Banksy, si chiude. L’intervento della polizia mette fine in anticipo alla residenza artistica dello street artist a New York: ecco come è andata

E il ventitreesimo giorno fu il silenzio. Banksy interrompe oggi la sua residenza artistica a New York con un messaggio che dice: “L’arte di oggi e stata cancellata a causa dell’attività della polizia”. Dopo le lamentele di Bloomberg, il primo cittadino di New York, il NYPD deve avere messo i bastoni tra le ruote allo […]

Banksy nell'Upper West Side
Banksy nell'Upper West Side

E il ventitreesimo giorno fu il silenzio. Banksy interrompe oggi la sua residenza artistica a New York con un messaggio che dice: “L’arte di oggi e stata cancellata a causa dell’attività della polizia”. Dopo le lamentele di Bloomberg, il primo cittadino di New York, il NYPD deve avere messo i bastoni tra le ruote allo street artist, che dichiara pubblicamente la sua difficoltà a mettere a punto la sua attività a Gotham City. In anticipo di una settimana sulla fine della residenza artistica nella grande metropoli, la serie di interventi quotidiani si interrompe dunque, ma può contare ormai tantissime idee geniali. Ad esempio un recente video realizzato a Staten Island, oppure la collaborazione con i gemelli brasiliani Os Gemeos (famosissimi street artist anche loro): due quadri che sono stati affissi sotto la Highline (il parco sopraelevato che corre parallelo al fiume Hudson-West Side, dalla 14esima fino alla 30esima strada, con la curatela artistica di Cecilia Alemani), con tanto di guardie e panchina per ammirarne la bellezza. Le due immagini erano precedentemente comparse sul numero di una recente edizione del magazine Village Voice, al quale pare che Banksy abbia concesso una sorta di intervista tramite terzi.

Quello che è certo invece è che attraverso queste continue performances dalla natura del tutto inaspettata, Banksy ha saputo attrarre su di sé l’attenzione dei media di ogni parte del mondo, nel bene come nel male. In USA, Jerry Saltz, il critico d’arte del New York Magazine, può facilmente esserne definito un detrattore (ha chiamato Banksy “Mr Meh”, dove “Meh” sta per un suono che significa indifferenza in inglese, come “whatever”), mentre abbiamo colto il grande Jeffrey Deitch (ex curatore del Lacma di Los Angles, di ritorno da poco a New York) scattare fotografie sotto l’Highline in mezzo alla folla di curiosi elettrizzato come tutti.
Insomma, Banksy si può amare, come bistrattare, ma di certo nessuno riesce a ignorarlo, perchè ha creato un fenomeno che vive veramente per strada (nel suo sito cita Cezanne: “Tutte le immagini create in studio, non saranno mai efficaci come quelle create fuori”), perchè parla la lingua che parlano tutti, e in più dice cose che pochi dicono, per tanti versi scomode e delicate, ma sempre e comunque degne di attenzione, perchè costituiscono una critica arguta e intelligente della società attuale, un atto di guerrilla concettuale ma allo stesso tempo reale.

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.