Cosa succede a Torino?

Anche in Piemonte, in quest’angolo d’Italia che non solo è tra i più prosperi del Paese, ma nel quale la cultura è sempre stata tenuta in grande considerazione, si vedono i segni dei tempi difficili e gretti che stiamo vivendo.

La Cappella della Sindone

I segni dei tempi difficili e gretti che stiamo vivendo si vedono nella provincia piemontese (Cuneo, ad esempio, ha ospitato nel 2009/10 una ridicola mostra sulla pittura fiamminga e olandese, zeppa di croste) così come nel capoluogo, già all’avanguardia nella ricerca storico-artistica e nella tutela del proprio variegato patrimonio, e nella divulgazione della cultura artistica novecentesca e contemporanea, tramite due realtà d’eccellenza quali la GAM e il Castello di Rivoli.
Non sono mancati episodi significativi anche in questi ultimi anni: dalla riapertura, in una veste aggiornata e seducente, del Museo Civico d’Arte Antica di Palazzo Madama (2006) al trionfale recupero della Reggia di Venaria. Più numerosi, tuttavia, i segnali preoccupanti: la città è divenuta terreno di conquista delle mostre blockbuster (una delle più famigerate, Gli impressionisti e la neve, si è tenuta proprio qui, in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006); le collezioni della GAM sono ordinate in base a un criterio tematico molto modaiolo ma poco rispettoso della storia dell’istituzione; le straordinarie raccolte della Galleria Sabauda prima sono state lasciate in balia di un impianto di climatizzazione impazzito (con gravissimi danni per le opere), poi sono state trasferite in ambienti poco adatti alla loro corretta fruizione, quali sono le sale della Manica Nuova di Palazzo Reale (ce lo ha raccontato Luca Giacomelli nelle sue recensioni per Artribune e l’Osservatorio Mostre e Musei del dittico di mostre I quadri del Re).

Alfred Sisley – Neve a Louvecennes

Simbolo più eloquente delle difficoltà in cui si dibatte la cultura, a Torino come nel resto della Penisola, è il silenzioso scheletro della Cappella della Sindone di Guarino Guarini, abbrustolita da un incendio ormai quindici anni fa. In una precaria immobilità che ricorda da vicino quella del centro dell’Aquila, il capolavoro attende da troppo tempo l’attuazione e il compimento di un restauro obiettivamente difficile, ma cui l’Italia non può sottrarsi.

Fabrizio Federici

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #10

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Fabrizio Federici
Fabrizio Federici (1978) ha compiuto studi di storia dell’arte all’Università di Pisa e alla Scuola Normale Superiore, dove ha conseguito il diploma di perfezionamento discutendo una tesi sul collezionista seicentesco Francesco Gualdi e il suo inedito trattato Delle memorie sepolcrali. I suoi interessi comprendono temi di storia sociale dell’arte (mecenatismo, collezionismo), l’arte a Roma e in Toscana nel XVII secolo, la storia dell’erudizione e dell’antiquaria, la fortuna del Medioevo, l’antico e i luoghi dell’archeologia nella società contemporanea. È autore, con J. Garms, del volume "Tombs of illustrious italians at Rome". L’album di disegni RCIN 970334 della Royal Library di Windsor (“Bollettino d’Arte”, volume speciale), Firenze, Olschki 2010. Dal 2008 al 2012 è stato coordinatore del progetto “Osservatorio Mostre e Musei” della Scuola Normale.