Renzi a Merkel e Hollande: la cultura sia centrale nel Piano Juncker

Il premier italiano incontra i colleghi a Ventotene: fondamentale tenere gli investimenti per la cultura fuori dal Patto di Stabilità

Renzi, Merkel e Hollande
Renzi, Merkel e Hollande

Il patto di Stabilità UE è sempre di più l’incubo del presidente del consiglio Matteo Renzi. Quando si parla di finanza pubblica, quando si parla di salvataggio delle banche, ma anche quando si arriva a parlare di cultura. È accaduto in questi giorni a Ventotene, quando incontrando la cancelliera Merkel e il presidente francese Hollande sull’incrociatore Garibaldi – con una tappa a Ventotene dove hanno reso omaggio alla memoria di Altiero Spinelli – Renzi ha messo sul tavolo il varo di un Piano europeo straordinario per la Cultura, “che sia fuori dalle strettoie del patto di Stabilità e dentro un ripensamento del programma di investimenti elaborato da Jean-Claude Juncker”, come ha riassunto il Corriere della Sera. Un’iniziativa che “colma un vuoto di anni nelle politiche dell’UE“, ha commentato il ministro dei beni culturali Dario Franceschini, essendo “del tutto evidente il ruolo che la Cultura può e deve svolgere rispetto non soltanto all’integrazione tra i paesi dell’Unione ma più direttamente rispetto alla costruzione di una comune identità europea, miglior antidoto ai populismi nazionali e ai rigurgiti antieuropeisti”.

CULTURA PILASTRO CONTRO IL TERRORISMO
È dunque dall’Italia che si solleva l’attenzione sull’assenza di centralità della cultura nelle scelte strategiche proposte dal Piano Juncker, un ambito – contestualizza ancora Franceschini – che “può diventare lo strumento per intervenire in molti settori, dalla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, al turismo legato all’arte, al finanziamento delle industrie culturali e creative”. La nota del ministro colloca peraltro la mozione italiana in ambito sociale: “il terrorismo internazionale vuole cambiare i nostri stili di vita, contrastare il dialogo tra culture e identità diverse, spingerci verso la paura e la chiusura”. E non manca un riferimento alle recenti politiche della Gran Bretagna, ancora tutte da verificare, ma con sicuri riflessi anche in ambito culturale: “Tra i tanti effetti negativi la Brexit può spingerci a creare un unico mercato di contenuti culturali alternativo e in molti settori più forte di quello di tradizione anglosassone”.

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1 COMMENT

  1. ma la CULTURA
    non conta un K..ZO,
    sono i SOLDI&gliAFFARI
    KE Kontano oggi
    questo è solo
    FUMO NEGLI OKKI

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