Addio Zaha Hadid, signora dei musei. Dal Maxxi all’Heydar Aliyev di Baku, fino al Messner Museum, ecco una galleria fotografica dei visionari spazi creati dall’archistar

“È un lutto per il mondo della cultura e per l’Italia, paese al quale è legata per il forte segno architettonico del Maxxi di Roma. L’uso innovativo dei volumi e degli spazi che ha caratterizzato la sua architettura si è espresso al meglio in questo edificio, che ha seguito in ogni fase dalla progettazione alla […]


È un lutto per il mondo della cultura e per l’Italia, paese al quale è legata per il forte segno architettonico del Maxxi di Roma. L’uso innovativo dei volumi e degli spazi che ha caratterizzato la sua architettura si è espresso al meglio in questo edificio, che ha seguito in ogni fase dalla progettazione alla costruzione introducendo nuove tecniche e materiali”. È la notizia del giorno, la scomparsa della grande Zaha Hadid: e anche il Ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha voluto omaggiarla con queste parole, appena appresa la dolorosa notizia. Noi di Artribune stiamo già lavorando per ricordare i diversi aspetti della sua multiforme personalità: intanto questa sera vogliamo dedicarle una galleria fotografica focalizzata su quello che probabilmente è stato il suo “luogo” di elezione, il museo. Dalla Stazione dei pompieri di Weil am Rhein, 1993, da tempo riconvertita a spazio museale di Vitra, al Riverside Museum (2007–2010) di Glasgow, al Centro culturale Heydar Aliyev (2007–2012) di Baku, Azerbaigian, l’Eli and Edythe Broad Art Museum di East Lansing, Michigan, fino al Messner Mountain Museum di Plan de Corones…

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