Quel che resta del corpo. A Roma una serata dedicata ad Antonin Artaud, e al rituale del Quad di Samuel Beckett. Con una performance a più voci di O Thiasos TeatroNatura


Antonin Artaud

Si sfregava l’organismo umano perché le forze affiorassero. È a questo che serviva il teatro, è a questo che servivano le grandi feste sacre”: così Antonin Artaud scrive nel ’36 in Segreti eterni della cultura. E così si potrebbe introdurre la serata a lui dedicata, venerdì 3 maggio, alla Sala Cantieri Scalzi di Roma. Punto di partenza è il libro Out of order, quel che resta del corpo nello spettacolo contemporaneo, a cura di Maia Giacobbe Borelli (Bulzoni, Roma, 2012), testo che, confrontandosi con lo sfumare di ogni distinzione tra corpo materiale e corpo virtuale, intreccia le ultime parole di Antonin Artaud agli ultimi passi di danza di Michael Jackson, gli spettri televisivi di Samuel Beckett, ai personaggi dissestati di Pippo Delbono, i corpi a pezzi di Antonio Rezza, ai torsi di Marc Quinn, ai corpi nascosti dietro i muri dei Pink Floyd, alle orme sonore con le quali Robert Lepage affabula i suoi racconti “in una drammaturgia che cerca di ricostruire storie personali e identità, a partire da quello che resta del corpo nello spettacolo contemporaneo”.
Ma non è, questa, solo un’occasione di presentare il libro: ci sono i corpi in azione delle attrici di O Thiasos TeatroNatura, “per ricordare il corpo attraversato dalla scrittura di un Artaud ormai prossimo alla morte, che incarna nel suo corpo tutte le tensioni che hanno attraversato la storia e il teatro del suo tempo, fino a morirne, facendo di questa scrittura lo spazio del suo ultimo teatro”, spiega Borelli. Ci sono le letture di Sista Bramini e Camilla Dell’Agnola, tratte dalle ultime provocatorie grida del sempre luminoso Artaud: tra i testi utilizzati, Io Artaud e L’orrida tristezza del vuoto (da Succubi e Supplizi), Lettera a Paule (dal dossier della trasmissione radiofonica Per farla finita con il giudizio di dio) oltre ad alcuni testi dai cahiers di Artaud, inediti in Italia (Da un soffio a un soffio passa un corpo e Alienare l’attore). Infine, si può assistere al rituale del Quad, di cui è autore l’altrettanto immortale Samuel Beckett. Una densa occasione, dunque, per ripensare la autentica necessità dell’agire teatrale. O meglio, come direbbe l’Artaud del secondo Teatro della Crudeltà (quello dopo il manicomio), la necessità di “rifare il corpo”.


- Michele Pascarella

www.thiasos.it

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