Distillare lo smog e farne un mattone. La “COP21” cinese in una performance di Brother Nut a Pechino: ecco le immagini

Mentre a Parigi si teneva la Conferenza sul clima, a Pechino terminava la performance artistica Dust Plan. Un tempismo perfetto, quello scelto dall’artista cinese Wang Renzheng (Hubei, 1981) per portare a termine il suo progetto di ripulire, metaforicamente, l’aria inquinata di Pechino. Dal 24 luglio al 30 novembre Brother Nut, nome d’arte con il quale […]

Brother Nut, Dust Plan, Pechino

Mentre a Parigi si teneva la Conferenza sul clima, a Pechino terminava la performance artistica Dust Plan. Un tempismo perfetto, quello scelto dall’artista cinese Wang Renzheng (Hubei, 1981) per portare a termine il suo progetto di ripulire, metaforicamente, l’aria inquinata di Pechino. Dal 24 luglio al 30 novembre Brother Nut, nome d’arte con il quale il trentaquattrenne si fa chiamare, ha impegnato quattro ore delle sue giornate ad aspirare lo smog della capitale cinese armato di un aspirapolvere capace di risucchiare tanta aria quanta ne inalano 62 persone in un giorno. La performance ha portato Wang a monopolizzare le notizie della stampa locale e internazionale, nonché ad essere comune argomento di discussione nei quartieri, nei locali, tra la gente e a collezionare scatti rubati da passanti che gli venivano poi restituiti nella sua pagina di Weibo.

L’ARIA DI 100 GIORNI DISTILLATA IN ALTRETTANTI GRAMMI DI POLVERE
Già, perché l’inquinamento a Pechino è un tema che tocca tutti. E tutti sono rimasti esterrefatti dal risultato della sua performance artistica: con la polvere raccolta, Brother Nut ha costruito un mattone. Ispirato da quella che nel 2013 è stata sarcasticamente chiamata l’airpocalypse di Beijing, l’artista ha voluto concretizzare agli occhi della popolazione il problema dell’inquinamento distillando l’aria di 100 giorni in altrettanti grammi di polvere. Il mattone, prodotto con l’aggiunta di una piccola quantità di argilla in una fabbrica a nord della città di Tangshan, diviene così la materializzazione di quello che si respira a Pechino. Con appena 10mila yuan di budget offertigli da un ristoratore locale, un aspirapolvere da 1000 watt di potenza e un cappello di paglia, Wang è riuscito, attraverso la sua performance, a catalizzare l’attenzione dei media e della gente, sperando così di diffondere un cambiamento sociale attraverso il suo modo di fare arte. Ecco alcune immagini dalla sua pagina personale di Weibo…

Giorgia Cestaro

 

 

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Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.