha dato tanto a moi studenti e non solo.

  • Pino Piggioli

    Purtroppo però, gli “Istituti d’Arte” non esistono più. Cancellati, credo, dalla Gelmini.

    • Puntini

      La Gelmini non è stata certo un buon ministro ma gli Istituti d’arte non sono stati cancellati ma unificati con i Licei Artistici : negli ultimi anni le due scuole avevano sviluppato piani di studio molto simili per vari aspetti , almeno per i corsi piú frequentati . Che poi la riforma sia da rivedere e correggere é un altro discorso.

      • Pino Piggioli

        Molto simili? Non direi. gli “Istituti d’Arte” conservavano un profilo “professionalizzante” che i “Licei Artistici” non avevano e che continuano a non avere. Sono altro.

        • Puntini

          Piggioli io insegno in queste scuole da anni e posso confermare quello che ho detto: negli istituti d’arte da molti anni convivevano due tipi di corsi : il tradizionale professionalizzante come dice lei ( dove non si studiava nemmeno l’inglese ) con diploma triennale e quinquennale e il corso sperimentale , il cosidetto Michelangelo dove le materie tradizionali erano arricchite da inglese filosofia ecc
          Anche i vecchi licei artistici negli ultimi anni avevano organizzato qualcosa di simile al corso michelangelo.
          Progresssivamente la larga maggioranza degli studenti preferiva iscriversi ai corsi michelangelo piutttosto che quelli tradizionali. La riforma che ha unificato licei artistici e idtituti d’arte ha un piano orario e materie simili al corso michelangelo.
          Che la riforma sia poi da discutere questo è un altro discorso ma si divrebbe specificare come e cosa

  • lois_design

    Argan è ancora nella mia libreria come uno dei modelli per la mia formazione. 4 volumi più l’estratto dell’arte “fino al duemila”.
    All’epoca mi sembrava astruso, dal linguaggio oscuro e con foto non sempre godibili (Ma si era ben lontani dalle attuali tecnologie). Oggi ricordo ancora dei passaggi che nel tempo ho trovato (sempre astrusi!) ben più chiari, con un significato in grado di testimoniare il vero valore, artistico e sociale dell’Arte.