La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma smantellata. La famosa opera di Alfredo Pirri non c’è più. E non si sa il perché

Che succede alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea? Mentre gli occhi di tutti erano puntati su Milano e sulla settimana di eventi nati attorno alla fiera miart, da Roma giungeva il brusio di qualche polemica montante attorno al museo di Viale delle Belle Arti. Messaggeri: un paio di articoli della stampa, presto rilanciati da […]

Passi, l'installazione di Alfredo Pirri smantellata alla GNAM

Che succede alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea? Mentre gli occhi di tutti erano puntati su Milano e sulla settimana di eventi nati attorno alla fiera miart, da Roma giungeva il brusio di qualche polemica montante attorno al museo di Viale delle Belle Arti. Messaggeri: un paio di articoli della stampa, presto rilanciati da quel moltiplicatore universale che sempre più diventa Facebook. “Lavori in corso. Il cartello che annuncia disagi alla Gnam, la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, avrebbe potuto essere una buona notizia, l’annuncio che finalmente, dopo anni d’attesa, riprendeva vita il cantiere per l’ampliamento del museo e che le troppe opere d’arte nei depositi erano pronte a scrollarsi la polvere”, scrive il 6 aprile Il Giornale. Per poi svelare – a dire della giornalista – un’altra verità: “l’importante intervento che sventrerà le sale d’ingresso, e che terrà chiusa durante l’anno del Giubileo la collezione dell’Ottocento, serve a rifare ciò che è appena stato completato e a cancellare due opere d’arte commissionate dal ministero dei Beni culturali”. Si parla di cambiare posto a bookshop e caffetteria, si annunciano spese per tre milioni di euro: e poi lo smantellamento delle due opere, Filo rosso di Paola Grossi Gondi, e Passi di Alfredo Pirri, il quale non la prende bene e polemicamente rilancia i due articoli – ne seguirà uno sul francese Le quotidien de l’Art – sul suo profilo Facebook. E parte una ridda di commenti scomposti, soldi sprecati, arte sotto tiro, museo che cede alle leggi del marketing.

LAVORO DI RIORGANIZZAZIONE E RIORDINO DELLA GALLERIA
Come stanno realmente le cose? Il vero problema, sul fronte del museo, è proprio questo: non c’è una risposta. L’avvio di questi lavori, che comporteranno una reale rivoluzione alla GNAM, avviene nel più assoluto silenzio circa modalità, obbiettivi, tempi, costi: e questo non fa che alimentare le voci. Noi stessi abbiamo tentato di raggiungere la direttrice Cristiana Collu, la quale ha scelto di non commentare, rimandando per le sue posizioni alla nota ufficiale diffusa il 1 marzo: che annunciava il proseguimento del “lavoro di riorganizzazione e riordino della Galleria, già iniziato al suo arrivo il 1° novembre 2015”. Nella speranza di avere – prima o poi – informazioni su questi interventi che consentano a chiunque di farsi un’opinione in merito, qualche considerazione va fatta: a partire dal presupposto che una direttrice – specie una nuova direttrice, per di più arrivata con l’imprimatur di una riforma importante – ha il pieno diritto (anzi il dovere) di riallestire il museo dando il suo segno e il suo taglio. E poi sarà semmai giudicata per il suo operato in seguito. In questo quadro, una comunicazione più tempestiva ed efficace aiuterebbe ad evitare illazioni – più o meno fondate, questo per ora non lo sappiamo – e speculazioni incontrollate. Le opere smantellate, specie quella di Pirri, che occupava per intero la grande sala subito dopo la biglietteria, erano di importanza cruciale per il museo, anche amate da molti visitatori, probabilmente fonte di molte visite, entrate negli occhi di molti a Roma e non solo e motivo di gioco e divertimento per i più piccoli e le scolaresche. Un asset non da poco. Rinunciarci non può essere vissuto come un dramma o come una lesa maestà, ma bisogna capire nell’ambito di quale progetto, di quale riflessione. Cristiana Collu è libera di cambiare tutto, liberissima di realizzare uno spazio commerciale, un ristorante o un bookshop (siamo i primi, da sempre, a sottolineare l’importanza e la centralità di questi servizi ai visitatori) laddove un tempo c’erano delle opere, ma in presenza di qualche richiesta di chiarimenti dovrebbe darne. Anche questo è un dovere, come quello pienamente legittimo, di imprimere la propria linea e portare trasformazioni, cambiamenti e rivoluzioni.

50 COMMENTS

  1. Buon giorno . Io dichiaro che non è giusto distruggere un’opera d’arte ma conservarla e proteggerla quello che facciamo da 2000 anni con il Colosseo lo restauriamo e conserviamo .

    • se parla pirri stiamo freschi….
      Che noia! Sempre le stesse cose, ma nessuno gli ha mai detto di fare meno chiacchiere e pensare più al lavoro?

      • Sarebbe meglio parlare sulla inutilità e pericolosità di questi musei mausolei addomesticati al potente di turno e sulle alternative possibili e compatibili con l’ambiente la salute e il benessere psicofisico di coloro che si dichiarano “artisti” !

  2. Si , trasparenza certo ma forse a tempo dovuto.
    l’opera è questa :
    http://www.arte.rai.it/articoli/passi-di-alfredo-pirri/13627/default.aspx

    e sinceramente mi pare un insieme di elementi e motivi tenuti assieme da un’idea generica dell’arte, come qualcosa di periglioso e naturalmente di “umano”. è curioso come questi artisti spesso così anti – postmoderni abbiano in realtà un’atteggiamento davvero postmoderno cheutilizza e dispone le opere al di là del loro contesto storico condendo il tutto con banalità sul “femminile” e sul “maschile”
    e naturalmente sulla morte in Canova. Mah, vedremo .

  3. è ovvio che di chiarimenti debba darne, ci mancherebbe che pur essendo una direttrice non facesse un resoconto delle sue intenzioni. non si tratta certo di una galleria privata, ma del museo nazionale!

    • Nel rispetto dei ruoli e del lavoro della Direttrice Collu,credo che nessuno possa agire nel silenzio. Oggi esiste l’art.5 del Dlgs 33/2013 (chiamato “decreto sulla trasparenza” ) che prevede
      l’obbligo, per le Pubbliche Amministrazioni, di pubblicare, a vantaggio di tutti, documenti, informazioni, o dati. Una semplice domanda da parte di un cittadino (accesso civico agli atti pubblici) anche priva di una motivazione specifica, può essere presentata al Responsabile della Trasparenza dell’Ente in questione che
      ha l’obbligo di rispondere in tempi brevi.
      Questo ci consentirebbe di capire:
      1) quanto è costata
      la rimozione dell’installazione e la nuova posa in opera del pavimento (…ci sarà stato un appalto!?);
      2) cosa ci sarà a sostituire il lavoro (…bookshop, caffè etc…);
      3) chi sarà eventualmente a progettare i nuovi spazi (…ci sarà stato un bando pubblico!?);
      4) se sono stati fatti lavori edili con una nuova disposizione degli spazi interni (spostamento bagni, guardaroba etc…) se è stato chiesto il
      parere della Sovrintendenza (…ci troviamo all’interno di un edificio storico).
      Potremmo così capire come si trasformerà uno dei musei più importanti in Italia e se la rimozione di un opera artistica di grande impatto visivo e nota a livello internazionale possa giustificare i nuovi interventi.

      • Ma cristiana vivi su Marte?impatto visivo, nota a livello internazionale , ma dai ormai pirri lo seguono solo a Roma , dove si vive di pr e tessere di partito e dove il merito non esiste.
        Difendere quell opera è come difendere quel sistema che premia coloro che vivono di cene e relazioni.
        Basta! È tutto così nauseante…..

        • Il problema non è l’opera ma le procedure con le quali vengono trasformati gli spazi pubblici.Se poi aspirare a vivere in un luogo dove si rispettano le leggi e’ vivere su Marte, ebbene sì, sono una marziana!

          • E allora si documenti meglio anche lei : dov’è l’attivitá internazionale di Pirri? Mi pare si tratti del solito presenzialista locale molto ammanicato molto loquace inconsapevole della propria confusione culturale. La invito a riguardare il video giá menzionato dove l’autore presenta l’opera .

  4. Era ora che qualcuno eliminasse quell’orrore, mi riferisco all’opera di Pirri. Brava direttrice.

    • bhe devo dire una grande argomentazione! ma come ti permetti? I musei le fanno le opere d’arte e non le mura! un po’ di rispetto per l’arte! Alfredo Pirri è uno dei più bravi artisti che operano nella capitale.

      • Caro Filippo, se pirri è uno dei migliori, c’è da piangere pensando agli altri, per favore andiamoci piano con le scemenze

  5. Un’opera che già contiene in sé i semi della propria distruzione; forse prodotta da un artista che ha espresso in essa l’enorme pressione percepita da parte di una istituzione culturale così importante (ed implacabile), e in definitiva non più a misura d’uomo; poiché spesso, con l’alibi del servizio pubblico e sociale, le istanze individuali dei singoli componenti della società vengono sacrificate per un non meglio identificato benessere di una anonima collettività…

  6. Ti pareva che mentre a Milano va in onda il MiArt, il Design, il FuoriSalone (e un progetto dove sono curatore…) e tutta la città partecipa attivamente, mentre si incontrano mondi diversi generando evoluzione, libertà espressiva e piccole rivoluzioni, a Roma la solita raccomandata di ferro decida di affermare tutto il suo arrogante potere insofferente all’opinione pubblica e smantellare la meravigliosa opera di Alfredo Pirri a carattere PARTECIPATIVO come pochissime, in una città dove si celebrano le statue invece che il protagonismo dei cittadini, da sempre. E i risultati sul senso critico si vedono…

    Se leggete l’articolo, vi rendete conto che persino Artribune, nel merito (non nel metodo, evidentemente), è favorevole, in nome di un presunto bisogno di commercio che, nel Novecento, ha invece distrutto anche il business. Perché gli affari veri, quelli perenni, sono quelli che contengono semi culturali, mica calcoli della serva. Ma questo lo capiscono e lo sanno realizzare in pochissimi, tra i quali noi di ARTEPRIMA che lo diciamo da anni (era ironico ma non troppo…) perché abbiamo imparato dalle città d’arte che prima si costruiscono le opere pubbliche che contengono arte, poi nascono gli affari conseguenti e immortali.

    Ora, il tema è il metodo. C’è un problema culturale serissimo. La direttrice del museo è una nota incapace, spostata di museo in museo per evitare di fare più danni di quelli che abbia fatto, e poi portata a Roma da amici influenti e ministri servili. C’è un problema economico; la GNAM ha 4 milioni di debiti e ne spende altri 3 per un ristorante che ha già (ha già un magnifico bar e ristorante nel dehor) e un bookshop che potevano essere coniugati all’opera, affidando il lavoro agli artisti. Troppo difficile per chi non ha una competenza, una visione, una cultura della partecipazione. La città ha il diritto di sapere come si spendono i suoi soldi… ma non c’è un progetto, e lei ha dichiarato che “non m’interessa parlare con la stampa”. Forse non è neanche capace, sembra evidente. Infine c’è un problema di modi; la città ha il diritto di sapere quali semi culturali la fertilizzeranno nei prossimi anni. E se credete che sia solo un problema di noi operatori, beh rileggetevi la storia. Questo è il degrado, mica la crisi le cui soluzioni impossibili deleghiamo agli altri.

    • Signor Cascino , voi a Roma di musei che non funzionano ne sapete qualcosa e forse ci potreste raccontare anche come mai , dato che lei è però molto più loquace sulla nuova direttrice Collu, precedentemente in carica comunque a Trento.
      Lei è più informato di me e parla di milioni di debiti alla GNAM GNAM :) .
      In genere però i debiti esistenti sono fatti da chi dirigeva prima e non da chi arriva dopo, a danno fatto. Perchè non mi dice allora i nomi e cognomi di chi li ha effettivamente fatti e come? Sia più esaustivo per favore e non lo sia solo a sprazzi.
      L’italia è il paese delle protezioni e delle cordate ma in questo a Roma ci sono i maestri a quanto ne capisco: vuole che le faccia i nomi? Premetto che non alludo a lei , che conosco poco . Non so bene nemmeno riguardo a quello che lei dice della Collu ma l’opera in questione credo di conoscerla bene come conosco da anni l’attività dell’autore: ora mi dica lei con le parole che preferisce perchè è un’opera valida e io proverò a controbatterla.

      • La questione non è l’opera di Pirri da difendere, la
        questione è che dovremmo riflettere sulle linee politiche di un Museo. E’
        infatti ormai prassi comune che i Direttori, di turno come spesso i Sindaci, demoliscano ciò che hanno fatto i predecessori
        forse per semplice egocentrismo, a discapito
        (anche economico) dei cittadini fruitori degli spazi pubblici.

        Se la nuova Direttrice della GNAM fosse consapevole e convinta delle sue scelte,
        avrebbe potuto condividerle, in virtù di quella famosa etica e correttezza che
        nessuno più possiede.

        Assistiamo impassibili alla trasformazione interna di un
        museo: trasformazioni di spazi, progettazione
        di nuove aree con destinazioni d’uso diverse. Spero solo che il Museo non
        diventi l’ennesima scatola vuota privo di tutti i suoi caratteri
        architettonici!

        • Gli autori delle opere installate e incastonate all’entrata dei musei devono mettere in conto che il loro futuro non è garantito nel caso il museo si modifichi. O vogliamo imporre Pirri per l’eternità? Vedremo i cambiamenti per tutto il resto e immagino che verranno presentati e giustificati a tempo debito. Vediamo se questi cambiamenti saranno davvero così lesivi. Ma è evidente che dei cambiamenti erano necessari: ci sono infatti moltissime opere chiuse nei magazzini che forse meritano visibilità.
          Le dirò di più: sarebbe ora che i musei d’arte contemporanea italiani dessero svolgimento a qualche movimentazione più agile delle collezioni facendo vedere qualcos’altro che le solite cose e magari dando spazio dignitoso a voci nuove e alternative. E che finalmente i cloni di esperienze passate siano un pò ridimensionati. Continuo ad aspettare però una difesa approfondita sull’opera in questione perchè agitare principi generali pur legittimi non mi basta a convincermi del valore della cosa specifica in questione.

          • Nulla e’ per l’eternita’ e nessuno e’ sopra le leggi. Una riflessione approfondita su un ‘ opera e’ voler spostare il problema; il valore di un’opera si sostanzia nella storia e non nella contemporaneita’.Credo che si possa fare tutto se le regole sono certe e se non le inscatoliamo come i nudi della Montemartini. Contesto l’opacita’ di chi legittimamente fa delle scelte ma non le documenta. Se una procedura non è’ corretta non possiamo aspettare, perché’ una volta realizzata l’opera e/o la modifica, sarà’ piu’ difficile è antieconomico recedere. Fa piacere che qualcuno parli di svecchiare le strutture museali di questo paese ma purtroppo da anni se non decenni, sono solo chiacchiere mai concretizzate; in questo momento i fatti sono : si tolgono delle opere per ( forse) spazi destinati al commerciale ( nulla di male, anzi…), di spazi per giovani artisti etc… non sappiamo nulla ( speriamo ci siano) ma la non presentazione del progetto, la sua mancata divulgazione non ci permette di capire cosa accadra’. Opacità’ del potere.

          • Signor De Francesco ricordo che interloquimmo ancora qui in passato e l’occasione riguardava la Collu e la sua partenza dal Mart. Ricordo anche che i suoi interventi erano abbastanza piccati se posso dire , molto ostili verso la curatrice in questione, tanto che le feci notare che sembrava ci fisse una questione personale tra di voi. Ora lei interviene ancora con lo stesso stile in un ambito, quello romano, dove le nefandezze si sprecano, altro che la Collu , qua ci sono ras di quartiere che andrebbero messi nel disintegratore. Le premetto che io non sono di Trento e forse conosco poco la storia della gestione Collu , ma ricordo una mostra di Kendell Geers, quella di Antonello da Messina, una mostra sul ritratto -identitá firmata da Jean Luc Nancy, Afterimage sul conflitto ecc.
            Ora vorrei tentare di capire meglio la sua posizione riguardo la gestione Collu a Trento e perchè lei è così critico. La pregherei di essere un pó dettagliato e per favore non entri in personalismi: io vorrei sinceramente capire e non voglio perdere il mio tempo a sentire le sue tiritere di insulti . Le ricordo che lei ha una galleria d’arte e le conviene dare di sé un’idea un pó piu professionale .
            Quindi vorrei argomentazioni e dati se non le dispiace.
            Peró le dico una cosa: all’indomani che una direzione viene cambiata una delle prime cose ad essere esposta è arte povera? Non le sembra un pó strano? Lei certo non commercia in Arte Povera ma non le sirge il sospetto che la direzione precedente non piaceva a lei ma forse sopratutto non piaceva a qualcun’altro? Con tutto il rispetto lei ha una galleria che non sto a giudicare ma che di certo non ha l’inflenza che hanno invece altri interessi.
            Aspetto con impazienza le due risposte e le sue opinioni come aspetto quelle del di solito ciarliero Cascino che per ora tace. Vediamo come se la cava lei.

          • Personalmente mi ricordo l’ultima mostra, brutta e sconclusionata.
            Mi dica lei cosa non è strano nel nostro amato paese.

            La Collu era completamente inadatta a gestire il MART, oggi servono dei direttori con una visione complessiva del progetto, non solo dei bravi curatori.

            Facile profeta che avrebbe combinato guai da altre parti.
            Facile profeta nel dire che presto emergeranno gravi problemi sulla gestione economica.

            Stenderei un velo pietoso dal punto di visto umano e il modo di presentarsi in pubblico.

            Spero sia sufficiente come risposta, se permette torno al mio lavoro.

          • Il vero lavoro di Mauro defrancesco (non è proprio il caso di dargli del Signore) è fare il provocatore, ma perchè o per chi? Basta non se ne può più dei suoi insulti

          • Capisco la verità dia fastidio a qualcuno. Lei è libero di pensare quello che vuole, compreso che la Collu sia una brava direttrice oppure un esempio di eleganza femminile.

          • Capisco che lei lo faccia apposta a buttarla sul torbido e sulla diffamazione con argomenti che non centrano nulla con l’articolo, è la sua missione, questo si è capito. Torni a lavorare che è meglio

          • Gentilmente mi è stato chiesto un commento da Ruot/azione.

            Nelle vicende descritte non mi pare vi sia nulla di torbido.

            Tutto alla luce del sole è evidente. Nessuna missione, per fortuna.

            Per abitudine se una persona mi pone una domanda, per educazione rispondo.

            Capisco che i tribuni e Artribune abbiano interesse a creare attenzione.

            Caro Giuseppe lei che ha una buona parola per tutti; ha ragione, altro che Roma, meglio tornare a lavorare.

          • De Francesco, tutto qua? io le avevo chiesto di più e lei non solo non risponde alla mia , chiamiamola così , illazione ma è assai stringato pure su tutto il resto. Le ripeto che io non sono di Trento e non conosco i dettagli , ma lei cosa pensa che io possa capire dal suo accenno al modo di presentarsi in pubblico della Collu? Cosa significa mi scusi? Io ho visto la collu due volte in televisione e mi pare che non se la sia cavata male. Lei pensa che sia , che ne so, troppo timida? Le ricordo che un notevole artista come Sigmar Polke era un misantropo che non concedeva interviste e non parlava in pubblico. Ma forse lei allude all’abbigliamento della Collu? Boh in questo campo i gusti son gusti , sa. Insomma mi dica almeno qualcosa intorno sl fatto che l’ultima mostra era sconclusionata. Ma a quale si riferisce? afterimage? Anche a me non è piaciuta del tutto ma non l’ho trovata sconclusionata. Si spieghi meglio. E visto che lei è di Trento, le vorrei chiedere una cosa sulla nuova presidente del Mart , che ha avuto un ruolo cruciale nella partenza della Collu. Chi è? Quali sono i suoi titoli di studio? Che lavoro fa? Cone è diventata presidente del Mart? È anche collezionista? Che cosa colleziona? Quali sono stati i suoi rapporti concreti con l’arte moderna e contemporanea finora?
            Sarei davvero lieto di conoscere le sue risposte e spero che le domande suano chiare ed esaurienti. Non vorrà mica far la figura del ciarliero Cascino .

          • Defrancesco, tutto attaccato, in Trentino si scrive così.

            In Italia la capacità di sintesi è sottovalutata.

            Mi dispiace molto deluderla neppure io sono di Trento, inoltre se conoscessi tutto insegnerei Teologia a Parigi.

            Per non ripetere le stesse cose rimanderei lei e il pubblico all’archivio di Artribune, dove molte questioni sono state già ampiamente trattate.

            https://www.artribune.com/2014/12/chi-vuol-fare-il-direttore-del-mart-niente-bando-per-trovare-il-successore-di-cristiana-collu-ci-pensa-la-societa-di-head-hunting-sea-spa/

            A mio parere la Collu sarebbe stata trombata comunque, con qualsiasi nuovo CDA.

            Mi riferivo a quella sulla grande guerra, un disastro.

            Al Presidente del MART penso gli posso chiedere un intervista; non credo viva in una torre d’avorio.

            Mi sembrano delle domande interessanti, a parte i titoli di studio (ndr.)

            La ringrazio molto, tra le varie sezioni della galleria, non avevo mai pensato di farne una dedicata alle inchieste e al reportage.

            Chiediamo a Artribune se per una volta vuole fare giornalismo.
            L’impressione e che quando si toccano interessi di inserzionisti, si cerca di andare con molta cautela.

            Preferirei occuparmi d’altro, ma posso divertirmi a fare un inchiesta tra arte contmporanea e potere, potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante.

          • Defrancesco tutto attaccato, io sono ateo dall’età della fanciullezza e mai
            mi sognerei, riguardo alle questioni che stiamo trattando e anche molte altre , di interpellare qualcuno che si occupa di verità divine. Infatti chiedo direttamente alle persone il perchè delle loro opinioni chiedendo un minimo di argomentazione e mi pare che lei continui a scantonare non argomentando invece nulla . inoitre mi rinvia un link riguardante la procedura di elezione del SUCCESSORE della collu e sinceramente non vedo che c’entri questo nè con le sue opinioni e nè sull’argomento in questione. A meno che lei non intenda introdurre qualche discussione sull’elezione di Maraniello: benissimo ma lei non è chiaro sul primo argomento. lei non è ancora riuscito a esprimere neanche un barlume di spiegazione concreta sul perchè lei ce l’ha con la Collu. Inoltre lei sembra sapere chissà che della Collu ma non sa nulla di chi occupa la presidenza del Mart. mi sembra tutto un pò strano e ancora più strano è che lei poi dica di non sapere nullae mi dice che non insegna teologia a Parigi, cosa della quale mi interessa poco. Mi sembra che lei abbia un odio di principio un’antipatia personale , questa è la mia impressione e l’impressione che se ne può fare chiunque legga queste righe, se lei non motiva quello che dice. Questa Collu mi sta diventando sempre più simpatica. Tanti nemici tanto onore. Se poi i nemici si esprimono come lei, Defrancesco tutto attaccato, e come .l’arrembante Cascino mi sa che la nostra avrà vita facile. E intanto con lo spostamento del “ras de Roma”, che è anche peggio di Penone, abbiamo almeno un orrore in meno e più spazio alla Gnam.

          • A differenza di altri che si nascondono dietro nomi di fantasia, utilizzo il mio mio nome, se non me lo storpiano sono più felice.

            Mi pare saggio lascire da parte verità divine, restiamo sulle verità terrene.

            Mi dispiace se si sente deluso dalle mie argomentazioni, cercherò di farmene una ragione.

            Cerco di spiegarmi meglio, deve leggere i commenti, non l’articolo del link.

            Nessun odio contro la Collu.
            Non vedo per quale ragione.

            Alll’epoca dell’affare Collu, ho avuto informazioni di prima mano.
            Semplici conferme che si faceva bene a voltare pagina, visto come stanno andando le cose nessun rimpianto, tutto qui.

            Non cambiamo le carte in tavola, non conosco di persona Ilaria Vescovi, per il resto, conosco gli atti ufficiali e quello che è pubblicato in rete. Seguo il MART come un normale cittadino.

            Ho l’impressione che anche la sua retorica e argomenti non siano un granchè.

            Fatti suoi se vuole diventare amichetto della Collu.
            Mai giudicare le persone dalle loro amicizie, Giuda ne aveva di irreprensibili.

          • Defrancesco per la verità io volevo diventare amico suo,
            Non della Collu. Infatti mi sono sempre interssati i tipi che “sentono le voci” . Le sue argomentazioni sono davvero illuminanti : questa mostra é un disastro , ho sentito che la cacciano ecc ecc
            Le ho chiesto un argomentazione non illazioni su cose che lei stesso ammette di non conoscere. Poteva firmarsi anche lei con un nome x e forse sarebbe riuscito ad essere più chiaro. Nella mostra sulla Grande Guerra c’era qualche opera delle collezioni del Mart che forse era di troppo ma non é poi male tirar fuori il patrimonio, tra l’altro costruito da altri e quindi la possibilità di valutare i destini poi concretizzatisi di artisti acquisiti tanto tempo fa. Ma da qui a dire che la mostra , come lei sa dovuta e obbligata per motivi storici e geografici. Tra l’altro vi si sono viste cose non banali e pure qualche apporto dall’estero non banale, penso a Sandow Birk e altro. Io non ho purtroppo tempo di andare a leggermi 120 commenti all’articolo di Artribune indicato e ho chiesto a lei direttamente credo almeno tre o quattro volte di spiegarmi in parole povere i motivi dea sua critica alla Collu e lei continua a non rispondere , non arrivando al nicciolo delle questioni. Se lei ha notato almeno in due occasioni io stesso piu di lei ho rilevato dei difetti nelle mostre : cosa devo fare? Rispondere io per lei? La cosa è abbastanza buffa. Mi dica almeno cosa significa “disastro” per lei.

          • La ringrazio per la fiducia, ma i galleristi per principio non possono avere amici.

            Non ho idea di cosa lei si occupi, sicuramente il sabato ha un sacco di tempo libero.

            Le voci e gli sms provenivano dallo staff dell MART.

            Non vuole accettarlo ma Il nocciolo della questione è semplice, oggi un bravo direttore di un museo non è solo un curatore, deve avere una visione globale del progetto di un museo, tra le quali un tema centrale l’ambito economico. La Collu nelle esperienze precedenti in questo ha prodotto dei risultati modesti.
            Se poi azzecca una mostra su quattro non mi pare sia un genio.

            Non ho la sfera di cristallo, ma vedrà che presto anche nella direzione a Roma nasceranno gravi problematiche di questo tipo, oltre alle solite polemiche di routine. Vuole scommettere?

            Non per sentito dire la mostra lo vista ed era brutta, troppe opere, spesso mediocri; poco leggibile, dal punto dell’allestimento un vero disastro, pensando ai mezzi di un museo come il MART.
            Questo intendo per un disastro.

            I commenti non sono 120 sono più di 160 (169 ndr.)

            Se è interessato posso ripubblicare a puntate gli interventi sull’affare Collu.

          • Riguardo alla fiducia io non ho mai detto di avere fiducia di lei. La mia intenzione di amicizia era in fondo ironica. Io lavoro parecchio tutti i giorni e ho pure diretto una galleria con un programmino niente male anche se ora faccio altro e il sabato è il mio giorno libero come mi osre sia il suo. Il mart ha un numero strabordante di addetti alcuni dei quali inutili e pure pettegoli se alcuni di loro hanno tempo da perdere con un gallerista scadente come lei. Gli affari non vanno bene neanche a lei considerato le fiere che lei frequenta. Perché se parliamo di criteri economici sono legittimato a dirle infatti che la sua galleria é un fallimento.

          • Lei è una persona adorabile.
            Iniziamo a capire tutti perché si nasconde dietro uno pseudonimo.

            Dai suoi comportamenti capiamo anche perché non dirige più una galleria.

            In tutto il mondo il giorno di riposo dei galleristi e dei barbieri è il lunedì.

            Il MART ha un ottimo staff, e le assicuro sanno lavorare molto bene.

            Sul fatto fatto che sia un gallerista scadente è vero, non ho mai preteso di avere la saggezza in tasca come lei.
            Offendere per farsi grande, non sia ridicolo.

            Evidente che quando si parla di denaro pubblico, si parla forse di una responsabile maggiore,

            Tutto lo staff la ringrazia per le buone parole.

          • Non me la prendo con i disgraziati ma in un confronto serrato non faccio sconti e le ho fatto fare una brutta figura così come lei meritava. Lei stesso sa che cosa espone nella sua galleria e dubito che questa sua esperienza la renda tanto lucido da occuparsi di questioni museali. La sicumera invece è lei stesso ad averla sfacciatamente sbandierata fin dal suo primo intervento e ora si lamenta di essere un poveraccio.
            Si il Mart ha un numero eccessivo di dipendenti , qui lo scrivo e qui lo ripeto. i conti si fanno non tagliando le mostre che non rendono ma snellendo una struttura elefantiaca, con i soldi che si spendono con personale inutile saltano fuori almeno due mostre per artisti non sponsorizzati dalle solite quattro gallerie e dai soliti quattro collezionisti, cosa che non dovrebbe andare bene neanche a lei , se fosse più ambizioso e meno frustrato.

          • Ultimo commento: sono andato a vedermi i famosi 160 commenti all’articolo di Artribune che Defrancesco ha citato: i commenti a parte pochissime voci (una delle quali interveniva molte e molte volte) erano tutti favorevoli alla Collu. I dati economici della gestione del mart ,dei quali Defrancesco sa ben poco, sono stati pubblicamente presentati nel consuntivo d’addio fatto dalla Collu in persona , in assoluta trasparenza. il calo fisiologico dei visitatori nel 2014 corrisponde ad una crisi economica che ha toccato tutti i musei italiani.
            la mostra sulle collezioni del Mart era una mostra straordinaria , la mostra sulla grande guerra forse soffriva qualche presenza incongrua qua e là, comunque utilizzando le cose in collezione, ma è stata una mostra tra le più complete sul tema mai viste, quasi enciclopedica , con tutti gli autori del tempo e con presenze contemporanee non banali. la mostra After image era forse troppo limitata ai nuovi media ma ben raccontava le relazioni di questi con l’odierna inquetante rappresentazione virtualizzata degli scenari di Guerra. Una mostra non edulcorata e coraggiosa, forse troppo spostata sull’arte postconcettuale ma una mostra certamente non inerte e non indifferente, coraggiosa come la mostra di un artista scomodo come Kendell Geers. La mostra sul ritratto era curata da uno dei più importanti filosofi francesi rimasti dopo la dipartita dei grandi Deleuze, Foucault, Lacan ecc. le mostre della Collu sono state tra le
            pochissime mostre realizzate nei musei italiani che abbiano avuto il coraggio di toccare l’attualità e di non ripetere le solite sfilate di artisti vecchi e sorpassati che ci tormentano da anni con i loro linguaggi morti e avulsi dai problemi contemporanei. l’attuale gestione sembra invece avere in programma mostre di arte decrepita ma sponsorizzata da chi può pagare qualche conto.

          • Falso, non è vero che tutti i commenti erano a favore della Collu, da notare che la maggior parte dei commenti a favore della Collu, come questo erano anonimi e molti palesemente falsi.

            Falso, resta negli annali come una delle mostre più brutte e insignificanti fatte al MART.

          • L’impressione che se la prenda con tutti.
            Nulla di grave, pensavo si potesse utilizzare il tempo per arrivare a cose più intelligenti.

            A mio parere lei sbaglia, il suo è ragionamento pericoloso, non viviamo in un oligarchia, per fortuna non siamo tutti sabaudi o

            Ragionare per classi? speriamo dopo non venga di peggio, non penso reggerei una dittatura, non hanno il senso dell’umorismo.

            Ho visto tante mostre e biennali in vita mia, una brutta mostra o un brutto allestimento lo so riconoscere.

            Nessuna lamentela, non sono ricco di famiglia, se lo fossi farei come lei nota fiere più belle è importanti, ma forse mi divertirei di meno.

            Non capisco il suo accanimento verso il MART e il numero di suoi dipendenti.

            Questi sono i numeri in Italia.
            fossi in lei eviterei certe facilonerie.

            Le gallerie e i collezionisti importanti?
            Per fortuna ci sono.
            Ponti d’oro, Se vogliono mettere risorse dentro il MART, spero per loro sia un buon affare.

            Assolutamente non sono una persona ambiziosa,

            Semplicemente amo il mio lavoro, per questo mi ritengo una persona privilegiata.

            Mi dica lei come non essere frustrato in questo paese, dove chi si nasconde dietro uno pseudonimo invece che prendere in giro o attaccare i corrotti, raccomandati, baroni e potentati vari, se la prende con i dipendenti del MART e l’ultimo dei galleristi.

            Mi pare ci sia poco da stare allegri

          • L’affare Collu ha un momento di nascita preciso, L’ex direttrice riceve il benservito dal MART, invece di ringraziare tutti e salutare, come si fa di solito in questi casi, pubblica questa intervista su repubblica:

            Dario Pappalardo per “La Repubblica”

            CRISTIANA Collu lascia il Mart di Rovereto. Il 31 gennaio scade il suo contratto da direttore. Anche se dovessero decidere di rinnovarglielo, lei non resterà. Non ci sono più le condizioni. «Le cose finiscono», dice. In tre anni ha ereditato la macchina modello del museo d’arte contemporanea al tempo della crisi. Ha riallestito la collezione con il progetto della Magnifica Ossessione e visto la progressiva riduzione del contributo della Provincia autonoma di Trento. Ha messo Antonello da Messina a confronto con gli artisti di oggi e vissuto l’avvicendamento di due presidenti: da Franco Bernabè a Ilaria Vescovi, in carica dallo scorso aprile.

            Non ci sono più le condizioni per restare?

            «Un ciclo si è concluso. Il mio contratto era di durata triennale. E non è mai stato messo in discussione. Se la questione doveva porsi, andava fatto subito dal nuovo cda. C’era bisogno di rilanciare e di comunicare una certa visione del museo. Sarà la stessa degli anni precedenti? Di cosa si occuperà il Mart? Invece prevale una sorta di indefinitezza, probabilmente dettata dalla crisi generale che investe le istituzioni culturali oggi. Ma questa indefinitezza diventa poco interessante per un professionista».

            Mancano delle linee guida chiare in questo momento?

            «La presidenza ha dato una risposta a un cambiamento in atto in Trentino. In una provincia finora virtuosa, il Mart è stato esposto a una maggiore ricerca di fondi esterni: un fundraising più importante, rimandato per anni, ma che ora si è reso necessario».

            L’idea di puntare sul fundraising e su investimenti privati riduce la possibilità per un museo di fare ricerca e mantenere una qualità di offerta alta?

            «Per me no. Il Mart può essere il primo museo a puntare sulla conciliazione di questi due aspetti che sembrano inconciliabili in qualsiasi museo pubblico. Manca ancora un contorno preciso. Ma ormai guardo questa cosa da lontano. Resta da dire che su alcuni punti il matrimonio tra pubblico e privato è impossibile. La gestione di un’istituzione culturale ha ambiti che non devono prevedere compartecipazioni».

            Quali sono questi ambiti?

            «Il core business del museo, la sua l’identità vera e propria. Quello che il museo deve fare: la ricerca, la conservazione, la divulgazione, le sfide che lancia, il rischio che si prende nel momento in cui decide di interpretare la realtà attraverso l’unica modalità che ha. Con le immagini, le opere d’arte. Prima bisogna avere chiare queste premesse. Trovare dei fondi privati viene in un secondo momento. Al Mart questo non si è capito, ma forse non l’ho capito io».

            Quando ha ereditato da Gabriella Belli la direzione del Mart, diceva «la crisi può essere un’occasione».

            «Basta. Non se ne può più di queste definizioni. La mia nuova definizione di crisi è “le cose stanno così”. La crisi è finita. La crisi è un punto di rottura. Dopo, segue un processo di adattamento. Le opportunità sono altrove adesso, non nella crisi. Dobbiamo immaginarci come se fossimo il passato del futuro. Altrimenti il futuro ci sfugge».

            Il curatore David Thorp, che lei ama citare, ha detto: «un’istituzione artistica del XXI secolo deve essere splendida quando è ricca, eroica quando non ha denaro». Questo eroismo a Rovereto c’è o non c’è?

            «Se sei povero e hai due figli, non puoi non mandarli entrambi all’università. Bisogna diventare eroi e riuscirci. L’estetica della recessione porta a essere molto protettivi e a una produzione culturale che perde aderenza. Si cerca un prodotto che garantisca i numeri, gli introiti. Come se fossero gli unici indicatori».

            La preoccupa il futuro del museo?

            «No: il Mart è un’istituzione solida e spero possa contare ancora sulle persone che l’hanno voluta per tutto questo tempo. Se lo merita».

            La rivista online Artribune ha scritto che il suo progetto per il Padiglione Italia della Biennale è stato scartato per avere sforato il budget richiesto dal ministero.

            «Ho rispettato l’unica indicazione data: 400mila euro. Tutti i progetti possono essere ridimensionati o costare di più».

            Il progetto vedrà la luce da un’altra parte?

            «Era pensato per Venezia, ma il tema, che non mi va di raccontare, mi sta molto a cuore e non è detto che non possa essere declinato in un altro modo».

            Ci sono nuovi incarichi all’orizzonte? A Roma, magari?

            «Per adesso non ho un posto dove andare. Dovrei muovermi da dove mi trovo solo perché mi si offre qualcos’altro? In questo caso non è così. Ovviamente mi auguro di non rimanere un solo giorno senza lavorare».

            Come deve essere un direttore del Mart, ora che lo sa?

            «Deve portare la propria visione e agire in modo non condizionato. Altrimenti non è un ruolo che ha molto significato».

  7. Su non era così interessante, lasciarla in permanenza era troppo!!!
    Idem per i cosi rossi al Maxxi!!!!!

  8. L’opera di Pirri della GNAM starebbe bene in un parco dei divertimenti oppure in una dark room, comunque in luoghi dedicati all’intrattenimento leggero, questo tipo di opere populiste e banali distolgono dalla ricerca seria fatta da tanti altri artisti che non cedono a soluzioni banali tra lo spettacolare e il divertentismo. Poi l’opera di Pirri ha avuto un suo successo anche commerciale, diversi collezionisti romani si sono fatti rifare dall’artista i pavimenti dei loro saloni, in questo modo durante le loro cene in piedi si puo’ sbirciare sotto le gonne delle giovani accompagnatrici, pero’ in modo artistico…

  9. che l’opera di Pirri sia stata smantellata mi sembra un fatto positivo, non capisco perchè un opera del genere debba essere permanente. Un opera kitsch che toglie spazio ad artisti più giovani e interessanti di Pirri.
    Si potrebbero presentare interventi di artisti romani e non solo che magari ancora non hanno visibilità.

  10. è vero, tutto passa, tutto si trasforma.
    Nel marzo 2001, i Talebani, musulmani iconoclasti, ordinarono la distruzione di due statue raffiguranti Budda, denunciando come idolatre quelle sculture. Anche se nell’intenzione di chi eresse le statue poteva esservi una forma di idolatria, le statue per il Buddismo rappresentavano comunque esseri umani e non dei. Da questo punto di vista i talebani hanno distrutto raffigurazioni umane e non divine, riuscendo peraltro a colpire in modo offensivo la sensibilità dell’Occidente da essi tanto odiato. Non va neppure dimenticato che nessuna dinastia islamica, fino ai Ghaznavidi si sognò mai di abbattere le raffigurazioni artistico-religiose del passato preislamico.

    Il 18 marzo il New York Times riporta che un rappresentante dei Talebani disse che il governo prese questa decisione per l’ira derivante dal fatto che una delegazione straniera offrì denaro per salvare le antiche statue mentre un milione di afgani rischiavano di morire di fame.

    Il 19 aprile 2004, durante un’intervista ad un giornale pachistano, il Mullah Mohammed Omar dichiarò: “Io non volevo distruggere i Buddha di Bamiyan. Alcuni stranieri vennero da me e dissero che avrebbero voluto restaurare le statue che erano state lievemente danneggiate a causa delle piogge. Questo mi scandalizzò. Pensai “questa gente insensibile non ha riguardo delle migliaia di esseri umani che muoiono di fame, ma sono così preoccupati per oggetti inanimati come i Buddha”. Questo era estremamente deplorevole, e questa è la ragione per cui ne ho ordinato la distruzione. Fossero venuti per ragioni umanitarie, non ne avrei mai ordinato la distruzione”.

    Il governo dei Talebani decretò che le statue, che erano sopravvissute intatte per più di 1500 anni, erano idolatre e contrarie all’Islam. Durante la distruzione, il ministro dell’Informazione Qudratullah Jamal disse che “questo lavoro non è così semplice come la gente può pensare. Non si possono tirar giù le statue solamente bombardandole, perché entrambe sono scolpite e ricavate direttamente dalla montagna stessa”. I due Buddha vennero demoliti a colpi di dinamite e cannone dopo quasi un mese di intensi bombardamenti.

    Quelle immagini come la distruzione di Palmira sono lacerazioni insanabili. Ma hanno delle ragioni. Recondite, non condivisibili per un occidentale, ma esiste una comunicazione.
    Quello che è incomprensibile è la totale mancanza di COMUNICAZIONE, di accettazione di un contraddittorio di rispetto. Gli specchi di Pirri sono tra le testimonianze degli uomini del nostro tempo più efficaci.
    Tutto si può rimuovere, distruggere e cambiare
    ma per dio
    datecene una ragione

Comments are closed.