EyeEM, il primo magazine di fotografia curato da un’intelligenza artificiale

Da una delle community di fotografia più vaste del web arriva un progetto che farà discutere. EyeEM pubblica un magazine in cui le immagini sono state scelte da un software e non da un essere umano. Ecco come funziona

EyeEM, Machina
EyeEM, Machina

Un’intera rivista curata da un’intelligenza artificiale. Un software che ha scelto le immagini da pubblicare, una per una, giudicandole in base al loro impatto estetico. Impossibile? È la sfida lanciata da EyeEM Magazine, il periodico associato all’omonima community web dedicata agli appassionati di fotografia, un sito che conta oltre 8 milioni di utenti nel mondo. La quarta uscita della sua pubblicazione, intitolata Machina: a Curation of Real Photography by a Machine rappresenta un esperimento affascinante, anche se naturalmente molto controverso. La domanda che sta alla base del progetto è di quelle che accendono velocemente gli animi: può una macchina riconoscere l’arte? Può distinguere tra una fotografia di valore e uno scatto qualsiasi? E in base a quali criteri? L’argomento è molto caldo e le discussioni non mancheranno, ma intanto, sfogliando il magazine, non si può non restare colpiti dalla qualità dell’apparato iconografico, che non delude per potenza visiva e varietà estetica. Segno che l’algoritmo creato dallo staff di EyeEM è stato “addestrato” piuttosto bene dai programmatori attraverso l’uso di tecnologie di deep learning e analisi dell’immagine.

LE RELAZIONI TRA UOMO E MACCHINA
Naturalmente non si tratta di un tentativo di sostituire l’occhio umano, e tantomeno la figura del curatore, come affermato dagli stessi autori del progetto, quanto piuttosto di uno sforzo per comprendere le relazioni tra uomo e macchina, e tra visione naturale e visione algoritmica. Infine, c’è un altro risvolto interessante: il software è riuscito a portare a galla tanti scatti che altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Avendo la possibilità di “guardare” milioni di immagini in pochissimo tempo, ha valutato l’intero corpus di foto caricate dagli utenti nella piattaforma, un patrimonio vastissimo di cui un curatore umano avrebbe probabilmente scalfito solo la superficie. Appu Shaji, direttore dei progetti tecnologici di EyeEm, ha commentato: “Dobbiamo riflettere sui potenziali effetti negativi delle nuove tecnologie e capire come evitarli. In questo modo sarà possibile immaginare insieme, collettivamente, un futuro migliore per il medium fotografico”.

Valentina Tanni

http://magazine.eyeem.com

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma e Milano. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020).