Mostre istituzionali, nuovi record e grandi collezioni in asta. È boom dell’arte indiana e dell’Asia meridionale

A certificare gli interessi congiunti tra Occidente e Oriente arriva anche una mega mostra del Kiran Nadar Museum of Art da Christie's a Londra

Arriva in estate, dal 16 luglio al 21 agosto 2026, nel quartier generale di Christie’s a Londra The Meeting Ground: Scenes from the KNMA Collection, una mostra di oltre 60 artisti dall’India, dal Pakistan e dal Bangladesh, dagli Anni ’50 a oggi. A concedere le opere in prestito è la più celebre collezionista di arte dell’Asia meridionale, Kiran Nadar, fondatrice del museo che porta il suo nome a Nuova Delhi.

La mostra organizzata in collaborazione tra la casa d’aste inglese e l’indiano Kiran Nadar Museum of Art è la conferma di un trend che stiamo osservando da tempo: la riscoperta dell’arte indiana e dell’Asia meridionale, anche da parte del mercato globale. Dopo una prima fase di grande crescita circa vent’anni fa, tra 2006 e 2007, di nuovo il Paese è in pieno boom e torna a vendere e comprare più arte che mai, a prezzi sempre più alti e con nuovi record raggiunti in asta. E allora quale potrebbe essere la differenza tra la bolla scoppiata vent’anni fa e adesso?

Mostre istituzionali, nuovi record e grandi collezioni in asta. È boom dell'arte indiana e dell'Asia meridionale
Francis Newton Souza, Untitled (Mountain with Houses) (1960). Courtesy of Sotheby’s

I recenti record d’asta dell’arte indiana e dell’Asia del Sud

E poi, quando abbiamo avuto i primi segnali di un rinnovato interesse per l’arte indiana e per quella prodotta più ampiamente nell’area dell’Asia Meridionale? Provando a non allargarci troppo indietro nel tempo, lo scorso 26 marzo 2026 alla Modern & Contemporary South Asian Art di Sotheby’s a New York veniva messa a segno un’asta da 22,1 milioni di dollari e si aggiornavano i record per ben 12 degli artisti in catalogo (tra cui K.C.S. Paniker, Vivan Sundaram e K.K. Hebbar), concentrato esclusivamente sulle declinazioni dell’arte moderna e contemporanea dell’area indo-pacifica. L’asta è stata guidata da Second Act (1958) di Maqbool Fida Husain, scomparso nel 2011, a $5,1 milioni, il secondo risultato più alto raggiunto dall’artista in asta, dopo il record messo a segno da Christie’s a New York a marzo 2025 per Untitled (Gram Yatra) a $13,8 milioni, comprato proprio dalla collezionista Kiran Nadar.

L’arte indiana sta vivendo il suo momento d’oro, quindi, e non è nemmeno la prima volta. A pensarlo sono tutti gli operatori della filiera, dalle case d’asta ai collezionisti e galleristi, sia in patria che all’estero. Il punto però è capire se il fenomeno può considerarsi solido e ben fondato, o se si corra il rischio di ritrovarsi in un’altra bolla speculativa, come quella vissuta dall’arte indiana nel 2006-2007, quando gli osservatori e gli investitori internazionali cercarono nei BRICS, i Paesi Brasile, Russia, India e Cina, la tendenza del momento e gli artisti contemporanei indiani toccarono quotazioni molto alte, fino a che, con la crisi del 2008, tutto si sgonfiò piuttosto in fretta.

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Maqbool Fida Husain, Second Act (1958). Courtesy of Sotheby’s

Alle origini della rinascita del mercato dell’arte indiana

Ancora più indietro nel tempo, il risveglio delle arti ha accompagnato l’India, fresca di indipendenza, negli Anni ’50, con l’innovazione dei linguaggi artistici che rileggevano le radici nazionali a confronto con un mondo improvvisamente più vasto. In assenza di infrastrutture di mercato per l’arte, i maestri come Syed Haider Raza e Francis Newton Souza si spostarono all’estero, mentre altri come M. F. Husain trovarono spazio in collaborazioni e commissioni con lo Stato e le imprese nazionali. Se nel 2025 le vendite di questi tre nomi hanno da soli generato in asta oltre 40 milioni di dollari, alla fine del XX secolo non erano sufficienti ad alimentare un sistema di gallerie locale. I prezzi cominciarono a salire in seguito all’asta tenuta da Christie’s al Taj Mahal Hotel in quella che allora era Bombay, oggi Mumbai, nel 1987. Nel 2000, poi, ha aperto la casa d’aste indiana Saffronart, con vendite attive anche a New York e Londra, e dal 2005 il mercato dell’arte dell’India ha cominciato a ragionare su cifre a 6 zeri, trasformando l’arte indiana in un asset class a livello globale, con sempre più compratori fuori dai confini nazionali e una certa dose di speculazione. Tutto si interrompe, come dicevamo, con la crisi globale del 2008.

A far la differenza, in questo secondo boom del mercato dell’arte indiana e dell’Asia meridionale, potrebbe essere ora la domanda interna, con nuovi collezionisti sempre più numerosi e altospendenti, interessati anche all’arte contemporanea, come dimostra il successo delle fiere India Art Fair o Art Mumbai. Mentre si sono messi in movimento anche i gangli istituzionali del sistema dell’arte, come dimostrano la Kochi-Muziris Biennale e il primo padiglione nazionale dell’India dal 2019 presentato alla Biennale di Venezia nel 2026. Sempre a Venezia e sempre per mano di Kiran Nadar e del suo museo c’era anche la mostra dell’artista Nalini Malani, con un’installazione immersiva ai Magazzini del Sale, come pure alla precedente rassegna la collezionista aveva favorito un focus espositivo dedicato a Husain.

Mostre istituzionali, nuovi record e grandi collezioni in asta. È boom dell'arte indiana e dell'Asia meridionale
Raja Ravi Varma, Yashoda and Krishna (1890 circa). Courtesy of Saffronart

Il boom dell’arte indiana: fiere, aste, collezionisti

A far la differenza, dicevamo, potrebbe essere un mercato interno forte e consapevole, con l’economia indiana in espansione (oltre il 7% di crescita) quanto la sua popolazione, e un coerente ampliarsi della platea di chi acquista arte. Il trend di crescita per le vendite di arte asiatica, in particolare per quella indiana, non è una dunque novità degli ultimi mesi, ma dopo la pandemia da Covid-19 il fenomeno ha assunto toni sempre più robusti, consolidandosi poi ulteriormente nell’ultimo biennio in numerosi acquisti milionari e record d’asta per il segmento. Se da un lato il mercato interno indiano è molto giovane e trainato da vendite veloci e non necessariamente di fascia altissima, come confermato anche dall’ultima edizione della India Art Fair che si è tenuta lo scorso febbraio a Nuova Delhi, dall’altro la domanda per lavori di artisti established indiani, contemporanei e non, si sta stratificando e rafforzando sempre più grazie alla domanda di collezionisti locali disposti, ora, a spendere cifre a molti zeri. E non sono solo le case d’asta a beneficiare della solidità del mercato interno indiano, ma anche il fitto calendario di fiere d’arte che si sono affermate tra Delhi, Kochi e Mumbai, dove i nuovi collezionisti cercano opere importanti attraverso cui disegnare anche il proprio prestigio sociale.

Intanto, sul versante istituzionale, gli artisti indiani sono sempre più presenti nelle grandi mostre museali internazionali, dal Museum of Modern Art alla Serpentine Galleries e alla Tate. E i maestri del Modernismo indiano, il gruppo di pittori che include Husain, Souza, Raza e altri, che studiarono ed entrarono in contatto con tanti artisti europei loro contemporanei, raggiungono prezzi molto elevati alle aste, anche se non possiamo ancora parlare di artisti “blue chip”. E un certo conservatorismo nelle scelte dei collezionisti continua a determinare preferenze non così variegate e all’insegna della cautela si resta focalizzati su nomi “bancabili” e generi tradizionali.

Nuove aste e nuovi record per l’arte dell’Asia meridionale

Intanto, il prossimo 11 giugno 2026, Christie’s presenterà a Londra un gruppo di opere focalizzate sul patrimonio artistico del Bengala, con rare composizioni, tra gli altri, di Ganesh Pyne, Meera Mukherjee e V. S. Gaitonde. La collezione di 93 lotti è ulteriormente arricchita da straordinari esempi di K. K. Hebbar, fresco appunto di record, e Jogen Chowdhury, ciascuno a rappresentare le diverse declinazioni dell’arte moderna e contemporanea dell’Asia meridionale. E avremo così altri dati per valutare l’andamento di dell’arte indiana, mentre si lascia intravedere un consolidamento sempre più netto della domanda per le parabole artistiche di un’intera area geografica, a prescindere dal periodo di esecuzione delle opere. Basti pensare che il miglior risultato in asta per un dipinto indiano è stato raggiunto l’1 aprile 2026 da Saffronart a Mumbai con la vendita dell’opera di Raja Ravi Varma, intitolata Yashoda and Krishna e datata 1890 circa, per $17,9 milioni.

Mostre istituzionali, nuovi record e grandi collezioni in asta. È boom dell'arte indiana e dell'Asia meridionale
Anwar Jalal Shemza, Square Composition 2, 1963. Courtesy of Sotheby’s

Prospettive e criticità del sistema dell’arte indiano

Una certa dose di conservatorismo nel gusto, di protezionismo nella circolazione delle opere e di nazionalismo sul fronte della politica tengono però ancora a freno il sistema artistico indiano, in cui il mercato interno per i maestri più consolidati cresce, ma sembra restare indietro, invece, l’ecosistema che nutre gli artisti più giovani. E se i finanziamenti pubblici si indirizzano su ricerche allineate all’indirizzo politico dominante, il sostegno istituzionale privato rimane limitato e ruota in gran parte attorno a una sola figura: Kiran Nadar, moglie di Shiv Nadar, che possiede la multinazionale HCL Technologies, e collezionista miliardaria con sede a Nuova Delhi, il cui museo privato, fondato nel 2010, diventerà il più grande centro culturale dell’Asia meridionale, quando il nuovo spazio permanente aprirà nel 2028. Prima però 180 opere dalla collezione del Kiran Nadar Museum, che ne comprende più di 16.000, andranno in mostra da Christie’s a Londra, certo non per essere vendute, ma per presentare un vero e proprio canone delle ricerche artistiche dell’India e dell’Asia meridionale.

Cristina Masturzo e Antonio Mirabelli

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Cristina Masturzo

Cristina Masturzo

Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna "Economia e Mercato dell'Arte" e "Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni" al Master Accademico in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia…

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