Servono ancora musei e biennali? Nell’Arena ai Giardini e al Teatro alle Tese all’Arsenale la Biennale di Venezia lancia un ciclo di incontri “politici” fra lavoro, diritti umani, emigrazione

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Okwui Enwezor

Okwui Enwezor

Il calendario della 56esima Biennale di Venezia non smette di arricchirsi. Stavolta i riflettori sono puntati su una coppia di progetti speciali che porteranno in scena, sullo sfondo dell’Arena, nel cuore del Padiglione Centrale de Giardini, e del Teatro alle Tese dell’Arsenale, una serie di dibattiti improntati a sciogliere alcuni nodi della contemporaneità. Si parlerà di diritti umani durante i panel orchestrati da Gulf Labor Coalition, il collettivo internazionale impegnato a tutelare il lavoro – spesso sommerso – di quanti contribuiscono alla buona salute del sistema dell’arte, tra il Golfo Persico e l’Asia meridionale. In prima linea al fianco dei lavoratori migranti impiegati nella costruzione delle nuove sedi culturali sull’isola Saadiyat ad Abu Dhabi, il collettivo ha invitato alcune tra le voci più significative del panorama artistico mondiale a confrontarsi sui delicati punti di contatto fra creatività, migrazione, cultura, attivismo e lavoro.
Il 29 luglio e il 2, 5 e 9 agosto, l’Arena accoglierà, tra gli altri, Walid Raad, Nitasha Dhillon, Andrew Ross e lo stesso Okwui Enwezor, chiamati a discutere con il pubblico dell’effettiva utilità di musei e biennali in un contesto come quello attuale, spesso dominato dallo scontro tra “cultura alta” e “lavoro duro”. Dall’11 al 13 agosto, anche il Teatro alle Tese dell’Arsenale aprirà le porte al pubblico per una tre giorni all’insegna del Creative Time Summer 2015, il meeting annuale sviluppato e diretto da Nato Thompson, curatore di Creative Time, l’organizzazione che da anni sostiene progetti incentrati sul legame tra il gesto creativo e lo spazio pubblico. The Curriculum – questo il titolo dell’edizione veneziana – riunirà quasi 60 relatori provenienti da 20 paesi diversi. Artisti, insegnanti, teorici e attivisti si confronteranno sul valore del “curriculum” nella società contemporanea, interrogandosi sulla possibilità di ampliare i modi di intendere il sapere. Gli argomenti spazieranno dalla formazione degli artisti nelle strutture didattiche al futuro educativo in Afghanistan, passando per la pedagogia della decolonizzazione. Tante le personalità invitate – dal presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani all’artista palestinese Emily Jacir, dal filosofo Achille Mbembe ai nostrani Cesare Pietroiusti e Marinella Senatore – con l’auspicio che gli intenti fermamente politici di questa Biennale trovino finalmente la giusta occasione per esprimersi.

Arianna Testino

www.labiennale.org

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