Vuoi esporre nella galleria di Cattelan e Gioni a New York? Hennessy Youngman apre lo spazio a tutti. L’art-rapper diventa curatore e chiama Internet a rapporto

Di Hennessy Youngman abbiamo parlato diverse volte nei mesi scorsi. Art Thoughtz, la serie di video di Youtube in cui commenta e ironizza sul mondo dell’arte, è ormai popolarissima. L’ultimo messaggio dell’art-rapper più famoso del momento è però un po’ diverso dai precedenti. Stavolta Hennessy si presenta in veste di artista-curatore e invita “Internet” a […]

Di Hennessy Youngman abbiamo parlato diverse volte nei mesi scorsi. Art Thoughtz, la serie di video di Youtube in cui commenta e ironizza sul mondo dell’arte, è ormai popolarissima. L’ultimo messaggio dell’art-rapper più famoso del momento è però un po’ diverso dai precedenti. Stavolta Hennessy si presenta in veste di artista-curatore e invita “Internet” a riempire di contenuti la sua mostra newyorkese. Qual è la location? Family Business, ovviamente, lo spazio (mini, come da tradizione) aperto da Maurizio Cattelan e Massimiliano Gioni a Chelsea lo scorso 16 febbraio.
La mostra si intitola It’s a small, small world e si inserisce all’interno del progetto The Virgin Show curato da Marylin Minter. Tutti sono invitati a partecipare e qualsiasi tipo di lavoro è ammesso, l’importante è portarlo a destinazione tra venerdì 30 marzo e domenica 1 aprile. Con un’avvertenza: considerate le dimensioni dello spazio, è molto probabile che le opere verranno accatastate e forse anche danneggiate. Se siete pronti a correre il rischio, guardate il video qui sotto che contiene tutte le istruzioni del caso…

– Valentina Tanni

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Valentina Tanni è storica dell'arte, curatrice e docente. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba. Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. La sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web. Nel 2001 ha fondato Random Magazine, uno dei primi magazine online dedicati alla Net Art, ed è tra i membri fondatori delle riviste d’arte contemporanea Exibart e Artribune. Ha curato numerose mostre in musei e gallerie, tra cui “Netizens”, “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati”, “Maps and Legends. When Photography Met the Web”, “Eternal September” e “Stop an Go. The Art of Animated Gifs”. È stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” e ha lavorato come docente per numerose istituzioni pubbliche e private (Università di Roma La Sapienza, LUISS, Istituto Europeo di Design, Fondazione Moderna Arti Visive).

10 COMMENTS

  1. non imito Handy Worl, non imito fumetti giapponesi, no figurativo anni ’50, no immagini evanescenti….quello che faccio non è alla moda e non sino “IN!”
    Partecipo con questo scatto, del resto è quello che volete raccogliere. Velo regalo

  2. C’è sempre questa idea di portare nello spazio “giusto” l’ennesima operetta…a mio parere è più utile ed igenico mantere la distanza, e semmai ritrovare – anche fuori dallo spazio “giusto”- il centro dell’opera e dell’operare (anche al di là dell’angusto sistema dell’arte). L’arrivo del ragazzo con la pizza è come l’onda di rifrazione che produce un sasso in uno speccio d’acqua. Ritrovare questo centro-per mezzo dell’argomentazione critica- aiuterebbe tutto l’indotto, il mercato e non solo. E allora tutti pronti per Roma.

    lr
    manda una pizza alla T293:
    http://www.whlr.blogspot.com/

  3. Massi’ dai Luca, se sei d’accordo con me ci troviamo insieme Li’ a quella galleria e proponiamo un giochino facile facile, di quelli che si facevano tra bimbi, KOROCHE’ ? indovina chi abbiamo pensato come curatore della biennale piu’ bravo di tutti I tempi, KOROCHE’?
    direi che come centro è perfetto, sopratutto se la facciamo dentro. Altro che pizza, la pizza è per gente che non sa cosa fare il sabato sera.

  4. Luca caro e cosa c è di piu’ desiderabile del desiderio stesso ? del tornare Bimbi e trovarsi senza lontanamente saperlo (è questo il punto, maledetto sapere) CENTRO ?

    Ho letto il comunicato. Lo condivido, a patto che non venga assorbito da un “fare” obbligato ad un risultato.

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