Periferie si ripensano con la Street Art. Dopo Barriera, a Torino è il momento della Falchera

Un progetto di riqualificazione artistica urbana in Falchera Nuova, all’estrema periferia Nord di Torino. Si comincia con i murales dello street artist torinese Xel, su produzione del Museo d’Arte Urbana

Xel, il murale alla Falchera di Torino
Xel, il murale alla Falchera di Torino

Un quartiere storico come quello di Falchera Nuova a Torino, simbolo dell’urbanizzazione selvaggia, a seguito della fase di espansione industriale e di immigrazione degli anni Cinquanta e Sessanta, diventerà presto un esempio di come le periferie cittadine stiano gradualmente mutando volto, non senza problemi, ma con risultati evidenti grazie all’arte urbana: si pensi ad esempio alla vicina Barriera di Milano, ormai oggetto di visite guidate per poter vedere le tredici facciate cieche di palazzi del quartiere dipinte dallo street artist pugliese Millo. Alla Falchera sarà sempre il muralismo il linguaggio artistico prescelto, ma coinvolgerà diversi artisti con interventi di arte urbana partecipata, la cui caratteristica peculiare (già dalla fase progettuale così come in quella realizzativa) sarà rappresentata dalla condivisione e dalla collaborazione con cittadini, scuole, associazioni e istituzioni.

LABORATORI DIDATTICI CON SCUOLE E DISABILI
Outskirt Stories-Storie di Periferia: è questo il nome del progetto di riqualificazione artistica urbana in Falchera Nuova, annunciato solo recentemente, ma ideato circa sette/otto mesi fa dallo street artist torinese Xel (Alessandro Ussia) – su invito di Aurelio Albanese, Presidente dello Sportello del Malato e residente in questo quartiere all’estrema periferia nord della città – con la realizzazione di un piccolo murale l’estate scorsa, e presto di altri due più grandi su facciate di edifici privati in via Delle Querce, sempre sulla storia di questa porzione della città. Il tutto accompagnato dalla conduzione di alcuni laboratori didattici, rivolti agli studenti delle scuole del territorio, a ragazze e ragazzi portatori di disabilità e ai giovani del quartiere, grazie alla produzione e alla curatela del MAU – Museo d’Arte Urbana e al sostegno (per ora solo morale) del Comune di Torino che ha appoggiato il progetto, “non solo per il suo indiscusso valore artistico e sociale”, ha confidato ad Artribune l’Assessore alla Cultura Francesca Leon, “ma anche per la sua totale coerenza con gli orientamenti e gli obiettivi che la Città di Torino intende realizzare in relazione alle politiche culturali rivolte a rigenerare i territori che presentano maggiori difficoltà”.

www.museoarteurbana.it

 

 

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