Venezia ricorda Zaha Hadid: la Fondazione Berengo apre la prima grande retrospettiva dedicata all’archistar recentemente scomparsa

Un omaggio commosso quello che la laguna fa, nei giorni della Biennale curata da Alejandro Aravena, alla grande archistar scomparsa prematuramente il 31 marzo. Dal 27 maggio al 27 novembre 2016, infatti, presso il Palazzo Franchetti affacciato sul suggestivo Canal Grande di Venezia, la Fondazione Berengo inaugura la prima grande retrospettiva retrospettiva dedicata a Zaha […]

Un omaggio commosso quello che la laguna fa, nei giorni della Biennale curata da Alejandro Aravena, alla grande archistar scomparsa prematuramente il 31 marzo. Dal 27 maggio al 27 novembre 2016, infatti, presso il Palazzo Franchetti affacciato sul suggestivo Canal Grande di Venezia, la Fondazione Berengo inaugura la prima grande retrospettiva retrospettiva dedicata a Zaha Hadid. La mostra sarà una occasione unica per approfondire, attraverso la ricchezza dei materiali esposti, l’opera dello studio ZHA, che da anni domina il panorama architettonico mondiale.
I progetti – realizzati, in costruzione o irrealizzati – si raccontano tramite i grandi “dipinti architettonici”, fortemente influenzati da Malevič, che l’architetto realizzò per ogni suo lavoro, sino a scendere nel dettaglio con i disegni tecnici, i modelli, film e la storia fotografica narrata da Helene Binet.

UN LAVORO DI GRUPPO
Ciò che lega questi progetti rendendoli parte di un percorso, e non una slegata sequela di buone immagini, sembra essere l’evoluzione della ricerca all’interno del team di progettazione. Zaha Hadid, ogni volta che parlava del suo lavoro lo faceva sempre al plurale, e non limitava mai ad un lasso di tempo definito la capacità di maturazione di un progetto. Che fosse passato un mese o anni dal primo schizzo alla realizzazione, che si trattasse dei suoi progetti all’AA di Londra, dove studiò quattro anni, o degli ultimi lavori dello studio, l’importante era la stratificazione che si veniva a creare sul foglio da disegno.
Ogni distorsione, frammentazione o rivoluzione è traccia, una sorta di archeologia delle forme e delle idee che inspessiscono progetti in apparenza più formali che sostanziali. Dal disegno tridimensionale a mano per la Vitra Fire Station (completata nel 1993) all’introduzione del CODE, team di design research interno allo studio che ha realizzato i modelli di calcolo in grado di determinare i flussi d’aria, e la conseguente conformazione, della Mathematics Gallery del Science Museum di Londra.
Prospettive impossibili che rivelano un’instancabile volontà di sperimentazione ed una fibra invidiabile, una volontà di scoperta e di innovazione che ha fatto e continuerà a fare scuola.

-Flavia Chiavaroli

LINK:

http://www.fondazioneberengo.org/

http://www.zaha-hadid.com/

 

 

 

 

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Flavia ChiavarolI
Architetto, exhibition designer e critico freelance. Osservatrice attenta e grande appassionata di architettura ed arte moderna e contemporanea riporta la sua esperienza nell’organizzazione di workshop, collabora con artisti e fotografi e aggiornando i principali social network. Dal 2012 si occupa di progettazione di mostre ed eventi.