Per trovare tanta Italia? Bisogna andare alla Bienal del Fin del Mundo. Al via in Cile il secondo step della rassegna sudamericana curata da Massimo Scaringella

Ci capita spesso, inopinatamente, di sottolineare i sempre più frequenti casi in cui l’Italia viene ignorata sulla scena del contemporaneo internazionale. Ma capita anche sia protagonista, ospite d’onore di una biennale che si tiene – alla sua quarta edizione – dall’altra parte del globo: e allora ne parliamo con piacere. È il caso – ce […]

Ci capita spesso, inopinatamente, di sottolineare i sempre più frequenti casi in cui l’Italia viene ignorata sulla scena del contemporaneo internazionale. Ma capita anche sia protagonista, ospite d’onore di una biennale che si tiene – alla sua quarta edizione – dall’altra parte del globo: e allora ne parliamo con piacere. È il caso – ce ne siamo già occupati – della Bienal del Fin del Mundo, che dopo una prima fase che si è svolta in Argentina, a Mar del Plata, arriva ora per la sua seconda fase a Valparaiso, in Cile. Con una forte connotazione italiana, a partire dal comitato curatoriale, per il quale il direttore artistico Massimo Scaringella si è circodato fra gli altri di Vittoria Biasi, Fortunata Calabrò, Alessandro Demma, Micol Di Veroli, Maurizio Vanni.
Fra il 31 gennaio e il 15 marzo 2015, dunque, via alla rassegna dal titolo Contrasti & Utopie, con più di 60 artisti provenienti da 25 paesi dei 5 continenti: e una sezione centrale che ospita artisti come Tracey Moffat, Li Xiangyang, Hannu Palosuo, Stevens Vaughn. E tanti progetti speciali focalizzati sul nostro paese, con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Santiago del Cile: da Prospettive Italiane, curata dallo stesso Massimo Scaringella, con artisti come Marco Bolognesi, Fabrizio Passarella, Daniela Perego, Marinella Senatore, fra gli altri, ad Al limite del cielo ho posato i doni del bianco, a cura di Vittoria Biasi, con Daniela Monaci, Silvia Galgani, Luisa Mazza. Ci sono poi Identità è Diversità, a cura di Maurizio Vanni – presenti fra gli altri Rebecca Agnes, Silvia Camporesi, ConiglioViola, Christian Niccoli, Visioni elettroniche – a cura di Alessandro Demma, con AfterAll, Filippo Centenari, Paolo Grassino, Paolo Leonardo, Eleonora Manc, Moio & Sivelli, Bordes, rupturas formales y conceptuales – a cura di Micol Di Veroli, con Bianco-Valente e Rosa Jijon, Il ritmo dell’arte risiede in un posto intermedio, a cura di Fortunata Calabrò, con ospiti come Driant Zeneli, Regina José Galindo, Anibal Lopez.

http://bienaldelfindelmundo.org/

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.