Pioggia nera dopo la bomba. Hiroshima a Vienna

Un colossale colpo di genio ordito tra arte e guerra? Si chiamava “Great Artiste” il bombardiere Usa che pilotava la formazione aerea per la missione Hiroshima, nell’agosto del 1945. Una mostra viennese della giapponese Hana Usui rievoca poeticamente certi fatti vissuti all’ombra del fungo atomico.

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Hana Usui – Capelli, 2015 – ©Marcello Farabegoli

Hana Usui – Capelli, 2015 – ©Marcello Farabegoli

UN BOMBARDIERE ARTISTICO?
Un nome, Great Artiste, che nel 1945 sembra fatto apposta per annunciare l’imminente, trionfale ingresso nord-americano nel grande giro dell’arte. In realtà, l’oggetto investito di tanta titolarità è uno dei bombardieri Usa che nell’estate di quell’anno sorvola il cielo di Hiroshima per inaugurare l’era nucleare con la deflagrazione apocalittica della prima e non ultima bomba atomica gettata di proposito su civili inermi e inconsapevoli.
La mostruosa carneficina viene replicata pochi giorni dopo a Nagasaki, sempre sotto gli auspici alati di Great Artiste, simbolo rovesciato e sublimato dell’Angelus Novus di cui aveva parlato Walter Benjamin riguardo a un minuscolo dipinto di Paul Klee, facendone l’icona di un inquieto connubio tra arte e storia.

FUNGHI ATOMICI IN UN NUOVO SPAZIO
Con il settantesimo anniversario di quel doppio evento, una mostra dell’artista Hana Usui (Tokio, 1974) torna a parlare della tragedia umana che ne è derivata, usando tuttavia un linguaggio lirico e sottile, insieme a una toccante performance eseguita da Aiko Kazuko Kurosaki, su musica di Rosa Themsen. S’intitola Schwarzer Regen, in Gedenken an Hiroshima & Nagasaki, ed è stata appena inaugurata a Vienna al Salon M, piccolo, nuovissimo spazio espositivo – nel 7° Bezirk – creato e gestito dallo storico d’arte Peter Bogner.
La mostra è prodotta e curata da Marcello Farabegoli, italiano residente nella capitale austriaca, il quale, dal canto suo, ha nel proprio curriculum una laurea in fisica, cosa che lo stimola a indagare anche in termini artistici i danni da contaminazione radioattiva, come ha già fatto a proposito dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, sempre in Giappone (vedi recensione).

Hana Usui – Fiorellino di campo, 2015 – photo Gianmaria Gava

Hana Usui – Fiorellino di campo, 2015 – photo Gianmaria Gava

PIOGGIA NERA
Schwarzer Regen – esattamente come il titolo tedesco del capolavoro letterario di Masuji Ibuse sugli effetti del fungo atomico di Hiroshima – vuol dire “pioggia nera”; la pioggia sporca, impura, radioattiva, del post bombardamento che, in aggiunta al massacro, arrivò improvvisa ad avvelenare ogni traccia organica per molto tempo a venire.
Hana Usui sviluppa immagini apparentemente astratte, con segni tenui, o con graffi profondi, utilizzando sempre un supporto cartaceo. Con il proprio linguaggio grafico-pittorico l’artista va costruendo la “sua” Guernica, abbozzando per frammenti le conseguenze della rottura dei meccanismi genetici che andavano manifestandosi sugli abitanti, giorno dopo giorno, in modi differenti e sconosciuti. Il senso del tempo che non riesce a restituire ai corpi la loro integrità è ben riflesso nell’opera Haare (capelli), sviluppata dall’artista in nove immagini, giacché l’apparire della perdita di capelli, segno divenuto emblematico della contaminazione radioattiva, prefigurava un progressivo, ineluttabile declino verso la morte.

Franco Veremondi

Vienna // fino al 29 agosto 2015
Hana Usui – Schwarzer Regen, im Gedenken an Hiroshima & Nagasaki
SALON M
Myrthengasse 4
+43 (0)660 1435254
[email protected]
www.marcello-farabegoli.net

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