Independents, il cuore non profit di ArtVerona

A metà ottobre ci sarà l’11esima edizione di ArtVerona, fiera che a piccoli passi ma decisi si sta posizionando nello scacchiere italiano. Ma soprattutto – non ce ne vogliano gli altri – ci sarà la sesta edizione di Independents. Ne abbiamo parlato con il suo curatore, Cristiano Seganfreddo.

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ArtVerona, Independents 2014 - Mantra, Rocco Dubbini per - Courtesy Sponge Arte Contemporanea

ArtVerona, Independents 2014 – Mantra, Rocco Dubbini per – Courtesy Sponge Arte Contemporanea

Partiamo dall’inizio: com’è nato questo progetto e perché? Prova a fare rewind e raccontaci.
La diversità si genera sui bordi. Ai confini delle istituzioni. Nei luoghi dimenticati e improbabili. Independents è nato nel 2010 e da allora sono quasi trecento le realtà che hanno aderito alla nostra chiamata. Una vera mappatura su tutta Italia. Un database importante, un archivio sulle realtà creative italiane (associazioni non profit, collettivi, editorie, blogger impegnati in progetti espositivi, di arte pubblica, di arte partecipativa, di arte performativa, di residenza, di documentazione e archiviazione, di contaminazione e sperimentazione di linguaggi….).
Un paesaggio così ricco e inaspettato di progettualità attiva spesso disperso e poco conosciuto, se non da Artribune, che in realtà è il vero hub progettuale italiano. ArtVerona ha il merito di aver sperimentato un’idea sui margini, non commerciale, e molto sperimentale. Coraggiosi e davvero apripista. Ma non solo: nel 2013 infatti il format si è esteso anche a realtà italiane con sedi all’estero, da Los Angeles a Londra, fino ai villaggi berberi Imlil e Oukameiden.

Quali sono stati i passaggi cruciali che hanno segnato la crescita del progetto?
Costruire una contaminazione e un dialogo attivo tra il mercato istituzionale e la parte indipendente. Due mondi apparentemente lontani e in contrasto, che invece si possono nutrire.
L’aver dato spazio già nel 2012 ai blogger d’arte e alle editorie minori (Olivares Cut, blog di Petra Cason; Bcomeblog.com, progetto editoriale online di Latina; BOLO Paper, editore indipendente di Milano; Branchie, Contemporary culture network and publishing di Venezia; Boîte e Print About Me) che portano avanti autentici percorsi di ricerca e sperimentazione con modalità davvero libere e indipendenti. A progetti di residenza cresciuti negli anni come Sponge ArteContemporanea/Pergola, CARS/Omegna, RAVE-East Village Artist Residency/ Trivignano Udinese; a progetti di documentazione/archivio per tenere le tracce di percorsi come AR.RI.VI – Archivio Ricerca Visiva e Viafarini/DOCVA a Milano o Lab-Yit – The Italian Contemporary Art Platform in China; a progetti d’intervento in spazi pubblici, come Site Specific/Scicli o Spazi Docili/Firenze; a collettivi come S’ODINONSUONARE, interessato a creare nuovi strumenti musicali che si suonano con il movimento del corpo, o Unità di Crisi, collettivo composto da grafici, teorici della comunicazione visiva, architetti, docenti.

Cristiano Seganfreddo

Cristiano Seganfreddo

E poi arriva un premio…
Sì, nel 2014 gli si affianca esattamente un premio, 2.000 euro messi a disposizione da AMIA – Azienda Multiservizi di Igene Ambientale di Verona, a dimostrazione che anche le istituzioni iniziano a prestare attenzione, tanto che il Maxxi ha da pochi mesi lanciato una piattaforma per il no for profit.

Quest’anno il progetto si chiama i6. Perché? Quali sono le novità del 2015?
Dopo cinque anni c’era bisogno di un ulteriore passo avanti, anche alla luce dell’accreditamento della fiera e del format, che è cresciuto ed è diventato maturo. Siamo passati da trenta a sedici realtà, nel segno di una maggiore selezione, con un lavoro stavolta non solo sulla rappresentazione della situazione in Italia, ma sulla produzione di progetti di qualità, tema dell’edizione.

Chi ci sarà a Verona?
Abbiamo voluto mettere a confronto realtà consolidate come Connecting Cultures/Milano, Love Difference, nato da un’idea di Michelangelo Pistoletto/Biella, Utilità Manifesta/Terni, che partecipa a contest internazionali, Centrale Fies/Dro e roBOt/Bologna. Questi ultimi i due festival di arti performative e musica elettronica più significativi in Italia.
Abbiamo anche una serie di realtà molto giovani (Atipografia/Arzignano, uno dei venti progetti finalisti di Culturability.org, la piattaforma dedicata a percorsi di innovazione culturale e sociale che promuovo benessere e sviluppo sostenibile, sostenuta dalla Fondazione Unipolis), Zoe/Lodi (start up capitanata da due giovani di 30 e 26 anni, tra le prime realtà culturali a essere qualificata “impresa sociale”), Il Metodo Salgari/collettivo italo-messicano (che in occasione di Progetto Città Ideale ha presentato a Milano, alla Fabbrica del Vapore, una riflessione sul concetto di uniformità e negazione degli stili locali proprio dell’architettura internazionale). Progetti che fanno passare il messaggio che il non profit si può strutturare con team dedicati, attività di fundraising, rapporti con le istituzioni. Ovvero reinventare il ruolo del contemporaneo che non è solo mostre, mostrine o mostrone.

Cosa in questi anni è andato meglio di quanto ti eri prefisso e cosa invece è andato peggio?
Meglio: aver capito un’esigenza di cambiamento e di racconto anche di una parte off del Paese. Abbiamo dato credito, spazio, visibilità a realtà che poi sono cresciute e si sono rafforzate. E oggi sono diventate mature per contribuire a un cambiamento della società.
Peggio: la stessa cosa, la fatica, il pregiudizio, la distanza avvertita talvolta dalle amministrazioni e istituzioni pubbliche. Forse anche la debolezza progettuale e la mancanza di ambizione di progetti che avrebbero molto da fare e da dire ma che rimangono con la testa troppo locali.

Art Verona 2010 / Independents - Archivio Bonotto

Art Verona 2010 / Independents – Archivio Bonotto

Torniamo ai progetti che quest’anno sono stati selezionati.
Sedici realtà, nove new entry, tutte realtà con progetti forti, nel segno della ricerca, contenuto, qualità, tema indicato per questa edizione. Di alcuni come Zoe, Utilità Manifesta, roBOt, Print About Me, Site Specific, Il Metodo Salgari, Atipografia, ho già accennato. A questi si aggiungono Connecting Cultures, che partecipa con out of fashion, un progetto sulla cultura della moda consapevole, etica e innovativa; Love Difference, che porta upgrade, un progetto pilota che valorizza la fase adolescenziale della vita, quale momento di caos generativo; Centrale Fies, che presenterà una riflessione su cosa significhi collezionare performing art.
Ma all’appello mancano anche Art Company, che con Chiara Canali da anni porta avanti un preciso percorso di indagine sulla multimedialità; la Fondazione Collegio Artistico Venturoli, che dal 1825 sostiene i giovani artisti bolognesi e partecipa con un collettivo capitanato da Anton Roca, nato tra i suoi borsisti; Spazi Indecisi di Forlì, che con In Loco ha innescato un’azione capillare di rigenerazione urbana in diversi siti abbandonati della Romagna, restituendoci una mappa inedita e virtuale di una porzione d’Italia; Lungomare, che porta il risultato di un progetto di residenza dell’artista turco Can Altay a Bolzano, che ha lavorato in stretta connessione con il territorio e la sua popolazione; BOCS – Box Of Contemporary, uno spazio a Catania gestito da artisti ed esterno al circuito espositivo tradizionale.
E non poteva mancare La società dello spettacolo, vincitrice ad ArtVerona della passata edizione, che nel 2015 ha avviato con Viaindustriae Performing Santacaterina, un progetto di creazione performativa site specific. C’è poi un appuntamento off, che il 2 e 3 ottobre vedrà ospitare da Reverse, partner del format, Humus di Venezia, con un progetto legato alla cultura orale del territorio e MyHomeGallery.org, che con la sua piattaforma attualmente sta concorrendo tra i quaranta finalisti di CheFare!

Ora tocchiamo un tasto dolente, ma dobbiamo toccarlo: il tuo progetto per ArtVerona è stracopiato da tutti. È solo un fastidio o anche un onore?
Penso di aver semplicemente anticipato qualcosa che era nell’aria e che dopo si è consolidato. Trovo sia interessante generare idee e progetti che poi assumono uno sguardo più ampio e a cui altri poi si ispirano. È una sorta di sharing progettuale che migliora spesso l’idea iniziale e la rafforza. Gli spazi indipendenti e aperti devono essere sostenuti, per cui ben venga che altri, molti, lo capiscano e aiutino questa dimensione progettuale. Importante che non sia una moda ma che sia un aiuto concreto e non retorico a questa parte fondamentale della cultura di un Paese.

Vogliamo passare in rassegna, senza spirito polemico ma solo per amor di verità, tutti coloro che, per così dire, si sono ispirati alla tua idea di tanti anni fa?
Sicuramente tanti. Da Bologna a Milano e a Torino, da ArtBasel al Maxxi. E questo significa che è il momento degli indipendenti!

Massimiliano Tonelli

Verona // dal 16 al 19 ottobre 2015
ArtVerona – i6
a cura di Cristiano Seganfreddo
www.artverona.it/in-fiera/i6/

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