Virginia Raggi bocciata da Sgarbi. “Assessorato alla Crescita culturale? Retorico e senza senso”

La cultura è sempre crescita, obbietta il critico che cita l’Ethica di Spinoza con toni sorprendentemente pacati. “Occorre misurare le parole senza concessioni a mode, culturali e linguistiche”

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

La cultura è in sé crescita, come insegnava Spinoza, nella sua Ethica ordine geometrico demonstrate, bene e male non sono una buona o una cattiva azione, ma bene è ciò che fa crescere la conoscenza, male è ciò che la ostacola”. Mentre in un video diventato virale in rete si mostra al volante di un’auto, diretto a Parigi a “prendere Monna Lisa” (non a “riprendere”, come scrivono molti giornalisti che verrebbero da lui etichettati come capre, visto che l’opera com’è noto fu realizzata da Leonardo proprio in Francia), Vittorio Sgarbi trova il tempo di bacchettare il neosindaco di Roma Virginia Raggi. E si tratta quasi di un processo alle intenzioni, visto che riguarda la denominazione di un’assessorato di quella giunta che ancora tarda clamorosamente a formarsi.

 

USI IL MIO ASSESSORATO ALLA RIVOLUZIONE (CULTURALE)
Stavolta il vulcanico critico, con una lettera aperta pubblicata su Il Giornale, se la prende – con toni, in verità, colloquiali e quasi cordiali, per i suoi standard – con l’annuncio dell’esponente di M5S di voler rinominare gli assessorati alla Cultura e all’Ambiente in assessorati alla Crescita culturale – in realtà una soluzione da molti apprezzata, anche da noi di Artribune – e alla “Sostenibilità ambientale”.
Forzature, a suo dire, generate “dalle mode linguistiche determinate dal pensiero debole prevalente negli ultimi decenni, in cui si è formata la Raggi, fra retorica e giustizialismo. Occorre, invece, ‘intransigenza’, parola dimenticata nonostante i comportamenti che ha ispirato. Ecco: occorre essere intransigenti, anche con se stessi. E misurare le parole senza concessioni a mode, culturali e linguistiche”. Poteva però, trattandosi di Sgarbi, una concessione all’autoreferenzialismo? No, e infatti eccola in chiusura, comunque pacata: “Se vuole allargarsi, posso suggerirle la denominazione che io ho scelto, e che anche a lei, come credo, conviene: Assessorato alla Rivoluzione (culturale). Con tutti gli auguri”. Voi come la vedete? Cultura o Crescita culturale?

-Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.