Italia-Germania? Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt tifa Italia. Sia nel calcio che nell’arte

“All’Italia anche nel calcio è rimasto il gusto dell’invenzione”. Alla vigilia della partita di calcio Italia-Germania, Il direttore degli Uffizi Eike Schmidt confessa il suo “tradimento”

Verso Italia-Germania
Verso Italia-Germania

Ammiro la vostra cultura, compreso il calcio, che poi è una delle tante chiavi di lettura di un popolo: qui il pallone, come molte altre cose della vita, è flessibilità, capacità di adattarsi, specialmente nei momenti in cui si va sotto pressione, e nel calcio avviene spesso. Gli italiani riescono a mettersi insieme con forza e a lavorare uniti”. Un endorsment appassionato, circostanziato, a tratti addirittura filosofico: e non stupisce, visto che viene da un grande intellettuale, che ha voluto esternarlo in vista di Italia-Germania, attesissima partita che sabato decreterà chi delle due nazionali accederà alle semifinali dei Campionati Europei di calcio in corso in Francia.

I TEDESCHI? PIÙ SCIENZIATI CHE ARTISTI
Quello che stupisce, semmai, è da chi arriva questo peana: ovvero da Eike Schmidt, tedeschissimo direttore della Galleria degli Uffizi, che in occasione della sfida ha voluto confessare il suo tradimento al quotidiano QN. “È un po’ come nel Rinascimento”, prosegue il friburghese, girando il coltello nella piaga, “quando i tedeschi facevano il realismo nel piccolo ma si dimenticavano del grande quadro d’insieme, dell’invenzione. Mentre gli artisti italiani guardavano il grande sistema senza dare importanza ai particolari. Il critico Roberto Longhi diceva che con la maniera tedesca si rappresentava la realtà più da scienziati che da artisti”.

Eike Schmidt
Eike Schmidt

LA GERMANIA È BACH, L’ITALIA UNA PERFORMANCE JAZZ
Non riesce a dissimulare la sua gratitudine per l’Italia, che da un anno circa l’ha messo a reggere uno dei più importanti musei del mondo: ma lui del resto è un po’ italiano, avendo studiato qui e avendo sposata un’italiana, anzi una fiorentina. Certo, non vorremmo essere nei suoi panni se capitasse in mezzo a un gruppetto di scalmanati tifosi tedeschi. “La Germania del pallone risente della sistematicità virtuosa di Bach, l’Italia ricorda una performance di jazz”, dice ancora a QN. “Ecco, all’Italia anche nel calcio è rimasto il gusto dell’invenzione, che non deve essere necessariamente tecnica. La verità è che i nostri due popoli si attraggono tanto, non c’è bisogno di risalire a Goethe per prenderne atto”.

Massimo Mattioli

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.