Dubai Walls. Il primo festival di Street Art in Medio Oriente

Quando si pensa a Dubai, il primo accostamento spontaneo è col turismo e con lo sfarzo. È più facile parlare del lussuoso Burj al-Arab, l’hotel-vela diventato icona della città degli Emirati Arabi Uniti, oppure degli arcipelaghi artificiali sul Golfo Persico a forma di globo e di palma, o del Burj Khalifa che, con i suoi 828 metri, è il grattacielo più alto del mondo. Insomma: si può pensare a tutto tranne che alla Street Art. E invece…

Dubai Walls - Beau Stanton
Dubai Walls - Beau Stanton

REPLACEMENT E STELLE DELL’ARTE URBANA
Una sferzata in controtendenza all’immagine stereotipata di Dubai prova a darla Dubai Walls, festival di arte urbana definito dagli organizzatori come un primo e vero corposo tentativo di portare la Street Art in Medio Oriente: sull’onda della globalizzazione e della risonanza mediatica che coinvolge questa disciplina, Dubai Walls intende stabilire la centralità della città della penisola araba non sono nel turismo, ma anche nella cultura. Il progetto, non a caso, ha coinvolto quindici artisti internazionali provenienti dai cinque continenti per iniettare e stimolare un nuovo dialogo tra i residenti e i visitatori.
L’emirato di Dubai, nella sua continua rincorsa verso il gigantesco e il mastodontico per mettersi alla pari con altre realtà ben più affermate, ha deciso di fare le cose in grande: chiamati all’appello il francese Blek le Rat, pioniere dell’arte di strada e dello stencil, e l’americano Ron English, da molti definito l’erede di Andy Warhol, che nella sua poliedricità è noto per realizzare mash-up tra personaggi iconici della cultura di massa, popolare e consumistica a quadri storici. Per il Dubai Walls, infatti, ha proposto una rivisitazione del celebre quadro Guernica di Picasso con protagonisti, tra gli altri, Topolino e Tony, la tigre dei cereali Kellogg’s.

Dubai Walls - Etam Cru
Dubai Walls – Etam Cru

TUTTI I MURI DI DUBAI
Riconoscibili, tra i palazzi ipermoderni, gli animali vividi dell’artista belga ROA che, con una tavolozza ridotta di colori come il bianco e nero, è solito dipingere la fauna selvatica del posto in cui opera; familiare per molti è anche il tratto poetico e suggestivo degli Etam Cru, duo polacco che a Dubai ha realizzato Girl with orange, un’affascinante e monumentale coesione di colori cupi e tratti spigolosi del vestito della donna che si uniscono alle trame luminose e morbide del tappeto.
Dall’extra-large si passa all’extra-small con Slinkachu e il suo “universo in miniatura”, dove personaggi microscopici interagiscono con la quotidianità della città che, troppo frenetica e indaffarata, non si cura delle loro presenza. Gli altri artisti coinvolti sono il californiano Beau Stanton, gli inglesi Ben Eine, D*Face, Eelus, Nick Walker e The London Police, l’australiano Rone e gli iraniani Icy and Sot.
Spazio anche alle donne con Magda Sayeg, considerata la madrina dello yarn bombing o guerrilla knitting, che ha avvolto armoniosamente idranti, balconi e tronchi di palme con caleidoscopiche installazioni di lana lavorata a maglia e uncinetto; e, infine, Aiko, artista giapponese dai tratti e dai colori dolci e sospesi dal forte eco nipponico.

Dubai Walls - Beau Stanton
Dubai Walls – Beau Stanton

FESTIVAL O MERO MARKETING?
Sul sito di Dubai Walls è possibile vedere il making-of delle opere e anche una mappa per poterle trovare in città. “Questa iniziativa renderà la regione ancor più attraente e stimolerà il settore del turismo, rafforzando la posizione di Dubai come una delle principali capitali dell’arte globale”, ha dichiarato Abdulla Al Habbai, presidente di Meraas, holding di Dubai che ha finanziato il progetto.
Rimane il sospetto che l’evento (che non ha coinvolto artisti del luogo eppure, come detto, si è definito il primo festival di Street Art in Medio Oriente) sia più un catalizzatore pubblicitario che un’idea nobilmente artistica: le opere, che saranno permanenti e luoghi d’attrazione, sono state realizzate, infatti, all’interno del City Walk, un enorme centro commerciale costruito ex-novo per accogliere negozi, shopping e attività d’intrattenimento.

Giovanni Sgobba

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Vanni Sgobba
Vanni Sgobba, giornalista professionista, nato a Bari ma con il cuore a Berlino. Laureato in Lettere ha poi frequentato il Master in giornalismo. Seguace di Keith Haring, di Jean-Michel Basquiat e del graffitismo, racconta l’attualità e le contraddizioni della società raccontando la street art e le sue molteplici sfaccettature. Il museo che più lo ha segnato è il muretto di graffiti dietro casa.