Un amo da pesca cambia la storia. Ritrovato in Giappone il più antico del mondo

Il piccolo manufatto, lungo solo 1,4 centimetri, è stato rinvenuto nella Sakitari Cave, nella città di Nanjo. Testimonia che nel Paleolitico le popolazioni della regione si dedicavano già alla pesca

L'amo da pesca ritrovato in Giappone
L'amo da pesca ritrovato in Giappone

Un piccolo manufatto, lungo solo 1,4 centimetri, può cambiare la storia. Certo non la storia generale del pianeta: ma può introdurre novità rivoluzionarie, capaci di mutare radicalmente l’antropologia riferita a intere regioni, di relativizzare anni di ricerche e studi scientifici a cavallo fra storia, etnologia, archeologia. Di documentare – ed è questo il caso in esame – che una popolazione del Paleolitico, ritenuta fino ad oggi a vocazione terrestre e dedita esclusivamente alla caccia per il proprio sostentamento, avesse in realtà anche una vocazione marina, dedicandosi pure alla pesca: con tutte le implicazioni evolutive, relazionali, sociali, finanche nutrizionali. Qualcosa del genere accade in Giappone, nella Prefettura di Okinawa, e il manufatto a cui si faceva cenno è un piccolo amo da pesca: il più antico conosciuto al mondo.

TECNICHE DI PESCA NEL PALEOLITICO
Gli archeologi lo ritrovarono in realtà nel 2012, durante una campagna di scavi nella Sakitari Cave, nella città di Nanjo: ma solo ora la radiodatazione (il noto metodo di datazione radiometrica che usa l’isotopo carbonio-14), i cui risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi e pubblicati sulla rivista americana Proceedings of National Academy of Sciences, ha emesso la sua clamorosa sentenza: quell’amo a forma di mezzaluna realizzato con gusci di lumaca di mare risale a circa 23mila anni fa, una rarissima testimonianza delle tecniche di pesca nel Paleolitico. “Una scoperta preziosa, che testimonia un aspetto nuovo del Paleolitico, periodo che si credeva caratterizzato da popoli dediti principalmente alla caccia sulla terra“, ha confermato un rappresentante dell’Okinawa Prefectural Museum, coinvolto nella campagna.

– Massimo Mattioli

www.museums.pref.okinawa.jp

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.