Burriana / 4. Viaggio in Italia sulle tracce di Alberto Burri. Verso la Sicilia, tappe a Roma e a Napoli. Ricordando il “lungimirante” Umberto Terracini…

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Alberto Burri, Grande Cretto nero, 1978, Museo di Capodimonte, Napoli

Alberto Burri, Grande Cretto nero, 1978, Museo di Capodimonte, Napoli

 

Siamo in agosto, tempo di vacanze e di viaggi. E allora anche Artribune ha deciso di raccontarvi un viaggio: ma non uno qualsiasi, bensì – onorando la propria “ragione sociale” – uno ad alta caratura artistica. Con la nostra Antonella Crippa seguiamo dunque un tour d’Italia sulle tracce del grande Alberto Burri, nel centenario della nascita. Da Milano a Perugia, fino a Gibellina, una serie di news per raccontare luoghi, opere, musei, persone, sensazioni legate all’artista umbro, sempre con parole e immagini…

Arrivata a Roma, la mattina presto vado nel cuore dell’Urbe per interrompere il viaggio burriano e prendere una boccata d’ossigeno. Il complesso del Foro romano, del Colle palatino e della Via sacra è una grandiosa meraviglia italiana che è troppo facile liquidare lamentandosi della totale assenza dei più elementari servizi (acqua solo da cinque fontanelle per un luogo archeologico tra i più estesi al mondo; nessun punto di ristoro; bagni impraticabili; le audioguide non funzionano perché piove; nessun leaftlet con una piantina; visite guidate sporadiche; le vie d’accesso nascoste dai cantieri). Anche se la gestione è da periferia dell’impero, i fori sono letteralmente mozzafiato.
Intanto, a Milano, sembra stia scoppiando la Burri-mania. Lorenzo, giornalista in vacanza all’Expo con moglie e figli, mi telefona e parla dei Burri che ha visto al Museo del Novecento e alla Fondazione Prada. Jacopo, storico dell’arte, manda la fotografia della sua camera da letto sulla cui parete sono appese le sei immagini del Colosseo (!!) rielaborate dal maestro per la comunicazione dei Mondiali del 1990; ci tiene che sappia che sono “stampate dalla tipografia Petruzzi di Città di Castello e allestite secondo l’ordine prescritto“. Indago “Cosa fai a Milano?“, risponde “Veglio su me stesso“. Sono soffocata dalle mie risa sotto la Colonna di Foca, leggendo un whatsapp… Proprio al Colosseo, comunque, ricarico le pile e mi sposto alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dove ho la sensazione di essere letteralmente in un testo di storia dell’arte. Gli archeologi di de Chirico del 1927, il Nudo sdraiato di Modigliani, il Morandi metafisico, il Cavallo + Cavaliere + Caseggiato di Boccioni, la Marchesa Casati di Boldini, il Trittico dei Viventi di Balla, un numero imprecisabile di Pascali… Nella sezione centrale intitolata “Scusi, ma è arte questa?”, sono state allestite le opere che hanno suscitato scandali o polemiche nel corso dei decenni. Vicino a 13 Fontana e 4 Manzoni, ci sono 8 strepitosi Burri (2 plastiche, 1 cretto, 1 ferro, 1 legno, 1 sacco, 1 catrame, 1 gobbo), una mini antologica. Il Grande sacco del 1952 presentato da Palma Bucarelli, formidabile responsabile del museo dal 1942 al 1975, provocò persino un’interrogazione parlamentare. Il senatore Umberto Terracini, il 10 aprile 1959, chiese quale cifra fosse stata pagata dalla Galleria nazionale d’arte moderna “per assicurarsi la proprietà della vecchia, sporca, sdrucita tela da imballaggio che sotto il titolo di ‘Sacco Grande’ è stata messa in cornice da tale Alberto Burri e che figura attualmente nella sala dedicata ai nuovi acquisti di detta Galleria“. Sempre poco, mi verrebbe da rispondergli, considerati gli attuali ampi margini di rivalutazione che l’artista consente.

Anche il Grande Cretto nero 1978 del Museo della Reggia Capodimonte di Napoli, dove arrivo dopo un’ora di treno, suscitò non poche polemiche. La Reggia è in un parco con le palme alte da cui si vede tutta Napoli; sale su sale di capolavori si susseguono fino alla celeberrima Flagellazione del Caravaggio, dove era stato sistemato anche il pannello. Fratello gemello di un altro Cretto destinato all’università di Los Angeles, ne avevo visto il bozzetto a Palazzo Albizzini a Città di Castello solo da qualche giorno ma non ero preparata all’impatto con i suoi 15 metri di lunghezza e 5 di altezza. Marina Santucci che mi accompagna in una visita riservata della sezione d’arte contemporanea del museo, testimonia del grande affetto e rispetto che i napoletani dimostrano oggi per questa opera imponente e misteriosa. Con i suoi solchi bui e i rilievi spigolosi negli occhi sono pronta per imbarcarmi per la Sicilia.

– Antonella Crippa

 

 

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