Ai Weiwei e la lavanderia dei migranti. Inaugura una nuova installazione a New York

Dopo i salvagenti e i gommoni, si passa ai vestiti. Per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dei migranti, Ai Weiwei espone da Deitch Projects i loro effetti personali in una grande installazione

Ai Weiwei, Laundromat
Ai Weiwei, Laundromat


Ai Weiwei
dedica l’ennesima delle sue scenografiche installazioni al tema dei rifugiati. L’artista cinese, dopo aver usato i giubbotti salvagente a Berlino e a Vienna, e i gommoni sulla facciata di Palazzo Strozzi a Firenze, stavolta si serve dei capi d’abbigliamento raccolti nel campo di Idomeni, nel nord della Grecia. La mostra Laundromat, appena inaugurata a New York, ha trasformato gli spazi della galleria Deitch Projects in un setting a metà tra una lavanderia e un negozio di vestiti. L’artista ha raccolto, lavato e catalogato centinaia di oggetti (abiti, scarpe, fotografie, effetti personali) che erano stati lasciati dai rifugiati, prevalentemente siriani, afgani e iraqeni, dopo lo smantellamento improvviso del campo.

UNA CARTA DA PARATI FATTA DI FOTOGRAFIE
A completare l’installazione, una carta da parati fatta di fotografie che documentano le varie fasi del lavoro di Ai Weiwei con i rifugiati e un pavimento composto di notizie: un newsfeed ininterrotto sul tema della crisi migratoria. “Ho iniziato scattando molte fotografie, cercando di documentare quello che vedevo. La cruda realtà può aiutarci a riflettere sulle condizioni in cui queste persone vivono. Delle condizioni che molte persone si rifiutano di vedere: ignorando oppure distorcendo la realtà”, racconta l’artista, “quando i rifugiati sono stati costretti ad evacuare i campi a Idomeni, molte delle loro cose sono rimaste lì. Poi sono arrivati dei camion pronti a caricare quella roba e portarla alla discarica. Così ho chiesto se potevamo comprarla o prenderla per evitare che venisse distrutta”.

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