Miami Updates: ecco dove mangiare (e dormire) nei giorni di Art Basel & C

La città che si appresta ad aprirsi al popolo dell’arte contemporanea è una continua fucina di novità sul fronte dell’acccoglienza e della gastronomia. Spunti paraguaiani, filippini, texani, giapponesi…

Matador Room, a Miami
Matador Room, a Miami

Le bizzarre dinamiche turistiche di questa megalopoli (perché non c’è solo la cittadina di Miami Beach, anzi) portano in primis ad analizzare a che punto è il risiko degli albergoni. La geografia dei cinque stelle si porta dietro la transumanza della gente che piace e delle popolazioni affluenti dell’art world internazionale. L’hotellerie di super lusso si confronta e si scontra a Miami in un modo ogni anno più stupefacente, con investimenti sconfinati, con proposte continuamente aggiuntive e con la classifica degli “hotel del momento” costantemente in evoluzione. Ce ne sono decine, quelli classici (Raleigh, Delano, Setai…) sono indiscutibili, ma poi ci sono le nuove aggiunte. In questo momento East (investitori di Hong Kong), Faena (investitori argentini) e Edition Hotel sono tre tra gli alberghi più ricercati per passare una serata, imbucarsi ad un party o, naturalmente, prenotare un tavolo. Da East c’è uno dei ristoranti di maggiore richiamo degli ultimi mesi: Quinto La Huella, cucina paraguaiana, enorme asador per succulente carni alla brace e decor tra i più entusiasmanti del momento, con una sala mista al coperto, all’aperto e a bordo piscina che gira tutta intorno all’hotel con un sistema di spazi verdi suggestivo e affascinante. Il Faena non va mancato anche perché oltre all’albergo e alle residence c’è il centro d’arte disegnato da Rem Koolhaas. Il ristorante qui si chiama Pao ed è condotto dallo chef Paul Qui. Cucina? Filippino-texano-giapponese. Non fate quella faccia: centinaia di persone fanno la fila per un posto qui. Concludiamo la rassegna degli hotel con l’Edition che ospita la Matador Room gestita dal super chef franco americano Jean George Vongerichten: cucina fusion che spazia da particolarissime pizze fino alle tortillas senza dimenticare una ricca selezione di carni.

TRE POSTI DOVE BERE BENE
Non dobbiamo dimenticare poi il distretto di Wynwood, forse la zona più interessante dove aggirarsi a Miami (lasciamo Beach). Tra i mille muri decorati dagli street artist due indirizzi: Alter, del bravo chef Bradley Kilgore, forse il più talentuoso in città, e Kyu di Michael Lewis che quest’anno con la sua cucina brutale ispirata all’Asia e coi suoi piatti da condividere per tutto il tavolo si è aggiudicato il premio del sito Eater come miglior chef 2016. Chiudono la selezione tre posti dove bere bene a Miami per non farsi avvelenare coi pessimi drink delle feste organizzate da brand, musei e gallerie. Un posto è a Miami, si chiama Pawn Broker ed è l’idea di cocktail bar dei ragazzi di Pubbelly (una delle intraprese gastronomiche più interessanti della città) nel nuovo Langford Hotel di Downtown. Gli altri due sono a Beach: l’affascinante The Broken Shaker, secondo molti il miglior cocktail bar della città, e l’italianissimo La Moderna per provare le suggestioni del barman Valentino Longo.

www.quintolahuella.com
www.faena.com/miami-beach
www.matadorroom.com
www.altermiami.com
kyumiami.com

 

 

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.