Storia della Galleria Continua. Il successo della provincia

Tre ragazzotti che partono da un paesino di provincia e conquistano il mondo. È la storia edificante della Galleria Continua, che da San Gimignano – mai abbandonata – hanno scalato le vette dell’artworld. Lavorando con artisti di altissimo livello e aprendo sedi a Pechino e Parigi, e ora anche a Cuba.

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Anish Kapoor, Descension, 2015 - Courtesy the artist e Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Les Moulins - photo Ela Bialkowska, Okno Studio

Anish Kapoor, Descension, 2015 – Courtesy the artist e Galleria Continua, San Gimignano-Beijing-Les Moulins – photo Ela Bialkowska, Okno Studio

Un successo italiano, quello della Galleria Continua che, da quando lo scorso dicembre ha vinto il Premio “Eccellenza Italiana” nell’ambito dei China Awards 2014, non placa la sua ambizione e prosegue inaugurando nuove sedi all’estero, ultima in ordine cronologico quella di Cuba.
Da Daniel Buren ad Ai Weiwei ad Anish Kapoor, molti big internazionali sono nelle scuderie della galleria, nata nel piccolo paese di San Gimignano, tra le colline senesi. Dalla sala cinematografica del borgo toscano, ricco di storia e tradizioni, i tre amici sono approdati prima in Cina, poi nella campagna parigina e infine a L’Avana, dopo pochi mesi dal disgelo fra Raul Castro e Obama.
Ma cosa si nasconde dietro il successo della galleria dai nomi d’oro? Il numero perfetto delle anime della galleria, i tre amici diversi e complementari che giocano d’anticipo. Sono stati i primi a scommettere sulla New York medievale, tra i primi ad arrivare a Pechino nel celebre quartiere 798 Art District, e anche questa volta in prima linea nello scommettere sul Centro America, a un passo da Miami e dai più grandi collezionisti del mondo.

INTERNAZIONALITÀ: UNA NECESSITÀ PIÙ CHE UNA SCELTA
Insieme a Lorenzo Fiasco abbiamo riflettuto sulle possibilità che rendono la Continua così forte nel mondo e abbiamo visto come il successo si basi su un mix di elementi che costituiscono la forte identità della galleria, rendendola unica nel panorama internazionale.
Guardando all’esperienza di Continua e delle altre gallerie che hanno adottato una strategia di espansione oltre i confini del Belpaese, viene da pensare che nel comparto artistico italiano il concetto di internazionalizzazione non sia solo propedeutico ma anche necessario per la crescita. A suggerirlo non solo i successi di questa esperienza, ma anche gli innumerevoli insuccessi di quelle iniziative private che, per scelta o per necessità, non hanno adottato linee internazionali e che adesso brancolano nella palude della sussistenza.

Ai Weiwei con i galleristi della Galleria Continua

Ai Weiwei con i galleristi della Galleria Continua

LA GALLERIA OLTRE LA GALLERIA
L’esperienza della Galleria Continua ha dalla sua parte anche un’intelligente visione di ciò che è il concetto di spazio espositivo: innanzitutto tutte le sedi si distinguono per una forte connotazione, insistendo sul recupero architettonico di spazi lontani dai grandi centri o ripensati radicalmente.
Dal cinema Anni Cinquanta sulle colline di San Gimignano alla riscoperta della campagna parigina a Les Moulins de Sainte Marie, la sensibilità per il paesaggio comporta la scelta di sedi inusuali, insieme all’attenzione verso il tema della rigenerazione urbana. E tutto questo in tempi non sospetti, vale a dire negli anni in cui il concetto di rivalutazione del tessuto immobiliare economico e sociale attraverso la cultura non era un mantra ormai completamente svuotato di contenuto come accade invece oggi.

LA DISLOCAZIONE E IL RAPPORTO COL TERRITORIO

Alcuni parallelismi si ritrovano tra la sede in Cina e l’ultimissima a Cuba: entrambe con una complessa situazione sociale, dove l’arte può impattare per la crescita del Paese. Questa è la funzione ideale dell’arte, secondo Lorenzo, “un’arte che promuova progetti filantropici. La scelta di sede dislocate da San Gimignano, per un’impronta di continuità con il passato, alla campagna francese, per far respirare l’arte anche a chi vive al di fuori dei grandi centri urbani”.
E in merito a Cuba: “Confutiamo ogni ipotesi che, seppur romantica e affascinate, non è veritiera: i progetti della Continua su Cuba erano iniziati già molto prima del disgelo storico con gli Stati Uniti; come per tutte le altre sedi, anche l’Avana è stata scelta per la sua storia, per la cultura e l’orgoglio del popolo cubano, per la sua posizione geografica di ponte tra il Nord e il Sud America, ponti da costruire attraverso gli artisti e le loro opere. Infatti già lo scorso 16 dicembre Pistoletto realizzava il suo Terzo Paradiso con le cento barche di pescatori cubani unite da un mare simbolico, lo stesso che bagna e unisce idealmente le due Americhe”.

Galleria Continua, Le Moulin

Galleria Continua, Le Moulin

Come fu a Pechino, anche a Cuba la Continua non vuole intervenire come conquistadores ma ricerca sempre la mediazione culturale con il territorio che la ospita con mostre che con “dolcezza” cercano di presentare artisti provenienti da cinque continenti. Così come esattamente dieci anni fa fecero a Pechino, la cui novità consisteva proprio nell’esporre artisti internazionali in Cina. Attraverso il programma della residenza d’artista, cercano di far incontrare e mediare l’artista con la realtà locale dove esporrà le sue opere. Non è di certo un caso che Ai Weiwei realizzi la sua prima personale a Pechino a dieci anni dall’apertura della galleria.
Instaurare processi di cambiamento per poter valorizzare il territorio attraverso attività di medio periodo, non insistendo, come spesso accade per i processi di rigenerazione urbana, su ritmi dettati dalla durata (ristretta) del finanziamento comunitario, permette di costituire una credibilità non solo artistica ma anche sociale e imprenditoriale. Attivare questi processi in zone in cui il margine di crescita è più alto (Pechino, Cuba, la periferia parigina) consente invece di massimizzare gli impatti che queste operazioni possono generare.

IL NETWORKING E IL MERCATO
Altro carattere vincente della Continua è la forte attività di networking sia con altre gallerie che con altre attività culturali. Il risultato è un approccio sinergico, grazie al gruppo di artisti che rende affermata la galleria e alle stese attività di networking. Dal progetto Spheres de Les Moulins, che ha riunito diverse gallerie internazionali, all’ultima mostra di Ai Weiwei a Pechino in collaborazione con il Tang Contemporary Art Center.
Un network, quello messo in piedi dalla Continua, che permette di giocare di volta in volta d’anticipo, comprendendo in anticipo come e soprattutto dove si orienterà il mercato. Così da essere presenti alla prima edizione di Art Dubai, così da arrivare per primi a Cuba e a due passi da Miami, e forse tra i primi a guardare all’Africa.
Il futuro come sarà? Probabilmente investiranno sugli artisti dei Paesi emergenti che “hanno ancora molto da dire”, per continuare quel discorso di ponti e relazioni che la Continua cerca di costruire, mostrando come la galleria possa immaginare il “commercio non tanto come il fine quanto uno strumento per fare cultura”.

Stefano Monti

www.galleriacontinua.com

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  • Whitehouse Blog

    Non viene menzionato l’evento fondamentale per questa galleria, la radice che l’ha potuta rendere quello che è. Ossia l’esperienza di Arte all’Arte a cavallo tra anni 90 e 2000, unita al quoziente “esotico” dei paesini toscani per il sistema internazionale. Con la manifestazione “Arte all’arte” la galleria Continua ha potuto attirare finanziamenti della regione per poi poter invitare artisti di caratura internazionale, e soprattutto poterli conoscere. Dalle pubbliche relazioni sviluppate in quegli anni la Galleria si è poi intelligentemente sviluppata all’estero. E’ triste dirlo ma il mercato si regge quasi unicamente sulle pubbliche relazioni. Ecco la sovra-esposizione e la sovra-valutazione di un’artista come Weiwei, fatalmente legato a pratiche dadaiste anni 50 e famoso perché proveniente da un paese molto grande e molto retrogrado.

  • Tutto bene, fino a quando non si parla (a sproposito) di rigenerazione urbana. Qui si tratta di operazioni intelligentissime di marketing, pianificate a tavolino da professionisti del settore, che individuano con chirurgica precisione a livello globale le aree dove poter attivare questi processi di mercato, le famose “zone in cui il margine di crescita è più alto (Pechino, Cuba, la periferia parigina)”, dove diventa scontato “massimizzare gli impatti che queste operazioni possono generare”.
    In altre parole, ogni colpo deve essere sempre e necessariamente un centro al bersaglio.
    Nulla quindi della sperimentalità e del rischio ma anche del grande impatto sul tessuto sociale che ogni processo di rigenerazione urbana (che si meriti ancora questa logora etichetta) si porta faticosamente dietro.
    Concretamente: Stazione di Topolò è stato ed è un vero esempio di quella oggi definita come rigenerazione urbana, non lo sono le pur eccellenti operazioni di Galleria Continua.

  • Stefano

    Gentile dott Farina, la sua descrizione chirurgica non deduce
    Processi di rigenerazione urbana ma vere e proprio operazioni immobiliari. La rigenerazione urbana mai come adesso necessità di iniezioni(tanto per rimanere in tema) di processi e fermenti culturali.
    In ogni caso grazie per il suo commento efficace ed interessato.

    • Gentile Stefano
      grazie per il dott. ma sono un semplice architetto che da anni si occupa di questi temi.
      Quello che lei dice e quello che io ho scritto combaciano perfettamente, rileggendo bene e conoscendo il lavoro svolto negli ultimi decenni da Stazione Topolò, iniziativa che ho citato a solo titolo di esempio e nella quale non sono mai stato minimamente coinvolto se non dal piacere di esservi stato in veste di visitatore per osservarne gli evidenti risultati positivi.
      Il mio commento è fermamente ‘interessato’ solamente a non confondere la rigenerazione urbana, quella scientificamente definita da Evan e Shaw, con altre operazioni culturali di altissimo livello che però non ne riportano il carattere sperimentale, processuale, collaborativo e partecipativo.

  • Maremmina strascicooona