Fine o fini dell’educazione?

In una situazione malandata come quella in cui versa la scuola - di ogni ordine e grado - nel nostro Paese, è forse meglio fare un passo indietro, anzi due: teorico e cronologico. E ripartire dai fondamentali, che hanno almeno un nome: Bertrand Russell.

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Jean Vigo, Zero in condotta (1933)

Jean Vigo, Zero in condotta (1933)

Il collasso del sistema educativo, il tramonto di una istruzione necessaria alla formazione del pensiero critico e l’inevitabile destabilizzazione nonché inaridimento dei ruoli pedagogici hanno prodotto, in Italia come altrove, un malessere collettivo avvertito non solo all’interno di un “precariato di massa che”, nonostante tutto, “tiene ancora in piedi la scuola”, ma anche uno scontento generale tra gli ambienti di una giovinezza reale che si documenta, che ha ancora la voglia e la speranza di poter cambiare lo stato attuale delle cose.
La scuola è finita, ha apostrofato – a ragion veduta e non senza rammarico – Roberto Ciccarelli sulle pagine di Alfabeta2. È finita perché non ci sono i presupposti per andare avanti, perché non ci sono gli strumenti e i materiali di base, perché la recherche di un posto a tempo indeterminato si risolve, oggi, in un avvilente quiz dal profumo scadente e nauseante. Ma non un quiz come quello diretto da Mike Bongiorno, il noto Lascia o Raddoppia dove hanno sfilato figure memorabili – Filiberto Menna (allora medico condotto, in qualità di esperto d’arte nel 1957) e John Cage (presente come esperto di funghi nel 1959) ne sono alcune – per arricchire il telespettatore italiano, piuttosto una squallida performance, “una prova d’esame o una selezione del personale” dove “non conta il percorso scolastico e professionale” degli insegnanti, “ma il valore d’uso della sua forza lavoro nell’istante in cui essa serve”.
L’impoverimento della didattica a discapito di una burocrazia sempre più esigente e lo sfiancamento del docente rappresentano, così, alcuni sintomi di una inevitabile rovina. Di un buco educativo utile a sradicare quella che Umberto Eco ha definito essere, in tempi non sospetti, “pratica della diffidenza quotidiana”. Un esercizio necessario a farsi una propria idea, a sospettare che il fatto sia, in molti casi, un semplice factoid (Mailer), uno pseudoevento (Dorfles), una velina rosa dietro la quale si nascondono apparecchi molto più complessi che mirano a massaggiare, ad addomesticare il cervello del singolo e della specie.

Bertrand Russell

Bertrand Russell

Tuttavia, nonostante i vari avvilimenti e le umiliazioni del sistema scolastico, nonostante i tagli radicali a un capitolo di spesa indispensabile, l’educazione si pone ancora come un continente culturologico irrinunciabile. Perché lo scopo di un’istruzione reale, sana, generosa e democratica, lontana dalla dittatura dei partiti o dai Wirtschaftswerte fondati sul saccheggio sfrenato delle risorse naturali (Beuys), è quello che, secondo Bertrand Russell, deve “trasmettere il senso del valore delle cose che non fanno parte delle forme di dominio”, deve “contribuire a creare i cittadini di una comunità libera” (Power: A New Social Analysis, 1938). Non a caso, accanto alle degenerazioni del sistema politico, alle deviazioni e alle devitalizzazioni dell’organismo istruttivo che vive un lutto e una mancanza quanto mai scoraggiante, ci sono bagliori di speranza, luci creative che continuano a vedere – è ancora Russell a scrivere – nell’“immaginazione le possibilità del futuro e il modo in cui esse devono essere realizzate” (Proposed Roads to Freedom, 1919).
Seppur sbiadita o eclissata in un circuito che ha derubato idee e principi formativi, l’educazione resta, allora, un luogo di affermazione dell’individualità, “di una salda identità personale”, evidenzia Fulvio Papi, “di un sufficiente senso della realtà, di una informazione adeguata alle domande sociali, di una attitudine creativa adatta a risolvere i problemi che si presentano, di un senso morale”, infine, “socialmente aperto e costruttivo” (Educazione, 1978).

Antonello Tolve

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #13/14

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  • A questo proposito mi sembra interessante rilevare che nel nostro paese ,negli ultimi venti anni, gli studenti meno brillanti alle scuole medie, venivano dirottati verso l’istituto d’arte. Spesso non è detto che i “meno brillanti” alle medie, lo siano veramente. Certo è che questa direttiva esprime bene lo status che gode l’arte in italia. Senza accorgersi che l’arte non è un oggetto ma una sensibilità per fare OGNI COSA: dalla politica, all’ingegneria, alla gestione del proprio privato (vedi catastrofi famigliari degli ultimi anni).

    D’altro canto le accademie in Italia sono luoghi spesso fuori dal tempo, che pensate così non hanno ragione di esistere.

  • Carissimi…!
    Un peccato vero Carissimi …!
    Un peccato vero catalogar l’arte in una posizione come questa…! come si fa ha pensare che l’arte è esercitata di chi non è capace di fare niente..? francamente è una offesa per i veri artisti, vorrei pur troppo deludervi e ricordarvi che l’Arte Vero ! È qualcosa di superiore a qualsiasi materia y/o professione, giustamente per la natura che soltanto i veri dotati di questa virtù possano esercitarla e soltanto i veri saggi possano capirla perciò vi prego di capire bene il Vero Arte y il Vero Artista…! ce troppa confusione del concetto dell’arte giustamente per la esagerata pubblicità d’arte e non sapere una volta per tutto classificare cosa è VERO ARTE E COSA E DIVERTIRSI A FARE L’ ARTISTA…! e poi i giornalisti dovrebbero fare meno pubblicità a chi si diverte prendendo in giro con certe cose in nome dell’Arte…! L’arte non deve essere pretesto per la cattiva educazione che esiste e vene pur troppo d’anni, semplicemente per mettere in ordine e ritrovare la vera Cultura nella Culla della Cultura quale Italia, sopratutto parlo del mio settore ARTE, devono fare una riforma completa, rivoluzionare le Accademie, cambiare tutto il sistema per recuperare una corretta Educazione Artistica ed scoprire i veri talenti, considerò che nel aspetto Artistico-Architettonico – Culturale Italia è sempre in primo posto..! ineguagliabile, e grazie al passato non sicuramente al presente tranne eccezioni..! ma senza dimenticare che talenti ce ne sono e ce ne sono tanti basta identificarli veramente e seriamente.
    Ricordatevi che non tutto quello che si dice ARTE è ARTE….! imparare a leggere l’arte e molto importante…! non confonder materie diverse con Arte…! tutti vogliono esser’Artisti..! non esiste ! Ma non è detto che non si ami l’arte l’essere umano per fortuna e amante d’ogni cosa ma non confondere però d’essere artista..! Artista si nasce…! Intenditore, esperto, Critico, Storico si diventa con la conoscenza e la esperienza….!
    Le accademie servono per maturare il talento, e i professori devono essere ed aver questo talento anche d’ sapere identificar e indirizzare per il verso giusto al talento..! Un maestro vero di fronte a suoi studenti fa il maestro non il Artista…! per non entrare in conflitto d’interessi, perciò è li che si dimostra veramente il talento vero del Artista . Maestro ! Sapere proprio staccassi senza egoismo del suo Io in questo processo…! d’altronde anche gli artisti devono vivere e lavorare per mantener viva la passione..! non tutti i ragazzi che scelgono fare gli artisti o vanno a studiare arte per forza devono fare gli Artisti… e li i compito del maestro …!scoprire il vero talento del studente e aiutarlo a approfondire il suo percorso sia quale sia, ma sicuramente sarà una professione dentro il ambito artistico che ci sono tante per classificarli e così non deludere agli ragazzi ..! perché se scelgono il ambito Artistico significa che ce qualcosa in comune con la professione ma bisogna approfondire quale è la materia o il percorso d’abbracciare…!

  • Angelov

    Ma suvvia, non si può rimanere eterni studenti…
    E poi basta piangersi addosso.

    E’ l’impostazione culturale che va risettata: in Italia, se alla fine del liceo non sai dove sbattere la testa, ti iscrivi a Legge, e ciò ti da un gran senso di sicurezza, ma con il risultato che da noi, nonostante già Tacito avesse scritto che più leggi ci sono e più la corruzione è diffusa, abbiamo il maggior numero di leggi ed avvocati pro capite al mondo, e nel contempo la giustizia più lenta, nei suoi tempi.
    Se nelle Accademie si insegnasse agli studenti, oltre al saper dipingere i quadri, anche l’umiltà di saperli appendere al muro nel modo dovuto, senza fare troppi danni, questo sarebbe senz’altro un progresso rilevante.

  • Basti pensare che abbiamo avuto una pedagoga eccezionale quale la Montesssori che è sempre stata relegata in un ghetto quando all’estero il suo metodo è considerato validissimo. Un metodo che, visto il peso dato alle esperienze sensoriali come base della conoscenza, è vicino all’approccio artistico.

  • ben

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