Cosa farà la Triennale di Milano? Presentato il programma con più design e meno arte

Quasi mezzo milione di persone alla Triennale di Milano, da giugno a oggi, per la XXI Triennale di Milano. E l’ente meneghino presenta gli eventi della prossima stagione, puntando tutto sul design

Triennale di Milano, la presentazione della nuova stagione
Triennale di Milano, la presentazione della nuova stagione

Si è chiusa ufficialmente la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano e Claudio De Albertis presenta i risultati ufficiali delle visite, in un incontro raccolto, densissimo, un’occasione per tracciare, secondo macro-aree, gli attraversamenti espositivi che interesseranno l’istituzione tra l’autunno del 2016 e l’inizio del 2017. Grande non-inclusa l’arte: i programmi, peraltro già annunciati (Marc Camille Chaimowicz. Maybe Metafisica, dal14 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017, a cura di Eva Fabbris), con Edoardo Bonaspetti curatore del programma Triennale Arte, non hanno fatto parte delle presentazioni ufficiali, non in questa sede perlomeno. Soddisfazione per le 476.000 persone che hanno visitato la XXI; presenze che hanno fatto vendere all’istituzione di viale Alemagna “solamente” 150.000 biglietti d’ingresso, a causa delle numerose mostre gratuite correlate, come la frequentatissima Architecture as Art all’Hangar Bicocca, curata da Pierluigi Nicolin e Nina Bassoli, con quasi 85.000 visitatori.

L’EREDITÀ DELLA TRIENNALE
Ma cosa rimane oggi dell’Esposizione internazionale? Sebbene la prossima Triennale, in previsione nel 2019 si annunci fin da subito orientata a un non meglio precisato carattere di internazionalità, l’esperienza di quest’anno ha reso possibile (attraverso Domus e Assolombarda) che eredità materiali (ad esempio tre opere esposte all’Hangar Bicocca) e alcune identità immateriali (come gli approcci di New Kraft) venissero accolti e raccolti, rispettivamente negli archivi/depositi di Triennale e da un Gruppo Bancario che ha preservato il progetto di sviluppo esposto alla Fabbrica del Vapore. “E’ necessario”, puntualizza De Albertis, “raggiungere la prossima Triennale generando una convergenza operativa di un sistema-Triennale. Dando vita ad una proposta complessa che tenga conto delle diverse specializzazioni dei soggetti coinvolti, attraverso una progettualità più forte, sempre più evoluta”.

PROGETTI FUTURI
Nell’immediato futuro la Triennale punta alla valorizzazione della sua sede a Monza, nel contesto della Villa Reale, con operazioni che vanno dalla antologica di opere d’arte di Antonio Marras al focus sul maestro ebanista Pierluigi Ghianda, dal charity project sul tema della mano, con 50 designer e artisti coinvolti, alla selezione di prototipi e progetti mai realizzati di Alessi, fino all’installazione White Flag alla London Design Biennale 2016, alla celebrazione di Fornasetti in Corea e al racconto della storia del Triennale Design Museum come museo mutante a Sofia. Ma è chiaramente lo spazio principale di Milano a farla da padrone. Con la mostra audiovisiva Movi&Co Design After Design (20 – 30 ottobre 2016) che racconterà la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano attraverso lo sguardo dei trentasei registi indipendenti, che hanno partecipato al concorso. Nell’ambito del cartellone di  Triennale Architettura avremo la mostra Made in Europe 1988–2013 (13 ottobre 2016– 8 gennaio 2017); la mostra dedicata al Premio Mies van der Rohe 2015 (4 novembre 2016– 8 gennaio 2017) – Premio per l’architettura contemporanea e soprattutto la mostra Antonio Sant’Elia. Realtà e Visioni. Dall’utopia delle Nuove tendenze alle eredità della Città Nuova (25 novembre 2016 – 8 gennaio 2017), che, in occasione del centenario della sua morte, intende ripercorrere la vicenda artistica e personale dell’architetto futurista attraverso il racconto delle sue opere visionarie. Spazio poi alla collana di mostre City after the City, realizzata in occasione della XXI Triennale, che comprende Landscape Urbanism, Urban Orchard, Expanded Housing, People in Motion, Street Art, una Meeting-Bookroom, un Orto Planetario e il Backcloth.

UNO SGUARDO ALLA FOTOGRAFIA
A chiudere la rinnovata collaborazione tra il Museo di Fotografia Contemporanre La Triennale, attraverso due mostre: una al MuFoCo, dedicata a Federico Patellani, La guerra è finita. Nasce la Repubblica. Milano 1945-1946, (18 settembre 2016 – 15 gennaio 2017), a cura di Kitti Bolognesi e Giovanna Calvenzi. E, in seconda battuta, a Milano, la mostra di fotografica L’Altro Sguardo. Fotografe italiane 1965-2015 (5 ottobre 2016 – 8 gennaio 2017), dedicata alle più significative interpreti nel panorama fotografico italiano dalla metà degli anni Sessanta a oggi.

– Ginevra Bria

www.triennale.org

 

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.