Pratiche sulla terza cultura. L’incubatore tecnologico veneto M31 trova casa a Villa Duodo di Monselice, di Vincenzo Scamozzi. E celebra l’evento mettendo i suoi ingegneri al lavoro con i giovani artisti

L’obbiettivo è una di quelle costanti che ritornano ciclicamente – a volte come chimera – nella storia dell’arte, dal Barocco fino alla Wiener Werkstätte: mettere interlocutori dei più diversi ambiti di specificità a lavorare – con una “contaminazione trasversale” – attorno ad un progetto condiviso. In questo caso giovani ricercatori, ingegneri, imprenditori, creativi, designer, artisti, […]

Villa Duodo di Monselice

L’obbiettivo è una di quelle costanti che ritornano ciclicamente – a volte come chimera – nella storia dell’arte, dal Barocco fino alla Wiener Werkstätte: mettere interlocutori dei più diversi ambiti di specificità a lavorare – con una “contaminazione trasversale” – attorno ad un progetto condiviso. In questo caso giovani ricercatori, ingegneri, imprenditori, creativi, designer, artisti, curatori, ma anche scienziati, fisici, matematici, educatori, esperti in formazione, scrittori, giornalisti, economisti.
Ad aggiornare la fattispecie è ora M31, l’incubatore padovano dedicato a imprese innovative nel campo dell’ it e dei new media, che per inaugurare la nuova sede nella splendida dimora cinquecentesca di Villa Duodo di Monselice, di Vincenzo Scamozzi, ha accolto l’idea proposta dall’Associazione Progetto Marzotto di ospitare un workshop dal titolo Pratiche sulla terza cultura.
Protagonisti – sotto la guida di Stefano Coletto, curatore della Fondazione Bevilacqua La Masa – un gruppo di alcuni giovani artisti, da Roberto Fassone a Giulio Frigo, Martino Genchi, Gruppo Blauer Hase, Diego Marcon, Alessandra Messali, Claudia Rossini, Davide Spillari, Elisa Strinna. Che mercoledì 19 dicembre – dalle 12 alle 15 – si confronteranno a porte chiuse con quattro ingegneri – Pier Mattia Avesani, Fabio d’Alessi, David Eccher, Rudi Verago – sul tema che trae ispirazione dal libro di John Brockman, The Third Culture (Simon & Schuster, 1995). L’esito del workshop sarà poi uno degli argomenti affrontati all’interno del think tank che si terrà a Villa Duodo a partire dalle 18.30, e che vedrà la moderazione di Cristiano Seganfreddo, direttore di Progetto Marzotto, e la partecipazione tra gli altri di Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, Ruggero Frezza, presidente M31, Alessandro Russello, direttore Corriere del Veneto.

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.