Una mostra a Londra e Milano per i 25 anni di MUJI in Europa. Il design giapponese che arrivò al MoMA

Lo storico brand nipponico festeggia il primo quarto di secolo del suo sbarco nel Vecchio Continente con una mostra di poster iconici. In mostra le celebri grafiche di Kenya Hara e Ikko Tanaka

Un negozio Muji
Un negozio Muji

Pochi brand hanno la forza di contraddire il loro stesso nome, e di farlo con grazia. MUJI è senz’altro uno di questi. Nato nel 1980, nel Giappone del boom economico, con lo scopo di produrre “buoni prodotti senza marca” – il nome con il quale ci siamo abituati a conoscerlo è in realtà l’abbreviazione di Mujirushi Ryohin, che significa proprio no brands good quality – l’azienda ha trasformato nel corso degli anni il suo “non marchio” in un marchio forte, caratterizzato da un design minimalista. Lo stile MUJI, fatto di forme semplici, colori neutri e materiali eco-sostenibili, non lascia spazio all’ostentazione per precisa volontà dei suoi fondatori – tra i quali il celebre grafico Ikko Tanaka – che intendevano reagire alla diffusione del consumismo nel paese. Anche i designer rimangono generalmente anonimi, ignorando le sirene del mercato. Un impegno quasi politico che va nella direzione del rigore formale e che farà la fortuna della marca anche in Occidente, dove il primo negozio apre nel 1991 nel department store di Liberty London e dove il gusto asiatico per le linee pure incontra il favore dei seguaci del minimalismo. Gli oggetti senza logo e senza fronzoli – dai mobili alla cancelleria, dagli abiti agli elettrodomestici – cominciano allora ad abitare le nostre case, e il lettore CD murale disegnato da Naoto Fukusawa nel 1999 entrerà addirittura a far parte della collezione permanente del MoMA di New York.

LA MOSTRA PER L’ANNIVERSARIO
Per celebrare il 25esimo anniversario dello sbarco di MUJI in Europa, una mostra itinerante propone una selezione di 25 poster originali, ognuno rappresentativo di una campagna pubblicitaria ma anche di una tappa nella storia della grafica giapponese, poiché alla direzione artistica del brand si sono alternati, negli anni, due maestri riconosciuti di questa disciplina. A Tanaka, famoso per il suo mix sapiente tra influenze occidentali e tradizione asiatica, è succeduto all’inizio del decennio scorso Kenya Hara, che ha portato avanti la filosofia aziendale con l’aggiunta di un tocco personale. Sua è, per esempio, la campagna Horizon, del 2003, in cui il prodotto è assente e l’uomo è una figura microscopica in un angolo dell’inquadratura mentre dominano il vuoto – un vuoto che sarà riempito dalla creatività dell’osservatore – e gli orizzonti aperti di alcuni dei luoghi più solitari del pianeta. Dopo Londra (18-23 ottobre), prima tappa naturale poiché è lì che tutto è cominciato, la mostra si sposterà a Milano, all’interno dello store di corso Buenos Aires, dove sarà visitabile dal 27 ottobre al 7 novembre. All’esposizione si affiancano altre iniziative celebrative, per esempio l’edizione di una serie di cartoline in serie limitata affidata all’artista britannico Andrew Joyce.

– Giulia Marani

27 ottobre – 7 novembre 2016
MUJI
Milano, Corso Buenos Aires 36
www.muji.eu

 

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.