Il senso del Pecci per la luce. Maurice Nio e il suo museo baciato dal sole

Grande attesa per l'inaugurazione del Museo Pecci di Prato. La nuova ala, disegnata da Maurice Nio, è quasi pronta. Un breve documentario racconta lo spirito del progetto, soffermandosi sulla magia dei sistemi d'illuminazione...

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Ampliato, rinnovato, ripensato nella forma e nei contenuti, il Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato è ancora in pieno cantiere. Passato intanto sotto la guida di Fabio Cavalluci, il Museo scandisce con una serie di attività culturali il tempo che lo separa dal grande opening e dalla presentazione del suo nuovo volto.
La futuristica ala, progettata dall’architetto olandese Maurice Nio, si aggiunge al corpo originario di Italo Gamberini, abbracciandolo e raddoppiandolo. Servirà a creare spazi per servizi aggiuntivi (sale lettura, bookshop, bar, ristorante, etc.) e ulteriori gallerie destinate alla collezione permanente, alle mostre temporanee, a eventi di musica, design, teatro, cinema. Il Pecci punta insomma a diventare un potente polo culturale per le arti contemporanee, dal respiro internazionale.
La silhouette anulare disegnata da Nio, sorta di struttura curvilinea che ricorda una navicella spaziale, punta moltissimo sull’elemento luminoso. La luce che esalterà opere e allestimenti è quella naturale, veicolata da specifiche aperture: sono i Solatube, dispositivi che catturano, trasportano, controllano elettronicamente e diffondono i raggi del sole, in maniera ecologica, economica e impeccabile dal punto di vista della resa cromatica e del light design.

Il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, Maurice Nio

Il Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, Maurice Nio

Distribuito in Italia da Infinity Motion, il sistema Solatube è stato scelto dallo studio illuminotecnico Kino Workshop, diretto dall’architetto Bernardo D’Ippolito, per recepire e concretizzare la visione di Maurice Nio: “L’idea è avere la luce naturale che entri dall’alto e illumini direttamente le opere d’arte”, spiega Nio, così che la nuova faccia dell’edificio diventi “una nuova porta verso la città, un nuovo ingresso fisico e mentale”. Perché un museo, in fondo, rappresenta anche un canale, un passaggio privilegiato e differente da cui accedere al futuro della città stessa.
Nel bianco candido che domina gli interni e nella volontà di aprirsi – metaforicamente e concretamente – al tessuto urbano, il Pecci del terzo millennio affida alla luce un compito importante: non solo una corretta illuminazione dei lavori esposti, ma anche la definizione di un ambiente cristallino, avvolgente, solare, metafora perfetta di questa apertura osmotica, intimamente generativa.

Helga Marsala

https://centropecci.wordpress.com/

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