600 milioni di dollari per il cinema italiano (e cinese). A Venezia la firma dello storico accordo

Nasce il Sino-Italian Film Culture Development Fund, fondo finanziato dal governo cinese per sostenere la realizzazione di film italiani e cinesi a partire dalle giovani generazioni di autori

73.Biennale Cinema Venezia 2016 - Photocredit Irene Fanizza
73.Biennale Cinema Venezia 2016 - Photocredit Irene Fanizza

Sostenere la realizzazione di film italiani e cinesi, promuovere giovani talenti e contribuire alla crescita dell’industria cinematografica sino-italiana e sino-europea a partire dalle giovani generazioni di autori”. Mentre al Lido si celebrano le annuali liturgie social-comunicative che danno il via alla Mostra del Cinema – quest’anno con toni un po’ più dimessi, a pochi giorni dalla tragedia del terremoto -, sull’ambiente cinematografico la notizia più deflagrante arriva da molte migliaia di chilometri lontano: ovvero dalla Cina, che – con gli obbiettivi citati sopra – si appresta a siglare un accordo che immetterà risorse preziosissime per un mondo in perenne asfissia economica come quello italiano che ruota attorno alla settima arte. Stiamo parlando del patto che segna la nascita – la firma è prevista domani 1 settembre, alla Villa degli Autori, a Venezia – del Sino-Italian Film Culture Development Fund, e a sottoscriverlo arriveranno per parte cinese il presidente della Shanghai Film Art Academy, Jiang Bo e Ai Yu, general manager del China Everbright Limited (un fondo di investimento quotato alla borsa cinese, posizionato al 91 posto assoluto, ma leader indiscusso in questo specifico settore di attività).

TRE TRANCHE DA 200 MILIONI DI DOLLARI
Un accordo autorizzato direttamente dal governo cinese per le attività dei prossimi cinque anni, e dotato di una capacità da 200 milioni di dollari, per complessivi 600 milioni di dollari in tre tranche progressive. La rivoluzionaria notizia “si colloca nel quadro delle attività del China Film Forum promosso dalle Giornate degli Autori per il terzo anno consecutivo e della vivace attività di scambio tra l’Italia e la Cina sostenuta dal Ministro Dario Franceschini che quest’anno ha voluto a Venezia per il Focus sulla Cina promosso dal MiBACT un ampio confronto tra le due cinematografie”. Nell’ambito del costruttivo confronto, è prevista anche la creazione, in accordo con le Giornate degli Autori, dell’Asian Pacific Art Film Festival, piattaforma di scambio culturale tra Europa e Cina che per i prossimi cinque anni realizzerà con le Giornate e nel quadro della Mostra del Cinema iniziative di promozione e formazione intese a favorire e promuovere i giovani talenti delle due cinematografie. Non vengono, nelle comunicazioni ufficiali, nemmeno tratteggiate le modalità con le quali – specie sul versante italiano – verrà gestita questa cospicua pioggia di dollari: e c’è da scommettere che l’interesse sarà decisamente diffuso…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.