Immagini e video della mostra di Ernesto Neto alla TBA21 di Vienna. Il brasiliano sorprende con una nuovissima perforance eco-etnologica

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Ernesto Neto and Huni Kuin. Aru Kuxipa, Sacred Secret, TBA21, Vienna

Artista notissimo, Ernesto Neto (Rio de Janeiro, 1964) è universalmente riconoscibile per aver creato grandi installazioni di colore chiaro pendenti dal soffitto: forme morbide, allungate, astratte, fatte di materiale elastico semitrasparente, dentro il quale si addensano grumi di spezie aromatiche o di pallini di polistirolo. In effetti la prima sala del bel padiglione espositivo della TBA21, nel parco Augarten di Vienna, è esattamente così, con la gradevole dominante cromatica dei “sacchi”, un’acqua marina chiarissima. Varcata la soglia della seconda grande sala, l’atmosfera cambia totalmente. È quella di un consesso di sciamani amerindi appartenenti all’etnia Huni Kuin che dimora nella foresta amazzonica al confine con il Perù.

Sotto un’enorme tenda a ragnatela agganciata al soffitto, tesa a coprire in basso tutta l’aula, gli aborigeni, vestiti con costumi tipici, parlano al pubblico ospite, disposto a semicerchio, come a dei discepoli. Parlano – in portoghese – di aru kuxipa (segreto sacro), del loro rapporto con l’ambiente nativo, descrivendo la simbiosi con la vegetazione, con gli animali, gli echi, le visioni, le armonie, le fantasie. Tutto sotto l’effluvio di fumi aromatici di cui beneficia abbondantemente anche il pubblico. Neto stesso, seduto accanto agli sciamani, ha lungamente introdotto la seduta con soavità di linguaggio, per chiudersi infine in un profondo silenzio. Lo si sente solo, di tanto in tanto, emettere un sibilo labiale per espellere d’un colpo l’aria dai polmoni.
Corteggiato e intervistato da molti media, anche noi, neanche a dirlo, gli abbiamo rivolto qualche domanda per cercare di capire meglio questa sua immersione nell’etnologia aborigena, che pare tanto una esperienza introspettiva. A breve vi faremo sapere cosa ci ha risposto.

Franco Veremondi

 

 

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