Diario d’artista. Il Libano raccontato dal duo bolognese Antonello Ghezzi, unici artisti italiani presenti alla Beirut Art Fair, supportati dall’Istituto di Cultura Italiano. L’arrivo

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Antonello Ghezzi, Diario da Beirut 14

Uno sguardo d’artista su un paese affascinante e poco conosciuto, con particolare attenzione al suo mondo dell’arte. Ce lo regala il duo bolognese Antonello Ghezzi, unico invitato dall’Italia – con il supporto dell’Istituto di Cultura Italiano – a partecipare alla Beirut Art Fair nella collettiva Virtual/Reality, dove tra gli altri spicca il nome di Marina Abramovic. In realtà nell’occasione la coppia è “scoppiata”: in Libano è andato Paolo, mentre Nadia coordina il tutto da Bologna. La fiera va avanti fino al 21 settembre: con l’occasione incontrerà diverse realtà artistiche, tra cui la direttrice della Fine Arts di Beirut, e poi l’Ambasciata Italiana e altre istituzioni, raccontando il tutto anche con un ricco corredo di immagini. Ecco la prima corrispondenza…

Beirut, 16/09/2015, ora di pranzo

Avrei voluto fotografare Beirut ieri sera, quando sono arrivato, ma erano foto che non vengono col telefono, serviva un fotografo, un cavalletto, serviva stare fermi e Beirut invece, ti fa essere impaziente, ti spinge ad uscire, conoscere, vedere. E poi la cosa che senti più forte, una volta aperte le porte dell’aeroporto è l’umidità ed il caldo, così forte da toglierti il respiro, anche quella cosa lì non si fotografa.
Arrivato sul posto scopro il nome completo della fiera, Exclusive Contemporary Art Fair. L’attenzione mi cade su quell’exclusive, che qui mi sembra sia davvero il motto di ogni cosa: i quartieri più ricchi continuano incessantemente a riprodursi, le gru girano, i martelli pneumatici picchiano, nessuna crisi dell’edilizia, qui i cartelli pubblicizzano palazzi vista mare con piscine e giardini sulle terrazze, appartamenti esclusivi, appunto, in quartieri esclusivi tra negozi esclusivi. Solo che sono così esclusivi che in questi giorni non ci si può entrare, poliziotti, militari, transenne e filo spinato ne chiudono gli accessi, nemmeno a piedi puoi passare e i negozi, sono chiusi.
C’è un grande fermento di furgoni TV con le loro antenne paraboliche. Si ammassano in Place des Martyrs, le telecamere sono puntate sulla gente che piano piano arriva sempre più numerosa. Stanno circondando l’Hotel Le Gray, all’ultimo piano c’è una piscina, immagino qualcuno che guarda il mare mentre sta a mollo, mentre sotto la protesta si scalda e con questo caldo ci vuole nulla, per infiammare qualsiasi cosa.
Stamattina ho installato l’opera che abbiamo realizzato per la fiera, è una serie di specchi con incise le mappe stellari di Beirut nel futuro, momenti incisi sul vetro dove la nostra immagine si riflette. Sono attimi nei quali succederà qualcosa, perché qualcosa succede sempre. E’ un nostro monumento al futuro, a noi che ne facciamo parte e ci specchiamo in tanti specchi diversi, a noi che siamo fatti di moltitudini.
L’opera andrebbe illuminata con candele, tutti sono d’accordo tranne l’addetto alla sicurezza… quindi nessuna candela! Ma forse una soluzione l’abbiamo trovata.
Siamo all’inizio, i galleristi arrivano su taxi colmi di quadri, di fotografie, di stampe. Vedi questi signori eleganti portarsi a mano questi pacchi in mezzo alla sabbia tra le escavatrici e gli operai che per inciso, non si sa come, ma riescono a lavorare con quel caldo e mantenere il sorriso quando incroci il loro sguardo.
Qui al DEMO Bar si sta bene, la musica è bella, l’aria condizionata fa il suo dovere e la connessione è veloce. Non ho ancora visto la città e cercherò di farlo nei prossimi giorni, ma come diceva questa mattina la gallerista svizzera, “Amico, non siamo qui per fare turismo.”

Paolo del collettivo Antonello Ghezzi

www.antonelloghezzi.com

 

 

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