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Il contemporaneo? È sempre in ritardo

Non c’è visitatore di Documenta che non l’abbia notata. Noi l’abbiamo messa in homepage immediatamente, la tenda di Thierry Geoffory. E poi gli abbiamo chiesto una riflessione sul suo gesto e sul contesto. Eccola qui. Magari servirà a qualcosa per il curatore della prossima edizione.


Thierry Geoffroy

Sono andato a Documenta per due ragioni: la prima era cercare di capire il contesto e le motivazioni di un evento così costruito e rispondere a esso con le opere d’arte. La seconda era mettere in discussione la legittimità dell’uso della parola ‘contemporaneo’ per una mostra che considero piuttosto un mercatino delle pulci o una fiera di antiquariato.
Ho iniziato a prepararmi nel 2011 mentre lavoravo alla mostra Biennalist allo ZKM di Karlsruhe e ho continuato fino a maggio 2012. Penso che un evento importante come Documenta non possa permettersi di comunicare affermazioni non verificate, non testate e non messe in discussione. Specialmente dal momento in cui la mostra dichiara di voler riflettere su genocidi e zone di guerra. Come il pittore mette in discussione la tela o il “white cube”, io metto in discussione le biennali, le fiere e Documenta.
La parte culminante e più visibile del mio intervento è stata il giorno (il D-Day) della conferenza stampa, durante la quale, vestito da casco blu dell’ONU, ho irritato la stampa presente mettendo in dubbio la necessità della loro presenza a Kassel dal momento che ci sarebbe urgente bisogno di giornalisti in luoghi di gran lunga più importanti (il personaggio ingenuo e pacifico che attivo si trova sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato). Più tardi, lo stesso giorno (il D-Day, 6 giugno), sotto l’ombra della quercia di Beuys di fronte al Fredericianum, ho piantato una tenda con quattro slogan, uno per ogni lato:
The emergency will replace the contemporary
The contemporary is always too late
I am not working for the tourism office
Fuhrung guidance navigation is a threat

Thierry Geoffroy

L’8 giugno, durante la notte, due artisti cinesi hanno piantato anche loro una tenda. Il 9 giugno la polizia ha autorizzato le due tende durante i controlli fatti in occasione della visita del presidente tedesco Joachim Gauck a Documenta. Più tardi, lo stesso giorno, il movimento Occupy iniziò a mettere su il proprio campo con una prima tenda. Il campo è poi cresciuto con rapidità.
Il 20 giugno il giornale d’arte belga Kunstart ha messo la mia tenda in copertina inquadrando la scritta The emergency will replace the contemporary. Il 21 l’opera di Thierry Geoffroy è stata rimossa. La traccia della sua sparizione era molto visibile sull’erba. L’artista José Luis Bongore di Kassel ha notato la sua scomparsa e ha scattato delle fotografie.  Si è poi messo alla ricerca dell’opera confiscata em dopo aver investigato, l’ha trovata nell’ufficio del Fredericianium dove gli hanno spiegato che “non avrebbe dovuto essere lì”.
Ironicamente, l’8 di luglio Documenta (che raramente comunica con note stampa) ha rilasciato una lettera speciale di benvenuto per il movimento Occupy, ora chiamato dOCCUPY.
Mi sono venute in mente molte domande: alcuni manifestanti sono più benvenuti di altri? I manifestanti possono essere oggetto di curatela? Io non ero benvenuto, perché no? Cosa c’era di sbagliato? Se Occupy era così benvenuto, io dovrei essere stato più che benvenuto perché sono stato il primo a piantare la tenda. Ero innocuo e stavo cercando di fare una critica costruttiva.

Thierry Geoffroy

È vero che il contemporaneo è sempre in ritardo. È vero che l’emergenza rimpiazzerà il contemporaneo. Non stavo dicendo niente di blasfemo.
Guardate. Qualcosa si è verificato accanto allo spazio espositivo di Documenta: la produzione e la vendita di carri armati progettati per la guerriglia urbana. In che modo Documenta mette in discussione queste “armi made in Kassel”, progettate appositamente per uccidere i manifestanti in Arabia Saudita e nel Bahrein? Sappiamo se gli artisti sono d’accordo? Se non sono d’accordo? Sono colpiti dalla cosa? Vorrebbero esprimersi al riguardo? Per dire cosa? Io muoio dalla voglia di saperlo ora, in questo momento, ma Documenta non ha intenzione di esporre arte del proprio tempo.
Una mostra di arte contemporanea deve trovare un format “ultracontemporaneo” per riflettere e discutere prima che le cose accadano, o mentre accadono, non quarant’anni dopo.
Ora, mentre l’arte, gli artisti e le istituzioni possono avere un reale impatto. Documenta si esprime sul nazismo (il passato) ma dovrebbe anche affrontare dibattiti attuali e non occultarli. Perché organizzare una mostra d’arte così grande che dovrebbe parlare del mondo senza guardare al mondo di oggi?
Con la mia tenda non ho offeso nessuno, fatta forse eccezione per l’ufficio del turismo, ma non mi pare di aver procurato loro nessun danno economico (pare che trovare un letto in città fosse impossibile per tutto il periodo della mostra). Stavo cercando di fare il mio lavoro di artista, raccontando la mia visione del futuro: portare avanti una critica sul concetto di contemporaneo era il miglior contributo positivo che potessi offrire.

Thierry Geoffroy

Non si va a una mostra d’arte “critica” senza portare in regalo un lavoro “critico”. Ma devo aver toccato un nervo scoperto, che ha scatenato una reazione nervosa, appunto. Ma questa reazione ha generato una nuova consapevolezza: il contemporaneo strumentalizza la protesta per creare l’illusione del dibattito e dell’apertura. Il movimento Occupy è diventato il simbolo della tolleranza, ma la vera “pulizia” viene fatta dietro le quinte.
Come è possibile che oltre mezzo milione di spettatori (con una formazione accademica) abbiano visitato questa mostra politica senza metterne in discussione il contesto, le motivazioni e le sue conseguenze?

Thierry Geoffroy

www.emergencyrooms.org/biennalist.html
www.emergencyroms.org/dictionary/colonel.html

 

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  • AnnA

    Ero a Documenta all’inizio di settembre e ho avuto un moto d’insofferenza a vedere le tende di “dOccupy” e il carro armato di barbie davanti al Freidricianum. Ho trovato l’iniziativa offensiva sia per lo spirito del movimento occupy che per la situazione di quotidiana guerriglia che molti popoli e Paesi si trovano ad affrontare. Vi ho visto la mano commericale della cultura pop allungarsi su tutto, anche sulle – vere – miserie delle persone.
    Ma non desideravo giudicare affrettatamente o senza cognizione di causa, quindi ho interpellato tre uomini che stavano nel mini campo tra le tende di dOccupy. Ho chiesto loro perché fossero lì, perché a Kassel, perché occupare l’arte invece che dar fastidio vero impedendo il lavoro di quel famoso 1% – ché questo dovrebbe essere il senso delle occupy-azioni.
    La risposta è arivata da uno solo di loro, mentre gli altri mi ignoravano continuando a bere la loro birra, e mi ha agghiacciata, e suonava più o meno così: “Abbiamo un accordo con la curatrice di Documenta che ci ha concesso di piantare qui le tende a patto che promettessmo di sgomberare pacificamente prima della fine della Documenta”. E io: “a che pro?” E lui: “vogliamo dimostrare che se negli altri Paesi occupy è sempre stato cacciato con la forza dalla polizia, qui in Germania è possibile lo sgombero pacifico”.
    In pratica: siamo i ribelli che non calpestano il prato. Bravi bambini che vanno a letto alle nove. Non ho avuto purtroppo la prontezza di chiedere il nome a questo sfortunato portavoce. Spero ancora che non rappresenti la voce ufficiale di nessuno. Ma il solo fatto che fosse lì e si sia espresso così (e lo sgombero pacifico del prato qualche giorno prima della fine di Documenta gli da ragione) discredita a mio avviso tutta l’impostazione politica di Documenta, e lascia con l’amaro in bocca – specie dopo aver letto quest’intervento di T.Geoffry.

  • http://www.emergencyrooms.org thierry geoffroy /colonel

    ahhhhh the contemporary is just helping us to hidde more stuff

  • Asbesto

    Finalmente si ragiona!
    Documenta é ipocrita!
    La finta arte impegnata ê lo zoo per distrarre le belve

  • http://www.emergencyrooms.org thierry geoffroy /colonel

    thank you very much to Arttribune to gave space for a translation . the text was originally in bad english (french writting in english !!!! ) from 15 august 2012 .

    some development came as I went back to try to understand what was started in June 06

    here some additional text and links :

    ————

    sept 12

    “THE NEXT DOCUMENTA SHOULD BE CURATED BY A TANK ”
    on ZKM @ Global Art Museum
    http://www.globalartmuseum.de/site/guest_author/325

    sept 3

    CREATIVE TIME REPORT / New York
    http://creativetimereports.org/2012/09/03/europe-looking-good-meanwhile-selling-dope/

    ——

    http://www.emergencyrooms.org/documenta_kassel.html

  • http://whlr.blogspot.com/ whitehouse

    Inaccurate English comment:

    I did not understand what could be an alternative to documenta. What must a show be? What goals? Change the world?

    I believe that questioning the needs may be interesting. But perhaps some of protest (see tent) are functional in Documenta and the order you would fain question.

    With the media at no cost and technological development anyone can offer its biennial or your documenta. Invitation to Kremlin an exhibition without spatial and temporal defined coordinates: http://kremlino.blogspot.it/

  • http://whlr.blogspot.com/ whitehouse

    Art as a laboratory and fitness is important because if you have the right information you can know that a young man is not only a young man but he is a father; a suitcase undone with some object inside can tell you so much and can make you avoid bad things in your future life. “Change the title” to what you see can change the world.

  • anna valeriani

    l’arte fiorisce e scompare secondo tempi divinamente misteriosi… mentre il “mercato” ha bisogno di continuità, anzi di “crescita” isterica.. .di produttività spasmodica, di novità, di novità,….. L’arte risiede in ciascuno e se ne frega della nostra marcia mente e dei suoi spasmi. L’amo.

  • http://whlr.blogspot.com/ whitehouse

    magari il mercato cercasse novità. A me sembra che le idee dentro uno steccato rassicurante lascino molto a desiderare.

  • Angelov

    Grazie Artribune per aver diffuso ed informato su questa imperdibile Presenza.
    C’è anche una pagina su Facebook.
    Qualcosa da cogliere al volo.

  • Asbesto

    Si,giusto .
    Un’altra finta belva x lo zoo!
    Tra l’altro si diceva da queste parti che in
    Documenta ci fosse troppo da leggere: in realtá
    La Cosa in sé non sarebbe male se non fosse una cortina fumogena per
    Nascondere la scarsa incisivitá di troppe opere
    E l’incapacitá di attaccare i veri problemi.
    Ma si sa allora niente luna park e quindi meno
    Finanziamenti e meno evasori – collezionisti
    Finti engagé

  • http://www.emergencyrooms.org thierry geoffroy /colonel