A Milano torna Apache. Non una stagione, non una rassegna, ma una linea dedicata alle espressioni più fresche e vitali del panorama teatrale contemporaneo

“Apache è nata tre anni fa su iniziativa del Teatro Litta, per dare spazio a quelle forme di sperimentazione, di contaminazione di linguaggi e di rischio che altrimenti rimarrebbero relegate in riserve, come accade spesso alle espressioni più fresche e vitali del contemporaneo: nicchie che invece di preservare impediscono la crescita. Per il teatro, escludere […]

Apache è nata tre anni fa su iniziativa del Teatro Litta, per dare spazio a quelle forme di sperimentazione, di contaminazione di linguaggi e di rischio che altrimenti rimarrebbero relegate in riserve, come accade spesso alle espressioni più fresche e vitali del contemporaneo: nicchie che invece di preservare impediscono la crescita. Per il teatro, escludere queste realtà costituisce un peccato mortale, e la ragione principale del suo isolamento”: Matteo Torterolo, curatore di Apache_una linea, introduce il senso del progetto che da gennaio a giugno darà ospitalità e visibilità a sei realtà performative, italiane e non solo. Novità di quest’anno è l’apertura alla dimensione internazionale, con la coproduzione del lavoro di due Compagnie – con base rispettivamente in Tunisia e in Austria – e la partnership con il Brut di Vienna, una delle strutture all’avanguardia in Europa per la produzione di performing art.
Debutto nel weekend appena trascorso con gli Idiot Savant / Ludwig, che hanno presentato Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler, tratto dal romanzo omonimo di Massimiliano Parente. Uno spettacolo che intende “divertire nella maniera più spudorata possibile, ma anche invitare a ragionare sulla difficoltà, tutta contemporanea, di distinguere un’opera d’arte da un’impostura: quanto è sottile la linea di confine che separa un artista geniale da un furbo truffatore?”. Nei mesi a seguire sono in arrivo Fäk Fek Fik – le tre giovani di Dante Antonelli / Collettivo SCH, lavoro autorale e interpretativo che nasce dalla drammaturgia di Werner Schwab; Mouvma! Nous, qu’avons encore 25 ans del Collettivo italo-tunisino Corps Citoyen; il progetto site-specific Costruzione dell’immagine della fine di Strasse, ensemble che per la prima volta si confronta con lo spazio “chiuso” di una sala teatrale; la performance The Bolaño Project a cura di notfoundyet, soggetto fondato nel 2007 da Laia Fabre e Thomas Kasebacher allo scopo di “lavorare sulle tematiche legate alla nozione di comunità nella società contemporanea”. E, per finire, il progetto Moltiplicatore di Alberto Baraghini: “Tre coppie di autori e direttori per tre monologhi inesatti. Tre fenomeni teatrali intorno al macro concetto di identità”.

Michele Pascarella

http://www.mtmteatro.it/

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Michele Pascarella

Michele Pascarella

Dal 1992 si occupa di teatro contemporaneo e tecniche di narrazione sotto la guida di noti maestri ravennati. Dal 2010 è studioso di arti performative, interessandosi in particolare delle rivoluzioni del Novecento e delle contaminazioni fra le diverse pratiche artistiche.

Scopri di più