Morto a Los Angeles Arthur Hiller, il regista di Tobruk e Love Story

Scomparso a 92 anni per cause naturali, Hiller è stato presidente dell’Academy of Motion Picture Arts and Science, l’organizzazione che assegna gli Oscar

Arthur Hiller
Arthur Hiller

La sua opera più celebre era solo superficialmente rubricata sotto la categoria dei film “romantici”, complice anche il titolo. Love Story, uscito nel 1970, si inseriva in realtà pienamente nello spirito del tempo, introducendo tematiche in quel momento molto attuali e in tanti casi anticipandole, come il conflitto di classe e la ribellione generazionale. Perché ne parliamo oggi, e usando il passato? Perché Arthur Hiller, il regista della celebre pellicola che nel 1971 ottenne ben 7 candidature ai premi Oscar, è morto a Los Angeles per cause naturali all’età di 92 anni. Un film rimasto impresso nell’immaginario collettivo anche grazie alle magistrali interpretazioni di Ryan O’Neal ed Ali MacGraw, e che si rivelò anche un enorme successo ai botteghini, incassando 106 milioni di dollari – equivalenti a 659 milioni attuali – a fronte di un budget di soli 2 milioni.

ERA NATO IN CANADA NEL 1923
Hiller era nato a Edmonton, in Canada, nel 1923, e si era avvicinato al mondo dello spettacolo con alcuni lavori per la tv, ma per conoscere il successo a Hollywood dovette attendere diversi decenni. Ha sempre coperto vari generi, ottenendo grande visibilità per esempio con un film di guerra come Tobruk, del 1967, interpretato da Rock Hudson e George Peppard. Ma oltre al citato Love Story, si collocano a cavallo di 1970 e 1971 anche altri due suoi film di successo, Un provinciale a New York e Appartamento al Plaza, tratti da sceneggiature di Neil Simon. Parte da qui la corsa all’affermazione hollywoodiana, sancita da molte pellicole cult, come – ad esempio – il comico Non guardarmi: non ti sento, del 1989, con Gene Wilder, Richard Pryor, Anthony Zerbe, Kevin Spacey, Joan Severance. Hiller è stato presidente della Director Guild of America e poi – tra il 1993 ed il 1997 – dell’Academy of Motion Picture Arts and Science, l’organizzazione che assegna gli Oscar.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.