Restituite il gigante all’Isola di Pasqua. Dal Cile una nuova richiesta al British Museum

La petizione lanciata da un gruppo di registi cileni chiede al Regno Unito il ritorno in patria del Moai sottratto nell’800 da una nave britannica

I Moai dell'Isola di Pasqua
I Moai dell'Isola di Pasqua

Non c’è solo la Grecia, a chiedere con insistenza alla Gran Bretagna la restituzione di oggetti d’arte o testimonianze archeologiche saccheggiati nei secoli dagli esploratori inglesi ai quattro angoli del globo, e oggi orgogliosamente esibiti nei grandi musei del Paese. Certo, l’annosa e periodicamente ritornante vertenza legata ai Marmi Elgin è ormai assurta a paradigma, data anche la popolarità delle sculture di età classica – molte opera di Fidia – esportate a inizio ‘800 in condizioni non troppo trasparenti e poi acquistate dal governo per essere esposte al British Museum. Ora la questione si ripresenta, ma l’appello arriva da ben più lontano, dal Cile: dove un gruppo di registi ha lanciato una campagna per convincere il governo del paese sudamericano a chiedere al Regno Unito la restituzione di un Moai, una delle celebri statue dell’Isola di Pasqua, conservata proprio nello stesso British Museum di Londra.

Il Moai esposto al British Museum
Il Moai esposto al British Museum

STATUE PROTETTRICI DAGLI SPIRITI MALIGNI
Il reperto, conosciuto con il nome di Hoa Hakananai’a, fu sottratto nel novembre del1868 dall’equipaggio della nave britannica HMS Topaze, arrivando in Inghilterra nel 1869. Risalente al 1200, 2,5 metri di altezza per un peso di circa 4 tonnellate, è probabilmente il più noto dei circa 4mila manufatti provenienti dall’Isola di Pasqua attualmente esposti in collezioni di tutto il mondo. La richiesta dei registi, che stanno lavorando ad un nuovo documentario sulle statue intitolato Te Kuhane o the Tupuna: El espíritu de los ancestros, sottolinea anche la valenza antropologica tributata dalle popolazioni alle statue, considerate protettrici dagli spiriti maligni che minacciavano le tribù locali.

-Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.