Gran Paradiso, l’art hotel nel cuore di Sorrento

Un ambizioso art hotel, con una vista unica, offre la possibilità di godere dell’affaccio sulla penisola sorrentina e sul golfo di Napoli. Immergendosi nella collezione artistica al centro del progetto di mecenatismo “100 al cubo”.

Art Hotel Gran Paradiso. Courtesy Art Hotel Gran Paradiso
Art Hotel Gran Paradiso. Courtesy Art Hotel Gran Paradiso

È una tradizione cinquantenaria di mecenatismo e ospitalità quella di cui tiene le redini Mario Colonna, direttore dell’Art Hotel Gran Paradiso. Dal 2008 porta avanti con dedizione 1003: 100 camere, 100 artisti e 100 anni. L’idea alla base del progetto è far interagire arte e hôtellerie: ogni stanza è stata messa a disposizione di un artista che ha ideato un’installazione site specific o ha lasciato il suo contributo sotto forma di dipinti, wall painting, interventi scultorei.
Nella camera in cui abbiamo soggiornato ci hanno fatto compagnia le opere di Claudio Parmiggiani: le Torri di Bologna, un lavoro warholiano con mucche multicolor e le Delocazioni. Ma non finisce qui. La stanza 121, con gli interventi di Lello Lopez, artista della Shazar Gallery di Giuseppe Compare, è un percorso mnemonico dove le riggiole ‒ mattonelle maiolicate tipiche della zona di Sorrento e Amalfi ‒ risalgono agli ambienti domestici nei quali l’artista ha abitano, mentre le fotografie del paese mescolano paesaggi reali e frammenti di ricordi. “La realtà scatena un cortocircuito da sintetizzare attraverso l’esperienza estetica. L’arte contemporanea è riflessione extrametodica della realtà. Mirando ad un equilibrio tra eteronimia e autonomia, uso diversi linguaggi per mettere a suo agio il fruitore“, ci confida Lello Lopez.

CAMERE D’ARTISTA AL GRAN PARADISO

Continuando il tour, ci imbattiamo nella sfavillante stanza-scrigno che custodisce le litografie di Hundertwasser, conglomerati di grattacieli dall’eleganza klimtiana. Si distende una visione ardita di pilastri, squarciati da un arcobaleno di finestrelle iridescenti: oblò o concrezioni arabe di smalti, intarsi dorati, memorie ravennati e bizantine.
I nomi sugli stipiti di alcune camere occupate dagli ospiti dell’hotel promettono bene: Carmine Rezzuti, Stefano Arienti, Loris Cecchini, Mina Di Nardo. Entriamo ad ammirare l’intervento di Julia Krahn (artista tedesca residente a Milano): sul letto un enorme pezzo di lava ‒ lacerto dell’eruzione vesuviana del 1944 ‒ presenta una colatura di ceramica fusa nel corpo magmatico. Dalle pareti laterali emergono dei frame dal video Sirene.
Carla Viparelli utilizza diversi media: pittura murale, spago, plastica, creando un ambiente immersivo dal sapore marino; sulla testata del letto un dipinto raffigura una vecchia trottola di legno che desume le forme da una conchiglia. La stanza 219, del giovane scultore Nanni Valentini, morto pochi anni fa, colpisce per le tonalità terrose; ocra, nero, grigio madreperla.
Martin Maloney realizza per i Colonna dei ritratti famigliari. Il tratto di Maloney, espressionista e corsivo, si sofferma sulla manipolazione degli occhi, trasmettendo solennità interiore ed esteriore.

Art Hotel Gran Paradiso. Courtesy Art Hotel Gran Paradiso
Stanza con installazione di Enza Monetti, Art Hotel Gran Paradiso. Courtesy Art Hotel Gran Paradiso

DA FABIO MAURI A DINO IZZO

Fabio Mauri (stanza 225) spicca con un’enorme disegno su carta, Apocalittico (1976). Al centro di un enorme vortice è fissato un carboncino, forse lo stesso usato per ultimare l’impresa: come il nucleo duro della terra, generatore di un flusso energico insondabile, l’ordine prima dell’esplosione entropica.
Serse, maniacale nella precisione, tratteggia e sfuma ‒ stendendo l grafite su carta ‒ delle lune piene, con crateri solidamente ombreggiati.
Se Giulia Piscitelli rappresenta sul soffitto, in oro e blu, la planimetria del Tempio di Hera, Imma Indaco con i suoi mandala, che sembrano uncinetti, collega arte e vita, trasponendo simbolicamente corredo genetico e analisi del sangue.
Una delle camere più riuscite, per economia di mezzi ed efficacia espressiva, è quella di Dino Izzo: sulle pareti, sovrapposte in maniera apparentemente libera e approssimativa, campeggia una serie di pagine strappate da un bloc-notes: segni minimali accennano profili di animali, concetti astratti e associazioni fluide.
Si contano altre presenze importanti come quella di Gastone Novelli, Marco Tirelli, Vedovamazzei, con la lettera in grafia dorata e glitterata di Donald Reagan alla Iron Lady.
Infine la stanza di Takeo Hanazawa trascina in un’atmosfera da fiaba marcescente. I suoi colori pastello e il disegno delicato sortiscono un effetto delizioso, nonostante i soggetti siano teschi innevati e mele avvelenate.

Giorgia Basili

https://arthotelgranparadiso.com/it/

Dati correlati
AutoriClaudio Parmiggiani, Lello Lopez, Carla Viparelli, Serse, Fabio Mauri, Gastone Novelli, Marco Tirelli
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.