Arabia Saudita, Zaha Hadid Architects vince il concorso per l’Urban Heritage Administration Centre di Diriyah

Un mese dopo l’apertura della Port House di Anversa, lo studio fondato dall’archistar scomparsa nel marzo scorso vince la competizione per un nuovo complesso architettonico nell’antica capitale saudita. Al suo interno sorgerà anche l’Heritage Museum

Zaha Hadid Architects, Urban Heritage Administration Centre, Diriyah (render by Methanoia)
Zaha Hadid Architects, Urban Heritage Administration Centre, Diriyah (render by Methanoia)

Dopo l’Europa, dove ha appena aperto i battenti la nuova Port House, lo studio ZHA – Zaha Hadid Architects continua a misurarsi con il Middle East, area geografica nella quale ha maturato un’esperienza trentennale con partner anche istituzionali. A Diriyah, nel cuore dell’Arabia Saudita – capitale del Regno dal 1744 al 1818 – sorgerà infatti un nuovo centro di supporto alle attività di gestione del patrimonio artistico locale. La città racchiude al proprio interno il distretto al-Ṭurayf, una testimonianza architettonica risalente al XV secolo, in stile Najd, iscritta nel World Heritage List dell’Unesco. Il futuro Urban Heritage Administration Centre – del quale sono stati resi noti solo alcuni render e un video – comprenderà una galleria espositiva, una biblioteca, una sala conferenze, spazi didattici per visitatori di tutte le età e il quartier generale dell’istituto scientifico che si occupa dei numerosi siti archeologici dell’area.

SODALIZIO TRA UOMO E NATURA
Per ZHA a guidare questo intervento è la volontà di rendere piena evidenza al sodalizio tra uomo e Natura, un caposaldo dell’identità locale la cui interazione ha assicurato lo sviluppo della valle di Wadi Hanifa, a ridosso della quale è cresciuta la capitale Riyad. Evocando l’architettura vernacolare, con le sue cavità spontanee, l’Urban Centre cela, dietro ad una struttura apparentemente solida, un atrio contraddistinto dalla presenza dell’acqua. Come in un’oasi, è a partire da questo elemento primario che le altre funzioni acquisiscono la loro autonomia, pur conservando un legame visivo con questo focus centrale. Allo stesso modo, le ridotte aperture degli edifici in terra battuta del centro storico di Diriyah – necessarie per limitare l’ingresso del calore e del sole – vengono tradotte nel nuovo complesso con un rivestimento ritmato da una successione di tagli trasversali. In questo modo, dall’interno verrà assicurata la vista sul paesaggio circostante, mentre l’ingresso della luce naturale sarà tenuto sotto controllo. Si tratta di una duplice modalità attraverso la quale l’Urban Heritage Administration Centre di Diriyah punta esso stesso ad integrarsi con “il patrimonio culturale in evoluzione della nazione”, in risposta ai nuovi indirizzi della Commissione saudita per il Turismo e del Patrimonio Nazionale.

Valentina Silvestrini

http://www.zaha-hadid.com/

 

 

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Valentina Silvestrini
Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito l'abilitazione professionale. Ha intrapreso il percorso professionale in parallelo con gli studi, occupandosi di allestimenti museali, fieristici ed eventi presso studi di architettura e all’ICE - Istituto nazionale per il Commercio Estero fino al 2011. Successivamente ha frequentato il "Corso di alta formazione e specializzazione in museografia" della Scuola Normale Superiore di Pisa e ha curato gli eventi e la comunicazione della FUA - Fondazione Umbra per l’Architettura, a Perugia. I suoi articoli sono stati pubblicati anche su Abitare, abitare.it, domusweb.it, Living, Klat, Icon Design, Grazia Casa, Cosebelle Magazine e Sky Arte. Oltre all'architettura, ama i viaggi e ha una predilezione per l'Asia e il Medio Oriente.