Prima mostra per il MuFoCo a Milano. Le fotografie della collezione Donata Pizzi alla Triennale

Il Museo della Fotografia di Cinisello Balsamo debutta nel capoluogo con una mostra che racconta mezzo secolo di immagini scattate da fotografe

La mostra della collezione Donata Pizzi alla Triennale di Milano
La mostra della collezione Donata Pizzi alla Triennale di Milano

“Il primo lavoro della mia collezione è stato di Lisetta Carmi, una fotografia che ha dato un assetto, un avvio compatto al resto della collezione”. Con queste parole Donata Pizzi introduce un percorso di fotografia interamente tratto dalla propria collezione private: L’Altro Sguardo. Fotografe italiane 1965-2015. Centocinquanta fotografie e libri fotografici provenienti da una raccolta che porta fin dalle fondamenta conoscenza e valorizzazione di numerose interpreti italiane, dalla metà degli anni Sessanta a oggi, e che è esposta ora alla Triennale di Milano. La collezione è composta da opere realizzate da circa cinquanta autrici appartenenti a generazioni diverse: da Adelita Husni-Bey, a Luisa Lambri, Marzia Migliora, Letizia Battaglia, Maria Mulas, Brigitte Niedermair, Luisa Rabbia e molte altre.
“Avevo notato che (la fotografia di Carmi, n.d.r.) era del 1965” prosegue Pizzi “e questo ha dato modo di racchiudere temporalmente, oggi, a posteriori, l’intera raccolta, convogliando lo sguardo femminile attraverso la fotografia, esattamente nell’arco di cinquant’anni”. Nonostante l’intimità con la quale Donata si presta a descrivere il proprio lato da collezionista, la mostra rappresenta anche un momento importante per l’istituzione milanese, essendo la prima mostra nata dalla partnership tra la Triennale di Milano e il MuFoCo – Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo. Un soggetto, quest’ultimo, che come tutti i musei provinciali, con la scomparsa delle Province come soggetto amministrativo, ha vissuto momenti di forte incertezza; che il rapporto con Triennale sembra contribuire a rasserenare.

In che modo l’immagine guida della mostra Self portrait with my mother di Anna di Prospero, è considerabile un vessillo, un emblema dello sguardo femminile in grado di sintetizzare l’intera collezione?
E’ un’immagine, una composizione attraente che porta con sé le tematiche sulla femminilità così affini ad ogni sguardo della collezione. In questa foto emerge il rapporto con la figura materna, emerge l’intensità dello sguardo velato, l’elemento di natura, il mistero della sovrapposizione, il ricambio dei tempi. E’ una foto che non rinuncia al bello.

Il grande fotografo di moda Giovanni Gastel, nel presentare questa mostra, ha scisso completamente la fotografia maschile, che, a suo dire, si esprime per mostrare, dalla fotografia femminile che sembra sempre voler conoscere. A tuo parere è così netta la distinzione tra i due mondi?
Assolutamente no. Sappiamo che solo all’artista appartiene un sesso, un genere, ma non all’opera d’arte. In tutti i progetti di queste fotografe si può rintracciare il corso di anni, di studi, di ricerche e approfondimenti, forse questo potrebbe essere più consono alla donna, ma ritengo che il risultato non possa essere etichettato come femminile, quanto, semmai, finalizzato a far emergere un’immagine infinitesimale della femminilità.

Potresti esprimere un pensiero che accompagni la mostra?
Io mi auguro che questa mostra possa farsi vedere il più possibile, in tutte le sue pieghe, nonostante, per certi aspetti, possa sembrare davvero sofisticata. Vorrei che avesse un ruolo, forse, se possibile, sociale e che diventasse un motivo d’orgoglio per un pubblico esteso, nonostante le ricercatezze, i dettagli, le pubblicazioni raccontino la storia di un Paese riletto attraverso cinquant’anni di vite vissute.

Quale insegnamento hai appreso dalla tua collezione e dalle fotografe che hai conosciuto?
Prima di tutto la disciplina nello studio. E poi, soprattutto, di crearsi l’occasione per avere sempre la possibilità di imparare. Bisogna essere aperti al confronto con donne reali, dietro la fotografia. E’ stato nello scambio che la collezione è cresciuta e mi ha accresciuta, auto-organizzandosi, governando le proprie scelte attraverso linee di ricerca precise e non solo grazie allo sviluppo cronologico che la tiene insieme.

– Ginevra Bria

5 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017
L’Altro Sguardo – Fotografe italiane 1965-2015
Triennale di Milano
Milano, viale Alemagna www.triennale.org
www.triennale.org

 

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.