La street art a Napoli contro la camorra. Orticanoodles ricordano Giancarlo Siani

Un murale al Vomero, nato su iniziativa dei residenti del quartiere, celebra la memoria del giornalista ucciso oltre trent’anni fa per le sue inchieste scomode su Il Mattino. A realizzarlo il collettivo di urban artist milanesi.

Il desiderio di comunicare è uno stato d’animo che procura frustrazione in chi vuole “dire la sua” ma non sa come. A questo punto l’arte arriva in aiuto di chi artista non è e traduce il messaggio fino ad allora rimasto inascoltato in qualcosa di immediato. Non si tratta di forme artistiche colte, sarebbero inadeguate, quando è il popolo a voler parlare sa bene chi chiamare alle armi: i writers. Ecco che a Napoli per ricordare un giovane ucciso dalla camorra 31 anni fa, i residenti del quartiere Vomero e il fratello della vittima decidono di far realizzare un murale celebrativo. Gli Orticanoodles, scelti per realizzare l’opera, hanno prodotto qualcosa che stringe il cuore: un murale di 100 mq per ricordare Giancarlo Siani.

UN GIORNALISTA SCOMODO
Giancarlo era un giornalista ed è stato ucciso con 10 colpi alla testa per aver scritto alcuni articoli in cui accusava un boss della camorra di una “soffiata” alla polizia riguardo un altro boss latitante rendendone possibile l’arresto. “Contrariamente alle altre esperienze” racconta Walter Fatica Contipelli – in arte Wally – che con Alita forma il duo Orticanoodles “questo lavoro non ci è stato commissionato da un’Amministrazione, ma dai residenti nella strada in cui abitava Giancarlo che hanno deciso di ricordarlo attraverso l’arte“. Sul web è partito il crowdfunding per finanziare il murale e a coordinare le fasi del progetto ci ha pensato la Inward, Osservatorio sulla Creatività Urbana. Quando Walter è arrivato in città si è reso conto di far parte di un progetto immenso: “Siamo venuti a Napoli e abbiamo capito di essere solo la punta dell’iceberg di un progetto durato mesi. E’ stata la più bella esperienza degli ultimi 15 anni, perché non si è trattato di un lavoro decorativo fine a se stesso, ma di ricordare la storia di Giancarlo che abbiamo approfondito e su cui abbiamo trascorso mesi di ricerca anche insieme al fratello Paolo“.

UN MURALE COME UN FILM
Comincia per gli Orticanoodles un’instancabile raccolta di materiale iconografico: “La mehari verde, la macchina da scrivere Olivetti, il sorriso sono questi i simboli che abbiamo scelto e che si susseguono per una lunghezza di 38 m in 26 frame – 26 come gli anni di Giancarlo”. Il breve rapporto tra gli artisti e i residenti ha lasciato un segno indelebile, racconta Walter: “Era un via vai di caffè e cornetti anche sotto la pioggia. Poi la mattina del 19 settembre ci hanno detto che il santo patrono di Napoli, San Gennaro, aveva fatto il miracolo e giuro che incredibilmente è uscito il sole. Allora sì che è stato fantastico sotto tutti gli aspetti lavorare in quel posto“.
Dal 2008 la street art non è più considerata illegale se concordata con le Amministrazioni locali, questa novità ha fatto sì che i lavori su commissione aumentassero a tal punto per gli Orticanoodles da non poter più gestire la cosa restando un duo. Oggi la squadra si è ingrandita e recluta elementi anche dalle accademie in cui Wally e Alita sono chiamati ad insegnare e “nonostante l’aumento esponenziale del lavoro in questi ultimi anni riusciamo sempre a lavorare col cuore, perché i nostri disegni hanno un messaggio e non sono mai solamente decorativi“.

– Manuela Barbato

www.inward.it

 

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Manuela Barbato

Manuela Barbato

Dottoressa di ricerca in Filosofia Politica e critica di Arti Performative si occupa soprattutto di danza in tutte le sue declinazioni in un lavoro fatto di scrittura, critica e programmazione artistica. È programmatrice e direttrice artistica al Teatro Bellini di…

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