Virginia Raggi vorrebbe Tomaso Montanari assessore alla cultura? Prospettive da Medioevo per la capitale

Come si accorderebbe la sbandierata avversione alla burocrazia di M5S con un assessorato consegnato nelle mani di un campione dello statalismo?

Virginia Raggi
Virginia Raggi

Il “mistero” Virginia Raggi è – inutile negarlo – probabilmente il primo motivo di attenzione dopo gli esiti del primo turno delle elezioni amministrative. Quale sarebbe l’approccio di un personaggio dichiaratamente, anzi orgogliosamente privo di esperienze specifiche, che si trovasse a guidare la Capitale d’Italia? Quali le mosse del Movimento 5 Stelle nel suo complesso, davanti alla vera prova, dopo esperienze contrastate e comunque in centri importanti ma non certo nodali come Roma? In questi giorni ovviamente si scatenano i rumors (anche perché Raggi, a differenza di Giachetti che comunque ha selezionato per il ruolo di cui parleremo il non troppo entusiasmante Marino Sinibaldi), e questi non possono non riguardare un’area centrale per le politiche capitoline come quella culturale. L’assessorato alla cultura di Roma, pur gravato da bilanci sempre in calo, ha comunque un importanza cruciale e sovraintende un patrimonio di qualità e quantità non paragonabile a quello di nessuna città del mondo. Oggi ci ha pensato il quotidiano La Stampa a tentare una sintesi, con un’ipotesi di futura giunta Raggi poi rilanciata da altri, fra cui Huffington Post. E le indiscrezioni sul possibile assessore alla cultura confermano impressioni già circolate durante la campagna elettorale, prospettando un’opzione alquanto chiara e definita in materia.

M5S NEOSTATALISTA?
La poltrona della Cultura andrebbe infatti a Tomaso Montanari, quarantacinquenne storico dell’arte e docente a Napoli, pupillo di Salvatore Settis, “impegnato – scrive il quotidiano torinese – anche nella battaglia e nella polemica culturale contro la mala gestione del patrimonio culturale“. E qui iniziano i distinguo, necessari: impegnato, ma in che direzione? La risposta – qualora gli esiti del primo turno trovassero conferma al ballottaggio – tratteggia un futuro che guarderebbe più decisamente al passato, per il già martoriato, malgestito, abbandonato patrimonio romano: e allo stesso tempo denuncia lo strabismo del M5S nel proporre idee coordinate, credibili e in sintonia con il proprio (nuovo) elettorato. Come accordare la sbandierata avversione alle liturgie amministrative del vecchio statalismo, con la scelta di consegnare l’Assessorato alla cultura della Capitale a un personaggio che – magari con argomentazioni forbite – è sempre stato in prima fila nella difesa delle soprintendenze oscurantiste e burocratizzate? Giungendo ad avallare la scelta – per fare un esempio – di tenere chiusa Pompei a Natale e Capodanno pur di spalleggiare quei sindacati che rappresentano una delle tante metastasi del sistema culturale del paese?

Tomaso Montanari
Tomaso Montanari

FUORI I PRIVATI DAI MUSEI
Sono ben note le idee del professor Montanari, ed è altrettanto noto ai lettori che a parere di Artribune una sua nomina piomberebbe Roma nel Medioevo. Serve citare qualche caso specifico, per un paladino del conservatorismo acritico e sovente qualunquista? Serve citarlo quando scrive che “la religione del mercato sta imponendo al patrimonio culturale il dogma della privatizzazione”? Voltando le spalle all’apporto e al contributo dei privati, che ovunque nel mondo fornisce ossigeno alla migliore gestione di musei e siti archeologici? O quando, in occasione della grande mostra fiorentina, gridò che “fosse vero che Koons rimarrà in piazza per sempre, i responsabili andrebbero appesi al pennone del balcone soprastante“, perché secondo Montanari il contemporaneo e l’antico – benché lo si faccia dovunque sul pianeta terra – non possono essere contaminati? O ancora le tante volte che ha bollato come “inno alla mercificazione dei Beni Culturali” le riforme tentate da Dario Franceschini sulla virtuosa strada di fare di quello dei Beni Culturali il “ministero economico più grande del Paese” (secondo Montanari nominare dei direttori di museo facendo un regolare bando internazionale è male, bisogna attingere ai funzionari ministeriali per dirigere Uffizi o Reggia di Caserta, da qui le sue sciatte critiche al direttore Mauro Felicori)? Serve ricordare, sempre a titolo di esempio, la sua crociata contro la mostra dello stilista Azzedine Alaïa alla Galleria Borghese di Roma, perché “nei musei come Villa Borghese dovremmo vedere opere consacrate dal giudizio di generazioni e non un’arte che cerca la legittimazione per osmosi“? Arrogando a sè e alla sua categoria, evidentemente, il diritto di decidere quale arte può essere universale e quale solo parassita?

ADDIO FONDI
Ci piacerebbe vedere, qualora malauguratamente una figura come questa venisse nominata in un ruolo chiave come quello di Piazza Campitelli, il volto dei tanti investitori che negli ultimi anni (non c’è solo Diego Della Valle e il ‘suo’ Colosseo, per fortuna) si sono affacciati in città e hanno aperto il portafogli per restaurare chiese, fontane, facciate, palazzi. Tutti denari che fuggiranno in altre città. Come fuggiranno gli investitori che cercano con fatica e qualità di rendere più fruibile l’esperienza di visita di pezzi del nostro patrimonio. Secondo Tomaso Montanari aprire una libreria in uno spazio culturale significa “renderlo un supermercato” e dotare un museo di un ristorante di qualità (come accade in tutto il mondo) è visto come fumo negli occhi. I cittadini romani, insomma, dopo aver dato un cristallino – e per certi versi sano – segnale di richiesta di cambiamento votando in massa per il Movimento 5 Stelle, si troverebbero mentalità vecchie, superate e fuori da ogni buona pratica mondiale a gestire una delle risorse principali della città. Sarebbe un suicidio politico per Virginia Raggi e per tutto il suo partito. Un suicidio che ci auguriamo venga scongiurato. Ma sarebbe anche un bel danno per la città: dotarsi di un assessore in completa distonia con le principali personalità culturali della città (si pensi al lavoro straordinario che sta cercando di fare il Soprintendente Prosperetti) e in costante stupido e sciocco contrasto con il Ministro della Cultura, in un contesto dove solo innescando una sana integrazione si può sperare di gestire in maniera virtuosa l’enorme quantità di patrimonio suddiviso in maniera equanime tra Comune e Stato. Speriamo che non sia vero, insomma. Se è vero, qualcuno li fermi.

– Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli
È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design, l'Università di Tor Vergata, l'Università Luiss, l’Università La Sapienza di Roma ed è professore a contratto allo IULM di Milano. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. È stato giurato in svariati concorsi di arte, architettura, design. Attualmente dirige i contenuti di Artribune e del Gambero Rosso.

34 COMMENTS

  1. mattioli e tonelli ma che scrivete? confondete statalismo e salvaguardia dei beni artistici e archeologici? il male dello stato dell’arte sta nei bigliettai e nei sindacati? mi sembra che viviate su un’altro pianeta. Forse voi gli studi di Montanari, simpatico o antipatico che sia , voi non li avete fatti e probabilmente fareste pure una gran brutta figura in un confronto diretto, . In cosa siete laureati, così tanto per sapere?
    Cosa avete scritto in vita vostra ? Qualche libro in più di Settis? :)
    Siete quelli di koons a Firenze è una figata, vero? ma perchè non vi occupate di tennis, di gastronomia ?

  2. Un’altra occasione persa da parte della cultura, cioè di stare al passo coi tempi: archiviare un movimento anti-statalista come anti-politico, sembra proprio il colmo, per persone che si reputano intellettualmente dotate…Fa parte di quelle strategie di delegittimazione che, come la cosiddetta macchina del fango, imperversano nei media, anche in quelli apparentemente più insospettabili.
    Ma, bando ai risentimenti, e che vinca il migliore…

    • Il problema è che nel pressapochismo ci si naviga bene e a Roma, ancora meglio. Sulla “cultura” poi, ognuno è libero di dire ciò che vuole, persino il Messaggero.

  3. Questo articolo è totalmente fuorviante rispetto alle posizioni di Tomaso Montanari sulla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale: la sua nomina ad assessore alla cultura sarebbe un’ottima notizia! Invito tutti a leggere il suo libro “Privati del patrimonio” per comprendere che Montanari non è contrario ai privati tout court, ma è per una profonda riforma delle strutture statali, per l’assunzione di professionisti competenti e retribuiti giustamente, per l’attuazione dell’art. 9 della Costituzione: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.” Mattioli e Tonelli o non hanno capito nulla delle riflessioni di Montanari, o sono in completa malafede.

  4. L’articolo è stato per errore attribuito a Mattioli e Tonelli. L’articolo è firmato “redazione”. ci scusiamo per il disguido

    • L’articolo è firmato “redazione” perché non avete il coraggio di metterci la faccia quando fate queste sparate becere e di scarsissimo spessore culturale?

    • non avevo dubbi fosse firmato dalla redazione. si capisce così limpidamente la faziosità di questo articolo. ma non si vergogna il “sotto falso nome” ?

  5. Articolo incredibilmente superficiale, che riduce a pura macchietta le argomentazioni complesse di Montanari sui leggiadri trend di (anti) tutela del patrimonio del governo attuale (e purtroppo proprio dell’idea di cultura in senso lato di Renzi/Franceschini & co.). Per farsi un’idea veritiera del pensiero di Tomaso Montanari (e delle pesanti semplificazioni inanellate da questo pezzo) basta leggersi anche solo un paio di articoli del suo blog http://articolo9.blogautore.repubblica.it

  6. ma che devo leggere…. artribune che scrive come fosse repubblica o l’unità… allora davvero questi pentastellati spaventano tutto il sistema (e qualsiasi sistema)… tra chi ha ucciso roma e x, chi si lamenta un giorno si e l’altro pure (contando anche le notti) della morte di roma cosa sceglie? chi l’ha uccisa…. non so se sia davvero il medioevo, ma parliamo sempre di un alternativa al PD e soprattutto di un viaggetto che azzera tutti i sistemi clientelari …

  7. Da rimanere stupefatti per tanta superficialità. Avercene di Tomaso Montanari!

  8. Il discorso politico è certamente più complesso e articolato di quello che potrebbe essere l’atteggiamento personale da voi presupposto del personaggio in questione, ed è fuori dubbio che lo schifo culturale in cui si trova il Paese non è certamente imputabile a ciò che potrebbe accadere in futuro, ma piuttosto a ciò che è stato fatto fin’ora. E ora è il momento di tentare di migliorare le cose, e per farlo serve soprattutto il coraggio di cambiare, di concedere fiducia a chi con probabile sincerità si propone per farlo, se non altro per togliersi dal pantano in cui ci si trova oggi, un pantano che non è solo culturale ovviamente. Mi è dispiaciuto leggere questo articolo perché totalmente privo di un’analisi ponderata delle circostanze, compulsivo nel taglio propagandistico, innaffiato di quel pessimismo retrogrado e gratuito che caratterizza l’atteggiamento tipico della “massaia di Voghera”.

  9. articolo fazioso e di una superficialità inammissibile. ma che livello di bassezza culturale volete raggiungere? sono senza parole

  10. Ma chi è la Redazione? Ognuno batte un tasto a testa della tastiera? Mi sembra l’omicidio sull’orient express dove più persone accoltellano la vittima

  11. Signori della Redazione almeno Montanari ci mette la faccia per dare una speranza di futuro a questo paese e di lavoro ai giovani, a differenza di altri storici, critici d’arte e comunicatori della cultura campioni nel salto della tartina tra un’inaugurazione e l’altra. La racconta lunga la vostra rubrica sulle offerte di lavoro, “notoriamente” ogni giorno zeppa di centinaia di offerte di lavoro, che danno una dimensione delle meravigliose opportunità offerte dalla vostra idea di industria della cultura italiana. Se Montanari riporterà al Roma al Medioevo, il “vostro” Rinascimento non l’ho proprio visto fino a questo momento! Ve lo siete mai posto, su questa testata, con inchieste serie, inclementi e oggettive il problema di cosa significa lavorare come volontari, stagisti e personale sottopagato?

  12. P.S. MEDIOEVO???? È sconfortante e sconcertante osservare come illustri giornalisti e intellettuali, con un percorso d’istruzione di livello, ancora nel 2016 facciano paragoni di bassa lega usando il Medioevo.

  13. Articolo indecente, espressione di pensieri intellettualmente disonesti. Affermazioni di bassa politica che con la cultura non hanno nulla a che fare. Opinioni disinformate neanche all’altezza delle chiacchiere da bar. La Redazione, se è seria, dovrebbe rimediare.

  14. In un altro articolo di questo sito Montanari è definito “il Torquemada delle arti italiane”. Qui “sciatte critiche” senza ulteriori spiegazioni, un pleonastico e altrettanto immotivato “stupido e sciocco”, il tutto culminante nel minacciosamente apocalittico “addio fondi”, da slogan della propaganda più trita. Abbiamo capito, Montanari è il male incarnato, ma la vostra fraseologia sembra rifarsi a modelli reazionari almeno altrettanto “antichi” e “qualunquisti” della persona che avete deciso di mettere alla berlina. Anche io al vostro posto non avrei firmato questo articolo: non fosse che per pudore.

  15. I commenti sembrano tutti della stessa mano: di Montanari. Quanto sia sincero l’articolo non lo so, ma i metodi di Montanari, preparatissimo per quanto riguarda il Seicento, li ho potuti verificare in Assisi, quando si è avventurato nella valutazione di un restauro giottesco, in sodalizio astioso con Zanardi. Gliel’hanno fatto rimangiare. Assessore ideale per i 5 stelle.

    • io non sono Montanari. ma è già tantissimo essere esperti di un secolo quando qualcuno invece non conosce nemmeno gli ultimi cinque anni , non ha fatto studi artistici e si occupa di pubblicità .

    • Prof. Sciamanna, poiché Lei si erge a giudice e censore di “metodi” e “sodalizi” altrui, dovrebbe ricordarsi che “i metodi di Montanari” si sono visti all’opera quando ha denunciato il sodalizio a delinquere (ben più dannoso del fantomatico “sodalizio astioso” con Zanardi che Lei denuncia), che aveva saccheggiato la biblioteca dei Girolamini di oltre 4.000 libri antichi. Invece di sbandierare poco eleganti “ri-mangiate”, dovrebbe chiedersi se Montanari sia un cittadino e un pubblico dipendente che lavora e agisce per il bene della collettività, come tutti dovrebbero fare nelle loro possibilità piccole o grandi che siano. Personalmente credo che di cittadini e intellettuali come Montanari abbiamo necessità in ogni dove. Basta solo girare l’Italia e guardarsi intorno con occhi non annebbiati dalla retorica e dall’opportunismo.

  16. Mettetevi d’accordo dentro la Redazione, scrivete che il patrimonio romano è “martoriato, malgestito, abbandonato”, e che Montanari sarebbe in completa distonia con le principali personalità romane della cultura. Delle due l’una: se davvero Roma è nelle peste, dov’erano fino a ora queste personalità? O forse sarà stato il solito Babbo Natale?

  17. Concordo punto su punto. Peraltro, stando alle ultime notizie, il luminare prof. Montanari, ancorché simpatizzante dichiarato 5st, avrebbe rifiutato l’incarico offerto dalla Raggi. Come avrebbe potuto accettare, sapendo di doversi trovare a dialogare e probabilmente a negoziare le sue decisioni con membri del direttorio, affiancati dall’alto all’aspirante sindaco, che a malapena articolano frasi di senso compiuto in italiano?

  18. Articolo ridicolo tanto quanto il suo autore. È deprimente e imbarazzante leggere un simile pressapochismo su questioni che andrebbero invece dibattute e analizzate da chi ha la competenza e lo spessore culturale adeguati.

  19. Oltre le critiche a Montanari non ho letto commenti articolati e di livello professionale sui programmi dei candidati, come dovrebbe essere per una testata autorevole. E nulla vi vieta di fare vostre proposte articolate, visto che le competenze non vi mancano. Invece leggo raffiche e raffiche di nomi, come fosse un gioco a bruciare o svelare candidati.
    In una situazione compromessa come quella di Roma nessun assessore, PD o M5S o tecnico avrà un potere taumaturgico degno di salvare la barca che affonda. Andrà scelta la persona che ha dimostrato di avere visione e capacità di lavoro straordinaria. Fare l’assessore nel caos di Roma è più complicato che sedersi sulla poltrona di un ministero.

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