Ottava edizione del festival Nottenera a Serra de’ Conti, sulle colline marchigiane. Si spengono le luci, e si accende la creatività

Non è forse compito dell’artista farci vedere ciò che è invisibile? Mentre le notti estive si tingono di vari colori, il centro storico di Serra de’ Conti, cittadina medievale sulle colline marchigiane, diventa “Invisibile” per il festival Nottenera. Comunità_Linguaggi_Territorio, evento che nella notte di sabato 23 agosto, dal tramonto all’alba, spegne l’illuminazione pubblica per dare […]

Non è forse compito dell’artista farci vedere ciò che è invisibile? Mentre le notti estive si tingono di vari colori, il centro storico di Serra de’ Conti, cittadina medievale sulle colline marchigiane, diventa “Invisibile” per il festival Nottenera. Comunità_Linguaggi_Territorio, evento che nella notte di sabato 23 agosto, dal tramonto all’alba, spegne l’illuminazione pubblica per dare spazio alla ricerca dei linguaggi creativi contemporanei. Nottenera si reinventa ogni anno intorno ad un nuovo tema, sviluppato da artisti internazionali e giovani talenti secondo la propria sensibilità e poetica, nelle quattro aree tematiche: arti sceniche, musica e cinema, arti visive, scienza e laboratori, mettendo in relazione l’arte e la creatività con la comunità territoriale.
Con la direzione artistica di Sabrina Maggiori e la collaborazione di Paula Carbini, Nottenera ospita in questa ottava edizione oltre trenta eventi tra opere site-specific, spettacoli, concerti, installazioni, osservazioni della volta celeste, cinema d’animazione, workshop, performance, creatività, scienza e sapori, con prime assolute ed esclusive regionali.
Fra i progetti dell’edizione 2014, la visione del documentario Resistenza Naturale di Jonathan Nossiter (Italia 2014 – Lucky Red Distribuzione), presentato alla Berlinale 2014; e poi le panchine del collettivo artistico LaMuff; gli spettacoli di teatro contemporaneo di Quotidiana.com, Soralino, Panedentiteatro / Il Laborincolo / Simone Guerro, LeVieDelFool, Helen Cerina, Marta e Diego Dalla Via, Enrico Marconi e Aron Carlocchia; per Musica e Cinema, oltre a Nossiter, ci saranno il trio d’archi Bragetti-Durando-Laneri, la rassegna Nottenera animata a cura di Andrea Martignoni, Le Canaglie, Jolly Roger 4et, Roberta Carrieri, BeMyDelay; per le Arti Visivel’installazione site specific di postgraffitismo di Giorgio Bartocci accompagnato dal sound design di dj Fuco – il mito della caverna, e le opere di Simona Bramati e Michele Mariano, Frediano Brandetti, Luca Poncetta, Andrea Silicati, Mirco Rinaldi, Simone Alessandrini, Boote, Laura Paoletti; ed infine per le Scienze i laboratori con il Museo del Balì, Marco Silvi, FATTELO!, 1 + 1 = 7 & LE TIPETAPPE, l’Ass. La Strada di Achille e il Museo delle arti Monastiche.

– Annalisa Filonzi

www.nottenera.it

 

 

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Annalisa Filonzi
Laurea in Lettere classiche a Bologna, torno nelle Marche dove mi occupo di comunicazione ed entro in contatto con il mondo dell'arte contemporanea, all'inizio come operatrice didattica e poi come assistente alla cura di numerose mostre per enti pubblici e privati del territorio. Dell'arte mi interessano soprattutto i nuovi linguaggi e gli artisti che si fanno portavoce e anticipatori delle emozioni del nostro tempo: video, fotografia, street art, contaminazioni di linguaggi. Nel 2007 fondo l’associazione culturale GLAZonART per la quale curo la mostra “VIDEOGLAZ Mario Sasso e l’immagine elettronica” presso il Museo d’Arte Moderna di Mosca. Ora insegno di ruolo Lettere negli istituti superiori, alternando l’attività didattica a quella di critica, principalmente per la rivista Artribune, e di curatrice indipendente, per la quale collaboro con gallerie e festival come l’Associazione AOCF58 di Roma, il festival Nottenera di Serra de’ Conti e altre realtà del territorio. Dal 2013 curo il progetto dello spazio espositivo USB Gallery a Jesi (AN), una homegallery a cui ho dato vita nella mia abitazione e che gestisco nello spirito di assoluta libertà, ricerca e incontro insieme agli artisti ospitati, per dare forma alla complessità e alla profondità dei nostri tempi che solo l’arte contemporanea può indagare.