La storia dell’arte raccontata con le emoticon. Su Twitter è in corso una gara a chi riesce a interpretare le opere dei grandi artisti usando solo i simboli delle chat

Un teschio e un diamante? Damien Hirst. Quattro televisori e un violino? Nam June Paik. Una spirale? Robert Smithson, naturalmente. Le opere degli artisti spesso sono talmente “iconiche” da poter essere raccontate usando pochi, ben selezionati, simboli. Allora perché non le emoticon? Da qualche giorno è in corso su Twitter una vera e propria gara […]

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Un teschio e un diamante? Damien Hirst. Quattro televisori e un violino? Nam June Paik. Una spirale? Robert Smithson, naturalmente. Le opere degli artisti spesso sono talmente “iconiche” da poter essere raccontate usando pochi, ben selezionati, simboli. Allora perché non le emoticon? Da qualche giorno è in corso su Twitter una vera e propria gara a chi riesce a riassumere i momenti essenziali della storia dell’arte usando i piccoli pittogrammi grafici che arricchiscono ogni giorno le comunicazioni telematiche come chat e sms. L’hashtag scelto è #emojiarthistory (“emoji” è un termine giapponese che significa pittogramma) ed è stato lanciato dall’artista americano Man Bartlett qualche giorno fa, seguendo l’idea del blog ladiesupfront.tumblr.com. Le risposte sono state centinaia, una più azzeccata dell’altra. E non c’è solo l’arte contemporanea: c’è chi si è anche cimentato con Ingres, Rembrandt e i manoscritti medievali, questi ultimi proposti nientemeno che dal profilo Twitter del Getty Museum di Los Angeles. Volete provare anche voi? Mandateci le vostre art-emoticons!

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.