Il progetto di Gentile, salito agli onori di cronaca per aver gettato l’anello nel “monte Fato d’Italia” (il Vesuvio), prende forma a Bucchianico, in Abruzzo, anche grazie alle fiere annuali dedicate ai tolkeniani. Lo abbiamo intervistato

Un sole accecante, panciotti di velluto e musica soave: nel cuore dell’Abruzzo, la rurale Bucchianico custodisce un piccolo paradiso dedicato agli amanti della saga di Tolkien, Il Signore degli Anelli, ma non solo. È la Contea Gentile, il progetto di ricostruzione di una contea Hobbit nato per volontà di Nicolas Gentile, pasticcere cresciuto nella provincia di Chieti e tornato a casa dopo anni da fuori-sede. La riscoperta del territorio, in chiave fantasy, è alla base dell’epopea di Gentile, salito agli onori di cronaca lo scorso settembre per aver gettato un simbolico anello nel “monte Fato d’Italia”, il Vesuvio, raggiunto a piedi proprio dall’Abruzzo: uno stunt epico per pubblicizzare l’apertura di un profilo Patreon per finanziare il progetto di una micro-comunità ispirata ai dettami Hobbit. Proprio per raccogliere fondi ha organizzato un ritrovo annuale nella Contea, Bentornati a casa: tre giorni di conferenze tolkeniane, pranzi luculliani e attività fantasy e medievali per 500 partecipanti, ogni anno da due anni dal 24 marzo, giorno in cui Frodo e Sam distrussero l’anello di Sauron. Qui lo abbiamo incontrato per sapere dei suoi progetti attuali e futuri. 

L’amore per la Contea accomuna i partecipanti alla fiera e i tuoi sostenitori. Ma da dove è iniziato tutto?
Tutto nasce il 14 febbraio 2000: era appena arrivata in casa la connessione Internet, quando per caso ho incrociato un banner con la faccia di un orco che diceva Il Signore degli Anelli è in uscita l’anno prossimo”. Ho pensato fosse un film con i mostri, sono andato in una libreria a Chieti e ho preso questo fantomatico Signore degli Anelli. Ho iniziato a leggerlo, dopo poche pagine mi stava dando emozioni talmente forti che dovetti chiuderlo. Lì è iniziato il mio amore per la saga: in due settimane l’ho divorato – io che non avevo mai letto un libro di mia spontanea volontà -, una rivelazione. Il suo merito non è stato solo quello di farmi conoscere il fantasy e i miei amati Hobbit ma anche di farmi innamorare della letteratura.  

Come è nata la tua community?
Nel 2004 sono andato a San Daniele del Friuli alla mia prima Hobbiton, la convention dei tolkeniani: era un evento piccolo, ma bellissimo. Ho pensato, come vorrei che anche al sud ci fosse qualcosa del genere. Negli anni ho continuato a coltivare questa passione con gli amici fino a che, nel 2008 ho provato a organizzare un Tolkien Reading Day con la Tolkien Society, in cui leggere i suoi libri. Eravamo in tre, io mia moglie e un mio amico. L’anno successivo eravamo in 15, ma non mi bastava: il mio bisogno di magia era un surrogato di quello che volevo vivere davvero, cioè una vita da Hobbit. Dopo tanti anni a chiedersi quanto sarebbe bello vivere in una Contea, con mia moglie e i miei figli, nel 2018 ho acquistato questo terreno, cosa costosissima, perché ho poi scoperto che era una discarica abusiva. L’ho fatto bonificare, ho costruito la prima casetta Hobbit – un po’ una catapecchia, diciamocelo – e ho tenuto l’evento Buon compleanno Bilbo, il primo grande successo. I partecipanti mi abbracciavano dicendo che sarebbero voluti restare per sempre. Lì nasce il progetto della Contea Gentile, un luogo dove le persone potessero stare insieme con uno spirito diverso.  

Tu, e gli altri appassionati, cercate uno stile di vita diverso qui?
Non è diverso, solo dimenticato. Siamo troppo complicati oggi. Cinquanta, cento anni fa era la normalità – poi ovviamente non bisogna idealizzare il passato perché allora si stava anche molto male – ma ci sono alcuni, pochi elementi di cui abbiamo bisogno: le persone e la natura. La magia della Contea non sono le case Hobbit, ma le persone e le relazioni che si costruiscono.  Abbiamo bisogno di stare insieme. 

Come immagini la tua Contea?
All’inizio pensavo a un’attività commerciale – cosa che andava un po’ a cozzare con lo spirito che mi animava – ma poi ho cambiato idea, creando un’associazione. A maggio inizieranno i lavori della prima casa Hobbit vera – non quella finta che vedete oggi – con i fondi del crowdfunding e degli eventi. All’inizio ci sarà solo una casetta per per ospitare quattro persone, gratuitamente, con cui condividere il nostro stile di vita. Il progetto finale, per come l’ho ideato con un amico architetto, prevede quattro case Hobbit seminterrate più una grande casa con salone e cucina dove stare insieme: è nel cibo la magia di un evento. 

Un progetto pensato anche per una generazione che fa fatica ad avvicinarsi a questi ambienti e a questi modi di condividere?
La Contea è una specie di preparazione di qualcosa che un domani saremo obbligati a fare: avere un contatto più diretto con la natura, in una dimensione più contenuta della vita. Qui non ci sono ancora gli orti e il pozzo ma l’idea è creare un ecosistema che si autosostenti: collaborando con chi si occupa di tutela del suolo e il WWF, vediamo che la Terra di Mezzo ce l’abbiamo già, non dobbiamo andarla a cercarla nei mondi immaginari. Se non la preserviamo, però, l’unico modo per viverla sarà solo grazie ai libri e ai film. Non voglio più una fuga, voglio che la Contea Gentile sia il punto di partenza di una cosa virale, nel senso letterale della parola: se altri hanno la mia stessa idea, ben venga. Se potete, create altre Contee, cambiate il mondo come lo volete voi. 

– Giulia Giaume

   

 

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.