Magazzino. Aprirà nel 2017 il museo dell’Arte Povera della collezione Olnick Spanu a Cold Spring, a nord di New York

Esporrà 400 opere di artisti come Boetti, Kounellis, Penone, raccolte dall’italiano Giorgio Spanu e dalla moglie americana. Una collezione sconosciuta persino a Celant, come lui rivela ad Artribune

Remo Salvadori, Continuo Infinito Presente
Remo Salvadori, Continuo Infinito Presente

Non conosco personalmente la collezione, sono stato più volte invitato a Cold Spring, ma non ci sono mai andato. Conosco Spanu da molti anni, e capitava che alcuni degli artisti diretti lì passassero da me a New York, e se ne parlava. Non ho quindi elementi per commentare la notizia di un nuovo spazio espositivo: so che la collezione è ricca di opere site-specific, che dovranno contestualizzare…”. Quando si interpella Germano Celant per una questione, capita spesso che l’argomento sia l’Arte Povera: e anche questa volta si tratta di ciò. Si parla dei collezionisti Nancy Olnick e Giorgio Spanu, che in quel di Cold Spring, città della valle dell’Hudson nell’Upstate di New York, hanno negli anni accumulato una collezione di 400 pezzi di arte italiana del dopoguerra, specializzata appunto nell’Arte Povera. Molte opere acquistate da Margherita Stein, collezionista torinese scomparsa nel 2003, altre nelle aste internazionali. Spanu, italiano, è un ex dirigente marketing e software; Olnick, che è di Manhattan, è la figlia di un noto immobiliarista. Campo questo, in cui i coniugi operano tutt’ora.

ASSOLUTO RISERBO SU SPAZI E TEMPI
La notizia dunque è che ora hanno deciso di mostrare la propria collezione “per famiglia, amici, e per un pubblico interessato a conoscere la forza dell’arte italiana“, come ha scritto la stessa Nancy Olnick in una dichiarazione sul proprio sito web. E lo farà aprendo Magazzino, uno spazio espositivo privato di quasi duemila metri quadrati che sarà diretto da Vittorio Calabrese, ma di cui ancora si sa ben poco. Apertura annunciata per il 2017, progetto dell’architetto spagnolo Miguel Garcia Quismondo, ospiterà la collezione permanente, mostre temporanee e una vasta biblioteca sull’arte italiana, e sarà aperto al pubblico su appuntamento senza alcun costo per l’ingresso. “L’unico inconveniente di possedere una raccolta di Arte Povera è che gran parte dei lavori sono di scala enorme e di certo non può essere mostrati in una normale casa“, ha scritto ancora Olnick in un comunicato. “Questo ci ha portato a cercare uno spazio adeguato per mostrare le nostre opere“. Anche per gli artisti presenti nella collezione, vige il riserbo che circonda i due: qualcuno ha assicurato – ma è facilmente prevedibile del resto – che vi siano importanti pezzi di star del calibro di Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Giuseppe Penone.

Massimo Mattioli

 magazzino.org

 

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.